In difesa della scuola italiana
Cnadsi - 26-03-2002
Alla cortese attenzione della sig.ra Moratti,
Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca


Il CNADSI(Comitato Nazionale Associazione Difesa Scuola Italiana) prende volentieri atto dei miglioramenti apportati alla primitiva bozza Bertagna (ripristino della reale differenza tra elementari e Medie; 5° anno per i Licei), ma fa notare la permanenza, nell'attuale bozza, di alcuni elementi che ne minano gravemente la positività e che vanno necessariamente corretti.

I principali:

1) L'eliminazione degli esami conclusivi delle elementari.
Indipendentemente da qualsiasi considerazione di natura didattica, c'è il dettato costituzionale (art. 33) che prevede espressamente un esame al compimento di ogni grado scolastico o al passaggio da un grado scolastico all'altro, come avviene appunto tra i cinque anni del grado primario e i tre anni che costituiscono giuridicamente la prima trance del grado secondario (la Media è infatti una secondaria di primo grado).

2) La scansione didattica biennale prolungata fino alle superiori.
Chiunque ha effettiva pratica di insegnamento sa che si tratta di un grave errore di metodo che porta inevitabilmente alla deresponsabilizzazione
degli alunni. Il ciclo biennale infatti è utile solo nei primissimi anni delle elementari, dove per altro è già vigente. Nelle medie e nelle superiori è una trappola che, con pur con le migliori intenzioni di aiutarli, danneggia i ragazzi, i quali, come è noto, tendono sempre a dilazionare l'impegno. Li danneggia anche perché assicura promozioni facili e ciò fa a pugni con la promessa più volte ripetuta di voler costruire una scuola più seria e di qualità. Infine, finisce col ritardare
le scelte da parte degli alunni e le valutazioni orientative, da parte dei docenti della classe che, fermando in tempo una scelta sbagliata, aiuterebbero l'alunno.

3) Gli esami di maturità affidati ad una commissione interna con presidente esterno.
E' stata già sperimentata da anni per gli esami di Licenza Media, con pessimi risultati sul piano della capacità effettiva di verifica. Si riduce a pura formalità. Inoltre è poco rispettosa della Costituzione che, prescrivendo un esame di Stato al termine degli studi superiori, intende stabilire per legge uno strumento di garanzia per la società civile circa il livello di conoscenze e di competenze culturali e tecniche implicite nel diploma rilasciato. Che garanzia può dare una Commissione siffatta, autoreferenziante e legata a meccanismi di soggettività personale e locale?

4) Il quinto anno di Liceo separato didatticamente dai precedenti. E' indispensabile che il quinto anno rientri nella programmazione del triennio superiore. Utilizzato, in tutto o in parte per scopi collaterali, danneggerebbe gravemente lo spessore e la serietà culturale dell'intero percorso. Ciò vale soprattutto nel Liceo classico, la cui specificità, il cui percorso disciplinare impegnativo, autoselettivo, ma di grande capacità formativa, andrebbero fortemente salvaguardati per il bene della Nazione.

5) L'ultimo periodo dell'art.2 comma c, in cui si afferma che "La fruizione dell'offerta di istruzione e
formazione costituisce un dovere legislativamente sanzionato"

Tale espressione, infatti, sembra contraddire alla prima parte dello stesso comma che invece parla del "diritto [dei cittadini] all'istruzione e alla formazione per almeno 12 anni". Se si tratta di un diritto, vuol dire che lo si può liberamente esercitare, se invece si tratta di un "dovere legislativamente sanzionato", subentra un obbligo che vincola ed al quale non ci si può sottrarre.

6) La formazione degli insegnanti.
L'intero articolo va ragionevolmente riscritto. Infatti è evidente che la dignità di un insegnante o di una carriera non dipendono dalla lunghezza del periodo di studi. Inoltre a nessuno sfugge che insegnare in un Liceo richiede una preparazione specifica ed un bagaglio culturale assai più impegnativi di quanto sia necessario per assistere i piccoli della materna. Infine, nessuno che avesse studiato per lo stesso numero di anni di un professore di Liceo, accetterebbe poi di fare assistenza a bambini di tre anni.

7) Lo squilibrio della componente genitori a danno di quella dei docenti negli organi collegiali e la figura del genitore "garante".
La presenza dei genitori e degli alunni nel governo della scuola è già di per sé impropria, voluta in tempi ('74) ben noti per demagogia e velleitarismo sessantottino. Utilizzare un servizio non dà titolo a governarlo: in nessun Consiglio di amministrazione ospedaliero siedono i rappresentanti dei malati o dei loro genitori. Il genitore, infine siede temporaneamente (per il solo periodo di presenza del figlio a scuola) nel Consiglio; non può determinare il futuro dell'Istituto del quale non farà parte. Ciò indipendentemente dall'umiliazione palese del corpo docente, componente istituzionale del servizio. Ci pensi bene il Governo: questo schiaffo non sarà perdonato troppo facilmente dagli insegnanti e finirà col danneggiare la Cdl sul piano elettorale. Il suggerimento alternativo è di dare spazio all'Associazionismo scolastico dei genitori e degli alunni, garantire loro i diritti più pieni di informazione e di controllo esterno, con obbligo di risposta scritta da parte del dirigente ai loro quesiti, alle loro proposte, alle loro proteste, senza per questo inserirli nel governo della scuola.
E' una questione di serietà e di competenza.

