Le mani sulla giustizia
Salvatore Camaioni - 20-03-2002
Sotto l'apparenza di una innocua separazione delle "funzioni" il governo si accinge ad una separazione delle "carriere" dei magistrati, come snodo essenziale per mettere definitivamente le mani sulla giustizia.
La legge delega varata dal governo per rimodellare il volto della giustizia costituisce il più pericoloso attacco sinora sferrato contro l'indipendenza della magistratura e di conseguenza contro il principio di eguaglianza di fronte alla legge.

1. Scuola della magistratura.
Organizzerà la formazione ed il tirocinio degli aspiranti magistrati e rilascerà un titolo sulle attitudini professionali valido per sei anni.
Verrà gestita dalla Cassazione, cioè dall'organo più 'conservatore' della magistratura, che finirà così per sottrarre ruolo e prestigio al Csm, cioè
all'organo che il Costituente ha designato a tutela dell'indipendenza della magistratura. Per i magistrati di Cassazione è stata prevista anche un'indennità speciale, che lascia intravvedere il chiaro obbiettivo di
ingraziarsi la più alta istanza della giurisdizione, creando pure una frattura con la magistratura di merito (e probabilmente in vista dei prossimi interventi della Cassazione nelle vicende giudiziarie di
Berlusconi, Previti e Dell'Utri).

2. Commissione di legittimità.
Verrà istituita presso il Csm e valuterà l'attitudine dei magistrati aspiranti alla Cassazione. Sin qui nulla di scandaloso, se non fosse per il fatto che la composizione di questa Commissione sarà di esclusiva provenienza governativa, sulla base di una rosa di nominativi indicati dal ministro guardasigilli e su cui il Csm avrà soltanto il potere di scelta.
In altre parole, per poter accedere ai più alti gradi della magistratura bisognerà avere il gradimento del governo. La Cassazione diventerà il garante giudiziario dell'esecutivo (e più in generale della politica).

3. Separazione delle funzioni-carriere.
Per conseguire la separazione dei p.m. dai giudici -al fine di porre la pubblica accusa, di fatto, nelle mani dell'esecutivo- viene prediposto un complesso di 'ostacoli' che di fatto renderanno assai difficile trascorrere, come adesso, da un ramo all'altro della giurisdizione. Infatti, il passaggio da una carriera all'altra sarà subordinato ad un corso di qualificazione,
di cui al momento non è nota la consistenza ma che è facile immaginare che non agevolerà i cambiamenti di ruolo dei magistrati. Significativo, al riguardo, è il fatto che comunque la nuova funzione dovrà essere svolta in un distretto diverso da quello di provenienza; il che contribuirà ulteriormente a scoraggiare i passaggi di carriera.

4. Consigli giudiziari.
Saranno composti anche da avvocati e rappresentanti delle Regioni, cioè da personale di provenienza politica, in una quota che ancora non è nota, ed
avranno in ogni distretto còmpiti di vigilanza sull'attività dei magistrati e poteri di denuncia per eventuali azioni disciplinari. In altri termini, il controllo politico della magistratura verrà capillarizzato ed esercitato
sin dalle più basse istanze.

5. Distretti e Tribunali.
Saranno ridisegnati i confini 'territoriali' dei Tribunali e delle Corti d'Appello, ma ancora non si sa in che modo. Non mi stupirei se le modifiche
delle circoscrizioni finiranno per incidere in qualche modo sui processi in corso contro Berlusconi ed i suoi sodali.

6. Incarichi direttivi.
Non potranno durare più di quattro anni, estensibili a sei. Insomma, i Borrelli, i D'Ambrosio, i Caselli potranno rompere le scatole per un tempo
limitatissimo, dopo di che fuori dalle balle in quattro anni. Per i più fedeli invece ci sarà un premio biennale. Inchieste complesse e lunghe
contro i potenti perderanno così la bussola e l'unità d'azione.

Suonano dunque beffarde le parole dell'ingegner Castelli, che ha l'arroganza di presentare la sua 'riforma' come un modo per bocciare "gli automatismi di carriera" e per dare "più spazio ai giovani". E' una disonesta fesseria, grande quanto quella che vuole abrogare l'art.18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori per favorire l'occupazione.

L'indipendenza della magistratura è una garanzia per tutti i cittadini e dunque un valore da difendere ad oltranza, con le unghie e con i denti.
Accanto alle lotte per la stabilità e la dignità del lavoro, per la scuola, la sanità, credo che sia necessario intestarsi con uguale impegno anche una
vigorosa lotta per la giustizia e la legalità.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf