Archi e bisonti degli antichi e dei moderni, con una vaga metafora intorno al liceo classico
Angelo Boezi - 09-04-2002
Ho seguito con molto puntiglio la discussione che s'è di nuovo aperta, in ritmo ormai ciclico, sulla riforma della scuola prossima ventura. Ste cose faccio sempre una faticaccia a capirle, perciò ci sto attento. Leggo, mi pongo un sacco di domande e non trovo mai le risposte. Che cos'è un sistema di istruzione? No così in astratto. In una società ed in un tempo determinati.

Ummmmmmmmmmmmmmmmmmmm....


Tentativo di definizione:
"una rete di adulti consapevoli che trasmette alla generazione successiva le conoscenze e le abilità necessarie e sufficienti per sopravvivere in condizioni date".


Siccome ragionare in piccolo aiuta a capire le cose grandi, metti un villaggio del paleolitico finale. Eccolo qua. I maschietti vanno a caccia, provano ad ammazzare le bestiacce che vanno a caccia pure loro però di bipedi umani, ste stupide, o in alternativa gli fanno sciò sciò, a quegli animalacci del cavolo, e sperano che scappino, e fabbricano strumenti di selce; le donne raccolgono vegetali selvatici, procurano acqua e fuoco, cucinano, tirano su i figli, acciaccano cimici pulci&assimilati, cuciono e tengono ordinata la grotticella.

Casa dolce casa.


In questa situazione, vedi chiaro che un sistema di educazione coerente è costituito da una rete di adulti consapevoli che si distribuiscono il compito di comunicare ai piccoli le conoscenze che garantiscono la sopravvivenza della specie.

Se la rete di adulti consapevoli si smaglia e si logora è un pasticcio. Se gli adulti che hanno la responsabilità di comunicare le conoscenze necessarie alla sopravvivenza perdono il contatto con la realtà e progettano una rete le cui maglie hanno una dimensione non congrua rispetto al mondo com'è, in poche generazioni la comunità si estingue, e parce sepulto.

Se gli adulti non dedicano le risorse che servono ai processi di trasmissione delle conoscenze e alla manutenzione della rete di adulti che si occupa della formazione, il sistema si rompe, la rete si strappa e se ne rimuoiono tutti di fame.



Se gli adulti, invece di dedicare tempo e risorse a fabbricare gli archi e le lance e le mazze che servono ai giovani per imparare a usarli, se la pigliano comoda ed economica, inventano la scuola, e non portano i cuccioli al limite del bosco e della prateria perché imparino ad infilzare i conigli, e poi le capre, e poi finalmente i bisonti, ma se ne stanno nella grotta belli comodi, acchiappano un pezzo di gesso e fanno disegni di archi e bisonti sulle pareti e si esibiscono in ragionamenti sulla storia dell'arco e dei bisonti dalle origini ai giorni nostri, non funziona tanto.



Un arco disegnato non va bene come un arco vero, per imparare a tirare con l'arco e ammazzare i bisonti veri. Certo si risparmia, ma il risultato è che se ne ri-rimuoiono tutti di fame, perché i bisonti disegnati hanno il difetto di non contenere tante proteine e sono abbastanza ipocalorici.

Se il mondo di fuori cambia, e non ci sono più mandrie di bisonti perché, mutato l'ecosistema, hanno deciso di andarsene a pascolare mille parasanghe più in là, gli adulti debbono avere riflessi abbastanza pronti per riuscire, in tempo utile a:

a) individuare un'altra specie che fornisca materia prima da arrosti in quantità adeguata;
b) imparare a cacciarla;
c) trasmettere queste conoscenze nuove ai cuccioli.

Sennò, se ne muoiono per la terza volta tutti di fame, e continua a non essere un risultato simpatico.

Se i bisonti e gli altri animali da padella sono andati tutti in comitiva a pascolare mille parasanghe più il là, e gli adulti non si danno una mossa, non sviluppano tecnologie nuove e invece stanno tutto il tempo a ragionare tra loro su come cambiare il processo di trasmissione delle conoscenze in modo che i piccoli imparino quel che serve a non morire di fame, se ne muoiono tutti di fame un'altra volta ancora.

Lo scenario peggiore possibile è quando gli adulti perdono il contatto con la realtà, danno ai giovani disegni e ragionamenti invece di strumenti, non imparano niente di nuovo, non sanno adattarsi ai cambiamenti e passano tutto il tempo a fare discorsi tipo:"Ah, i buoni archi di una volta!!! Quelli sì!!! Ai miei tempi sì che li sapevamo fare come si deve, gli archi! Non questi di adesso. Che degrado! Che rovina. Dove andremo a finire di questo passo? O tempora, o mores!"

