Diciamo NO alla scippo del TFR
Fuoriregistro - 02-03-2005
Si è svolta a Torino - il 26/27 febbraio - l’Assemblea nazionale di Attac Italia nel corso della quale è stato approvato un importante ordine del giorno, che impegna tutti gli attivisti in una – fattiva – opera di “boicottaggio” e di controinformazione contro il conferimento del TFR (trattamento di fine rapporto) nei fondi pensione integrativi. Una campagna – come ha scritto un collega nella mailing list fondi pensione – (…) " netta e chiara contro il conferimento del TFR ai fondi pensione e per una pensione pubblica dignitosa per tutti, anche per i precari. E' perfettamente inutile a questo punto - prosegue il ragionamento - mantenere posizioni attendiste ed ambigue che non allargano significativamente il fronte e rischiano di rendere poco efficace e tardiva la campagna (…)”. Aldilà delle forze in campo nel momento in cui si assiste ad una forte spinta, anche da parte sindacale, all'adesione ai fondi negoziali, questa campagna è moralmente e politicamente imprescindibile per un'associazione, come Attac, nata contro la finanziarizzazione dell'economia, le privatizzazioni, il neoliberismo, la precarietà sociale. Non fare o ritardare ulteriormente questa campagna significa - in ultima analisi - rinnegare le ragioni stesse della sua esistenza e avallare un' operazione commerciale e di marketing che farà pendere l'ago della bilancia nuovamente sul piatto dei mercati finanziari.

E’ appena il caso di rammentare che, nella scuola, la pensione complementare – con la costituzione del Fondo Espero – è già una realtà operativa che, nel silenzio generale, qualcuno sta cercando di contrastare. Illuminante – in questo contesto – la nota prot. 759 del 9/8/2004 con la quale l’INPDAP - dopo aver invitato i dipendenti pubblici a non indirizzare note in cui chiedono il riconoscimento integrale del Tfr - ha chiarito che (…)”
prima dell’emanazione dei decreti di attuazione della legge di riordino del sistema pensionistico non è possibile prevedere se e con quali limiti e modalità i pubblici dipendenti saranno coinvolti dall’istituto del silenzio assenso sulla devoluzione del TFR a previdenza complementare . (…)
Un’irritazione – questa – che traspare ancora più evidente dal comunicato stampa del 18 febbraio, con il quale la segreteria del Fondo Espero denuncia l'attività (la libera esplicitazione del dissenso sociale è, forse, illegale?) di alcuni soggetti che (...)"si organizzano per disinformare i lavoratori e demotivarli nella scelta che si apprestano a compiere (...)" (sic!).

E’ questa la cornice all'interno della quale parte la "campagna antitfr” condotta da Attac Italia, alla quale Fuoriregistro dà spazio, voce e possibilità di confronto.




Mozione approvata il 27 febbraio 2005 dall'Assemblea nazionale di Attac Italia



L’assemblea nazionale di Attac Italia inscrive nel processo di finanziarizzazione dell’economia e di privatizzazione dei servizi pubblici l’intero corpo delle cosiddette riforme previdenziali ed in particolare nel trasferimento forzoso del TFR, parte del salario dei lavoratori, nei Fondi pensione, aperti o chiusi che siano, lo strumento adottato per sottrarre dalle
tasche dei lavoratori e del lavoro un capitale enorme, comparabile ad un terzo dell’intero ammontare i depositi bancari del paese. Un capitale enorme che si
intende impiegare sui mercati finanziari e, in ultima analisi, nella speculazione finanziaria che colpisce gli stessi lavoratori e le economie dei paesi, a cominciare dai più deboli.

L’assemblea nazionale di Attac Italia rileva come i Fondi pensione – che a dispetto del nome non erogano alcuna pensione ma accumulano un capitale che, al pari di ogni altra forma di risparmio, TFR compreso, potrà essere convertito in una rendita – non siano neanche strumenti idonei sullo stesso piano previdenziale. Non sono infatti in grado di poter offrire allo stesso lavoratore nessuna garanzia di rendimento, neanche quello limitato ma garantito dallo stesso TFR e, anzi, espongono il capitale di ogni lavoratore agli altissimi rischi di volatilizzazione prevedibili in un arco temporale di decine di anni.

Ciò premesso l’assemblea nazionale di Attac Italia impegna da ora l’associazione tutta e ogni comitato locale nella campagna volta ad informare i lavoratori ed ad invitarli ad esprimere il loro dissenso al conferimento del loro TFR in qualunque Fondo pensione, comunque gestito.

