Quel detestabile collega
Giovanna Casapollo - 05-04-2002
Un fastidioso crampo al basso ventre, le anticipò la sensazione di abbandono, di rabbia, di gelosia volgare che provava tutte le volte che perdeva un affetto....
...qualcuno alla terza ora aveva detto che la prof di francese era la migliore: sapeva farsi ascoltare anche dai più ribelli... sapeva scherzare... sapeva ...

“e amare? sapeva amare? soffrire per la loro incoscienza irrispettosa, temere per la loro impudicizia mentale, gioire per gli improbabili progressi, godere per un’inaspettata riconoscenza...? "

Elena si torturava masochisticamente senza pietà. Si era illusa di essere l’insegnante preferita, non era così. Era una delle tante.

Averlo scoperto le era costato uno spasmo colitico e due notti col Tavor. Il soma lottava con la psiche: un banale ingombro emotivo, interferendo nei circuiti mentali, aveva aperto il file dell’angoscia ed allentato le difese biologiche.

In classe tenne il broncio e interrogò. A casa si rifugiò in un vecchio libro ingiallito di Mario Lodi e per leggerlo ... spense la radio e rinunciò ad indovinare la poesia misteriosa.

“Io considero la classe come un solo alunno spersonalizzato e invece la classe è formata da tante personalità e ognuno è profondamente diverso e ha bisogno di cure specifiche...”

Il vecchio diario in cui il maestro raccontava la sua crisi contro la scuola autoritaria la rituffò in un’atmosfera di pedagogia militante ed eroica, in compagnia dei compagni lontani di Cooperazione Educativa.

“Per conoscerli io devo entrare nel loro piccolo mondo e per riuscirvi essi devono lasciarmi entrare, non io posso forzare la porta ...finchè io sono su questa cattedra a comandare e a giudicare essi non si fidano, non parlano, non si concedono, e fanno bene. Ma abbattendo l’autorità, quale altro tipo di rapporto ...l’Amore?"

L’anno scolastico stava per finire, le verifiche procedevano stancamente, i ragazzi rincorrevano contenuti pregressi. Elena conviveva faticosamente con la sensazione di fallimento che le si incollava addosso prima degli scrutini ma, con la speranza del malato terminale, faceva propositi per il nuovo anno.

“...l’anno scolastico volge al termine. E’ stato un anno pieno di incertezze, di continue crisi. E non ho risolto nulla”

...diceva, quel lontano maggio del ‘52, l’instancabile maestro.

“...le vacanze mi aiuteranno a meditare sui dubbi ed a impostare alcune attività; ogni innovazione sarà prudente; opererò sempre sul piano pratico per tradurre in operazione didattica ripetibile ... da proporre ai colleghi ed averne conferma...”

‘C’è speranza se questo accade al Vho’ ripeteva con ostinazione quel detestabile collega.

(da Una Prof Qualunque di Giovanna Pisu Casapollo)

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