Ultimo appunto, previo alla legge delega per la riforma: la scarsa attenzione data al problema dell'ordinato vivere nella scuola.
Nessun preciso messaggio, infatti, è stato fin qui lanciato dal Ministero al fine di ristabilire il rispetto: reciproco, dei ruoli, delle regole civili, dei locali e delle suppellettili scolastiche. Occorre un dignitoso e forte intervento, anche a sostegno dei capi di Istituto, contro le minoranze faziose che fomentano il clima di perpetua conflittualità scolastica, che "okkupano", fanno autogestioni ecc. E' bene si cominci a controllare sul serio quante giornate di scuola si perdono in assemblee e chiacchiere, richiamando i responsabili e imponendo il rispetto delle leggi.

Questo è ciò che si aspetta la società civile che ha scelto il centrodestra.
Occorre coraggio e determinazione. Ma ne vale la pena. La stragrande maggioranza delle persone apprezzerebbe un atteggiamento serio.

Grazie
16 marzo 2002

Rita Calderini Segretaria
Manfredo Anzini Presidente


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 Rolando Alberto Borzetti    - 28-03-2002
Mah...mi pare strana l'ultima frase del messaggio. Ma come nella Casa della libertà non si è discusso della riforma della scuola, prima delle elezioni?
Non era stata concordata la riforma in atto? Oppure è una riforma studiata dopo la vincita delle elezioni?

Grazie della risposta che gradirei avere.

Rolando Alberto Borzetti

 Alberto Biuso    - 28-03-2002
Vorrei chiarire che il testo è del CNADSI e non mio. Mi sono limitato a proporlo a *Fuoriregistro* anche per rendere più completo il quadro delle reazioni alla riforma Moratti. Domande sul documento possono essere poste ai suoi autori. Il sito è il seguente: http://www.cnadsi.it/.

Alberto Biuso

 Renato    - 31-03-2002
Ma chi insegna alle elementari, per esempio, svolge un lavoro altrettanto delicato e che presume una grande professionalità, esattamente come chi insegna al liceo. O vogliamo forse dire che l'eccellenza dell'insegnamento è riferibile all'ordine di scuola? Non credo

 Giuseppe Manzoni di Chiosca    - 31-03-2002
Mi sembra che le osservazioni contenute nel documento del CNADSI dimostrino buon senso e competenza, caratteristiche di cui la scuola italiana ha tanto bisogno! Quanto meno,serviranno a dissipare gli equivoci e a chiarire i punti oscuri della riforma: tra questi, la temuta "scansione biennale": va intesa come solo programmatoria o come valutativa? sembra invece definitiva, per fortuna, la scelta del maestro prevalente per le elementari.
Pertanto, come insegnante, non posso che essere totalmente d' accordo col CNADSI.
Cordiali saluti

contemanzoni

 glspano    - 31-03-2002
Se da destra arrivano queste critiche, noi cosa dovremmo dire?.........

 un'insegnante    - 31-03-2002
da quando la libertà di espressione e il confronto sono diventate "chiacchiere"?

 Nicola Donà    - 01-04-2002
Ho letto cose incredibili ! ma c'è ancora gente che pensa che sia più impegnativo insegnare in un Liceo piuttosto che nella scuola materna! Ma che razza di scuola avete in mente ! Almeno leggete i testi di Bertagna!!!!

 ElenaR    - 02-04-2002
Mi associo al commento di Nicola Donà. Il "lavoro" alla scuola dell'infanzia è molto impegnativo; all'avanguardia sul piano professionale! Se non ve ne siete accorti non è puro assistenzialismo, come la riforma vorrebbe........ma una scuola di qualità! Almeno fino ad ora.

 valeria    - 03-04-2002
Mi stupisce che la società civile che ha votato la CdL pensi ancora che nella Scuola dell'Infanzia gli Insegnanti facciano solamente "assistenza" e solo gli insegnanti del Liceo possiedano "vera cultura"!!!!!
Mi chiedo dove vivano queste persone!
Come pure mi chiedo se il Ministro abbia una pur qualche idea della scuola statale di oggi.
Vedi la proposta dell'educazione alimentare a scuola! Nella scuola elementare esiste oramai da anni.

valeria

 Mara Simonelli    - 07-04-2002
Sono rimasta a dir poco perplessa nel leggere il commento sulla formazione dei docenti "....a nessuno sfugge che insegnare in un Liceo richiede una preparazione specifica ed un bagaglio culturale assai più impegnativi di quanto sia necessario per assistere i piccoli della materna. Infine, nessuno che avesse studiato per lo stesso numero di anni di un professore di Liceo, accetterebbe poi di fare assistenza a bambini di tre anni."
Mi sembra assurdo che chi scrive di scuola possa intendere la Scuola dell'Infanzia come pura assistenza: cari signori, non dimenticate che si parla, sempre e comunque, di educazione. Chi, come me, ha esperienza ventennale nel settore, sa bene quanto può essere difficile ed impegnativo insegnare e rapportarsi a bambini dai 3 ai 6 anni e quanto è necessario "conoscere". La mia esperienza lavorativa si è arricchita con l'attività legata alla Facoltà di Scienze della Formazione in qualità di supervisore del tirocinio. Posso affermare che, sotto alcuni punti di vista, è più semplice relazionarsi a ragazzi dai 19 ai 25 anni che a bambini di 3/6: certo, comunque, bisogna crederci.
Altri sono i punti della riforma che non mi soddisfano: ma questo è un altro discorso.