Attac Italia Torino 27 febbario 2005


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Fuoriregistro    - 02-03-2005
Segnaliamo un approfondimento a cura della Confederazione Cobas: "Alcune note per difendere le nostre liquidazioni (TFR/TFS) e riaprire la battaglia generale sulle pensioni", scaricabile
in formato zip o
in formato htm.

 Fuoriregistro    - 02-03-2005
e' meglio parlare in modo chiarissimo:
i lavoratori pubblici N O N devono assolutamente dimenticare di fare la comunicazione la cui mancanza significa adesione ai fondi ................sind..............pensioni.
I LAVORATORI VOGLIONO LA LORO LIQUIDAZIONE E UNA PENSIONE DEGNA PER VIVERE IN MANIERA DECENTE LA PROPRIA VECCHIAIA.

 Dal Manifesto    - 02-03-2005
Premiate le assicurazioni: polizze come i fondi

Pronto il decreto sul trasferimento del Tfr alla previdenza complementare. Domani l'incontro governo-sindacati


Più soldi da subito. Aumenta lo stanziamento per il trasloco del Tfr ai fondi pensione: 750 milioni di euro tra il 2005 e il 2007

P. A.

Il governo vuole fare sul serio: aumenta i soldi per la compensazione delle imprese che dovranno cedere il Tfr ai fondi pensione e stringe i tempi della realizzazione dei decreti attuativi. I soldi per quest'anno, invece di 20 milioni, come era stato inizialmente stabilito, saranno 30.

In tutto, il governo stanzia 750 milioni di euro per rispondere appunto alle esigenze delle aziende che in cambio della cessione del Tfr (utilizzato oggi come investimento), hanno chiesto misure precise per la riduzione del costo del lavoro e l'agevolazione al credito. In vista dell'incontro con i sindacati previsto per domani, ieri è stato consegnato il testo del nuovo decreto attuativo della riforma della previdenza complementare. Da una prima lettura del nuovo testo, sembra che il governo non abbia recepito i punti più importanti del documento unitario di Cgil, Cisl, Uil e le organizzazioni degli imprenditori presentato a metà dello scorso mese. Uno dei punti più delicati, quello
della equiparazione delle varie forme di previdenza, è stato trasformato in un premio alle compagnie di assicurazione. Nel nuovo testo è previsto infatti che i lavoratori potranno scegliere liberamente tra fondi
contrattuali e polizze assicurative individuali. Vengono dunque equiparate tutte le condizioni, a partire da quelle fiscali. Una polizza assicurativa individuale (che in media costa molto di più di qualsiasi fondo chiuso o aperto) viene resa - almeno nelle condizioni fiscali e normative - appetibili come un fondo pensione, anche se poi le condizioni complessive (trasparenza, governance, costi, ecc.) sono completamente diverse rispetto a quelle che possono garantire i fondi.

Rimane aperta la questione decisiva della destinazione del Tfr. Il nuovo testo non stabilisce infatti chi decide nel caso in cui il lavoratore non si esprime nel sistema del silenzio-assenso. La regola prevede infatti che se un lavoratore (nei sei mesi di tempo che scatteranno da quando saranno varati i decreti attuativi) rimane in silenzio, il suo Tfr sarà trasferito automaticamente ai fondi pensione. Della serie «chi tace acconsente». Per tenersi il Tfr, al contrario, bisognerà esprimersi. Il problema vero sta nella destinazione del Tfr. Ma nel caso di «silenzio» da parte del lavoratore, chi decide? Dove saranno investiti i soldi del lavoratore? Quale percorso sarà concretamente realizzato? Un'altra grossa questione che rimane aperta è quella relativa alla trasferibilità da un fondo pensione a un altro.

Uno dei punti che non è stato affatto considerato del documento di Cgil,Cisl, Uil e industriali riguarda la centralità della contrattazione collettiva. Sindacati e imprenditori avevano infatti proposto che in caso di mancanza di fondi contrattuali a cui indirizzare i soldi dei lavoratori, sarebbe spettato alla contrattazione individuare la destinazione del Tfr. Nel testo del governo non è prevista invece la «centralità della contrattazione collettiva nella definizione delle forme complementari per i lavoratori dipendenti».

L'equiparazione tra le diverse forme di previdenza complementare prevede perfino il versamento del contributo del datore di lavoro anche per le assicurazioni individuali. Finora, invece, i datori di lavoro versavano i contributi per la previdenza integrativa solo per i fondi pensione contrattuali. Ora è invece messo tutto sullo stesso piano, dalle agevolazioni fiscali alla contribuzione. Le forme pensionistiche individuali - dice il nuovo testo - sono attuate mediante l'adesione ai fondi pensione di cui all'articolo 9 (ovvero i fondi aperti) e i contratti di assicurazione sulla vita stipulati con imprese di assicurazione autorizzate dall'Isvap.