Solo che, purtroppo, i bisonti e gli altri animali da padella hanno traslocato, e stare a ragionare di archi antichi e moderni non è molto utile perché tanto gli archi non garantiscono più la sopravvivenza.

Sarebbe più utile se gli adulti facessero uno sforzo di immaginazione e spostassero il sistema della conoscenza in una direzione più ragionevole. Per esempio, imparando ad acchiappare - lo so, è una faticaccia, imparare roba nuova, ma l'unica alternativa è morire di fame (che non credo sia tanto riposante) e, peggio ancora, condannare a morire di fame i piccoli - i quattro o cinque bisonti che, più stupidi degli altri, sono rimasti a piluccare l'erba risecchita che cresce ancora sui prati, ad addomesticarli, a fare in modo che abbiano da mangiare, si possano riprodurre e si convincano, per quanto bisonti, che tutto sommato certo, per un bisonte del paleolitico tardo stare dentro un recinto non è tanto fico, ma è vantaggioso perché almeno il fieno quotidiano è garantito.

Così, hanno:

1) risolto il problema del bisteccone, e non è poco;
2) adattato la rete di adulti consapevoli che si occupa di formazione: adesso è di nuovo in grado di trasmettere le informazioni utili a non morirsene di fame alla generazione successiva;

dunque:

3) garantito la sopravvivenza della comunità.

Nessuno gli impedisce, mangiato il bisteccone, di dedicare le energie residuali alle fatiche della digestione a fondare una accademia di tiro con l'arco. Che è una tecnologia ancora utile per certi scopi determinati. Per esempio, in caso di visite di gattoni troppo cresciuti. Ma non può essere più l'unica tecnologia disponibile perché non garantisce più la sopravvivenza.

Allora: o impari ad adattarti, o muori. Oppure, i tipi del villaggio vicino ti riducono in schiavitù. Ti forniscono la possibilità di sopravvivere in cambio di una condizione di schiavitù di fatto che è l'ultima soglia del degrado prima dell'estinzione. Gli esseri umani, diversamente dai bisonti, a quanto pare (ma di questo non sono tantissimo sicuro, che ai bisonti gli vada giù tanto liscia), a stare dentro un recinto non sono molto felici. Non ci trovano le condizioni migliori per prosperare. Si riducono un po' come i bisonti addomesticati, che semplicemente esistono per garantire carne latte pelli e forza lavoro a chi comanda (e se la spassa), ma non hanno più alcuna possibilità di evolversi e imparare nuove tecnologie. Per esempio, quella tecnologia di prima delle mille parasanghe più in là. Oppure quest’altra di adesso del recinto con i bisonti dentro.

Per i bipedi umani, la possibilità di sopravvivere può consistere in un bisonte o un pop up Java. Non è che cambi tanto, nella sostanza.

Sicché, mi pare che ogni società ed ogni sistema formativo dovrebbero, tanto per cominciare e prima di tutto, domandarsi:

1) quali sono le conoscenze necessarie che ci consentono e consentiranno alla generazione che viene dopo questa di sopravvivere ed evitare la schiavitù?

e poi:

2) quali sono le risorse necessarie, qui e adesso, perché, realisticamente e no a chiacchiere, questo sistema di formazione funzioni?

e ancora:

3) dove va il mondo? di quali adattamenti e sviluppi avremo bisogno per non morire di fame o diventare schiavi quando il mondo sarà cambiato?

Forse capisco male, ma nell'ampio e dotto dibattito in corso tra noialtri insegnanti sulla riforma della scuola queste domande qui non ce le stiamo ponendo.

Onestamente, se fossi un giovane e mi trovassi dentro la rete di formazione che genera questo ampio e dotto dibattito, variamente colorito di sgangherate concioni retoriche sugli archi-di-una-volta-quelli-sì-che-erano-archi e adesso ve ne disegno uno qua su questa bella roccia e vedrete che capite, pezzi di somari che siete, sarei molto preoccupato.

Comincerei a meditare di andare dai signori che stanno disputando con tanta dottrina e dirgli di metterseli in quel posto, gli archi, possibilmente non immateriali, magari con l'aggiunta di un par di bisonti a mo' di rinforzino e, comunque, farei fagotto e andrei a cercare altrove una comunità dove la gente sia più seria e capace di produrre una rappresentazione del mondo un poco più realistica.







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 Laura Fineschi insegnante elementare    - 17-04-2002
Mi è piaciuto molto questo intervento.
Farsi le domande giuste è il primo passo per trovare delle soluzioni ragionevoli al problema della riforma della scuola.
Mi piacerebbe sapere quali e quante conoscenze socialmente spendibili riuscirò a trasmettere in 25 ore settimanali di lezione.
Attendo con trepidazione notizie precise sui curricoli che dovrebbero accompagnare la riforma Moratti.