Viene anche stabilito che l'ammontare della contribuzione possa essere variato successivamente. I lavoratori potranno cioè aumentare - se vogliono - il livello di contributi alla previdenza complementare. Il
governo spinge dunque verso la totale equiparazione di tutte le forme di previdenza integrativa, ma sembra mettere in gioco anche una ulteriore riduzione possibile della pensione pubblica, già molto ridotta (in
quanto a tasso di sostituzione) dalle riforme degli anni novanta e in particolare dalla riforma Dini.

il manifesto - 01 Marzo 2005

 Dal Sole    - 03-03-2005
Previdenza - Lo staff del ministro Maroni ha rinviato la presentazione del provvedimento alle parti sociali

Slitta di un mese il decreto Tfr

Nella riunione odierna verrà discussa solo la bozza su gestione delle forme integrative e compiti del Covip



ROMA - Sale la tensione tra sindacati e Governo su previdenza integrativa e Tfr. Al "round" di questa mattina il ministero del Welfare si presenterà soltanto con la bozza di decreto attuativo riguardante la gestione delle forme integrative e i nuovi compiti della Covip. All'ultimo momento lo staff del ministro Roberto Maroni ha deciso di rinviare di un mese la presentazione alle parti sociali della seconda bozza di decreto su uso del Tfr, agevolazioni fiscali e compensazioni alle imprese. Un'operazione in due tappe, dunque, annunciata ieri dal sottosegretario Alberto Brambilla. Anche se il Welfare ha confermato l'intenzione di recepire con il secondo decreto parte dell'avviso comune delle parti sociali, a cominciare dalla corsia preferenziale ai fondi negoziali per l'uso del Tfr con il silenzio-assenso. Rassicurazioni che non sono però bastate ai sindacati. Che hanno manifestato subito la loro netta contrarietà a un confronto "a rate".

Cgil, Cisl e Uil, e anche Ugl, temono inoltre che dietro a questa strategia in due tempi si nasconda l'intenzione di dare maggior spazio alle polizze individuali a discapito dei fondi negoziali, sminuendo, quindi, il ruolo della contrattazione, considerato invece "strategico" nel documento unitario delle parti sociali. Ancora aperti, poi, restano i nodi della portabilità e delle compensazioni da garantire alle imprese, su cui anche nell'incontro di oggi Governo e parti sociali rischiano di ritrovarsi distanti.

Il Welfare resta comunque ottimista sulla possibilità di accordo. E giustifica le operazioni in due tappe con la necessità di dover prima varare il decreto sulle "regole del gioco", senza le quali non sarebbe possibile rendere operativo l'altro decreto sull'uso del Tfr. Di qui la decisione di far slittare di un mese (o due) la discussione sul secondo testo, in cui sarebbe comunque recepita parte dell'avviso comune (si veda "Il Sole-24 Ore" di ieri).

In proposito Brambilla ha detto che il Welfare è "sintonizzato" con le indicazioni dell'avviso comune per le modalità del "silenzio-assenso". E per quanto riguarda il documento unitario delle parti sociali nel complesso, ha aggiunto che vi è "un assenso in linea di massima" ma con alcune differenze dovute al fatto che "il Governo persegue l'interesse nazionale e vuole affermare il principio della massima libertà" mentre "il sindacato vorrebbe che tutta la previdenza complementare venisse fatta con i fondi contrattuali". In altre parole il Welfare sta tentando di centrare un doppio obiettivo: garantire la presenza sul mercato alle polizze assicurative con pari dignità rispetto alle altre forme complementari e (soltanto successivamente) indirizzare il Tfr smobilizzato con il silenzio-assenso prioritariamente ai fondi pensione negoziali. Ma questa idea e lo slittamento deciso dal Welfare non piacciono affatto ai sindacati, che si preparano a presentarsi agguerriti all'incontro di oggi.

"Sul Tfr e sul silenzio-assenso - ha detto il leader della Cgil, Guglielmo Epifani - la questione è un po' strana. Il Governo ci chiede sempre di fare atti comuni. Noi lo abbiamo fatto e, invece di recepirlo, ha fatto esattamente il contrario. Si tratta di un Governo che non tiene conto di quello che le parti sociali avevano condiviso". Sulla stessa lunghezza d'onda numero uno della Cisl, Savino Pezzotta: "È una cosa strana come la vicenda degli ammortizzatori, quando arriva il momento di stringere, c'è qualcosa che salta. Non è il modo corretto di procedere, gli impegni vanno mantenuti. Continueremo a chiedere - ha proseguito - che il Tfr vada ai fondi negoziali. Mi preoccupa lo slittamento".

Adriano Musi (Uil) si è detto contrario a un percorso a tappe che preveda "prima l'equiparazione tra fondi negoziali, fondi aperti e polizze individuali, peraltro chiesta da nessuno, e dopo il "silenzio assenso", le agevolazioni fiscali e le compensazioni per le imprese". Di qui la preferenza per un decreto unico sulla quale concorda anche Pierpaolo Baretta (Cisl). Critica pure Renata Polverini (Ugl): anche alla luce delle misure sulla previdenza integrativa contenute nel decreto sulla competitività "ritenevamo che l'argomento delle compensazioni alle imprese avesse carattere d'urgenza e anche quello sul "silenzio-assenso"". Una posizione dura, insomma. Anche se, per il momento, nessuno si sente di escludere un accordo. A questo punto resta da vedere che cosa accadrà nel round odierno.

MARCO ROGARI

Il Sole 24 Ore, 2 Marzo 2005




 Fuoriregistro    - 03-03-2005
Pubblichiamo il comunicato stampa con il quale la Covip ovvero l’organismo di vigilanza sui fondi pensione istituita nel 1993 con decreto legislativo n. 124/93, comunica, con rammarico che il Parlamento ha accolto un emendamento che ne indebolisce ruolo ed efficacia in merito alla funzione – cruciale in uno Stato di diritto – della vigilanza e della trasparenza amministrativa.


COVIP Commissione di vigilanza sui fondi pensione COMUNICATO STAMPA IL PRESIDENTE DELLA COVIP LUIGI SCIMIA : “INDEBOLITA L’EFFICACIA DELLA VIGILANZA SUI FONDI PENSIONE”

La Covip, Commissione di vigilanza sui fondi pensione, manifesta tutto il proprio rammarico per la decisione adottata ieri dalla Camera dei Deputati con la quale, inopinatamente, accogliendo un emendamento presentato dagli onorevoli Patria, Gamba e Degennaro è stato abrogato un fondamentale articolo della recentissima Legge delega previdenziale (Legge 23.08.04, n. 243) e precisamente l’art. 1, comma 2, lett. h), n. 2, che attribuiva alla Covip il compito di “impartire disposizioni volte a garantire la trasparenza delle condizioni contrattuali fra tutte le forme pensionistiche collettive ed individuali e di disciplinare e vigilare sulle modalità di offerta al pubblico di tutti i predetti strumenti previdenziali, compatibilmente con le disposizioni per la sollecitazione del pubblico risparmio, al fine di tutelare l’adesione consapevole dei soggetti destinatari”.

Pur nel doveroso e incondizionato rispetto della volontà del Parlamento, la Covip non può non far rilevare che la norma di cui si è disposta l’abrogazione era volta a consentire l’esercizio di una attività di vigilanza sugli strumenti di raccolta del risparmio previdenziale che non fosse limitata alle semplici modalità di offerta al pubblico di tali strumenti, funzione che ora si attribuisce alla competenza della Consob, ma che consentisse di vigilare “unitariamente” sull’intero sistema della previdenza complementare e, in particolare, su elementi essenziali per una indispensabile comparabilità dei prodotti offerti, dal punto di vista, ad esempio, dei costi, delle condizioni di capitalizzazione al momento del pensionamento, delle anticipazioni, e così via.

E’ inoltre evidente che l’attività di vigilanza della Covip riguarda una forma di risparmio del tutto peculiare, e cioè il risparmio previdenziale, ben distinto da quello finanziario in quanto destinato ad una fondamentale funzione sociale: quella di garantire una tranquilla vecchiaia ai lavoratori italiani; ciò è tanto più vero in quanto questi ultimi saranno sollecitati a utilizzare parte del proprio salario, il TFR, per costituirsi una rendita pensionistica integrativa in un quadro di diminuzione della copertura previdenziale assicurata dalla Stato.

Non a caso nell’esperienza di paesi dove la previdenza integrativa ha una lunga storia di successi ed è una realtà consolidata, come ad esempio nel Regno Unito, non si è rinunciato ad affidare il presidio di tale settore nevralgico per l’economia nazionale ad una Autorità a questo scopo dedicata.

Roma, 3 marzo 2005