breve di cronaca
Gioco d'azzardo e usura
Redattore sociale - 18-03-2002
ROMA – L'Italia è il secondo mercato mondiale per giochi d’azzardo: nel settore legale si spendono a questo scopo oltre 18 miliardi di euro (35mila miliardi di lire); se rapportato alla popolazione, il peso è di 271 euro pro capite, mentre negli Stati Uniti l’impiego è di 128 dollari a persona, con una spesa complessiva intorno ai 42 miliardi di euro. Quindi, in rapporto alla popolazione, “il popolo italiano è il primo al mondo per versamento di denaro nell’azzardo”. Lo attesta il sociologo Maurizio Fiasco nella ricerca “Gioco d’azzardo e usura”, presentata stamattina alla Domus Mariae durante una conferenza stampa e promossa dalla Consulta nazionale antiusura.Nello studio viene evidenziato il legame tra gioco d'azzardo, giochi a premi, pronostici e lotterie e l'espansione del fenomeno usura. Il 9% della spesa planetaria per i giochi autorizzati (pari a 128 miliardi di dollari) avviene nel nostro Paese: un “nuovo eccesso” su cui interrogarsi, secondo Fiasco, analizzandone l’impatto sociale ed economico. L’azzardo, infatti, “non contribuisce a ridistribuire il benessere né crea posti di lavoro in più o rivitalizza i quartieri in declino”, ha affermato il sociologo. Nel gioco – ha spiegato “investe di più chi ha un reddito inferiore: dalle famiglie indebitate e numerose ai lavoratori dipendenti del sommerso: impegnano e talvolta dissipano il loro reddito di sussistenza il 56% degli strati sociali medio bassi, ben il 66% dei disoccupati e il 47% delle fasce di popolazione più povera. Anche il dato occupazionale è stato “gonfiato”: l’occupazione per le 420 sale di bingo già aperte o prossimamente inaugurate non supererà quota 8mila, mentre erano stati annunciati 40mila posti di lavoro.Intanto crescono del 23,2% le scommesse sportive all’inizio del 2002 rispetto allo scorso anno; impennata notevole soprattutto per il Lotto, che registra un aumento del 65,6%. La Campania è la regione dove la spesa per i giochi incide di più, in percentuale, sulla cifra complessiva media dei consumi familiari, mentre in Trentino si rilevano i valori minimi. Nelle sale da bingo si stima un coinvolgimento di casalinghe pari al 55-70% del totale dei giocatori.Allo Stato va il 25% dell’ammontare delle giovate: “Una forma di prelievo fiscale - la definisce Fiasco – che si pone però come un’imposta regressiva sul reddito: visto che il target dei giocatori è costituito soprattutto da persone non ricche o addirittura povere, accade che il prelievo si a inversamente proporzionale al reddito”. Un’operazione, dunque, di “dubbia compatibilità sociale”, che causa un dirottamento del reddito di sussistenza minacciando “di fallimento le politiche di welfare orientate alle famiglie povere, con l’evanescenza della prospettiva del reddito minimo d’inserimento previsto dalla legge 328/2000 e il conseguente ostacolo al superamento della soglia di povertà”, ha concluso il sociologo. Inoltre si sta verificando “un mutamento strategico del mercato dei giochi, passando dalle élite all’allargamento della base per raggiungere le famiglie: 36 proposte di legge prevedono aperture di casinò in località termali o turistiche di massa, mentre già esistono casinò virtuali e raccolte di scommesse via internet”, ha rilevato Fiasco, denunciando il silenzio della stampa su un fenomeno che sta entrando sempre di più nella vita dei quartieri. “L’azzardo fiorisce quando l’economia deperisce: il clima d’incertezza che ha accompagnato la fine del 2001 si è sposato con il marketing dei giochi”. Ma in questo boom patologico lo studioso individua “un’attenuazione della responsabilità e del senso critico nella popolazione”.


"Di gioco ci si ammala e si può anche morire": è l'allarme lanciato da monsignor Alberto D’Urso, segretario nazionale della Consulta antiusura che ha presentato stamani un dossier su “Gioco d’azzardo e usura”, a cura del sociologo Maurizio Fiasco. Una ricerca che nasce perché “i centri di ascolto delle Fondazioni Antiusura in Italia registrano un crescente numero di persone, vittime del gioco, indebitate, non di rado a rischio di usura o già vittime degli usurai”, ha segnato D’Urso.Mentre la platea dei giocatori si allarga – gli addetti ai lavori prevedono un milione di giocatori al giorno in 800 sale della penisola – e si moltiplicano le occasioni di gioco settimanali (arrivate a quota 10), le associazioni formate da ex giocatori d’azzardo e dalle loro famiglie fanno notare che il 10% delle persone entrate in una sala Bingo diventa giocatore patologico. “Si tenta di comprare la speranza”, commenta D’Urso, ma nel frattempo le sale gioco in tutta Italia “alimenteranno l’appetito delle persone legate alla criminalità predatoria”. Nel frattempo “si ruba per giocare oppure ci si indebita”, ha notato il gesuita padre Massimo Rastrelli, presidente della Consulta nazionale antiusura, che condanna “la concezione totalmente ludica della vita”.Sul problema la Consulta nazionale antiusura – a cui fanno riferimento oltre 20 Fondazioni - organizzerà un convegno a Roma il 10 e 11 aprile, intitolato “famiglia, usura e sovraindebitamento”, in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana. Il fenomeno, infatti, interessa in particolare le famiglie e le fasce più deboli della società.“Come può lo Stato giustificare la distruzione psicologica, morale, economica, familiare e talvolta anche fisica di tante persone indebitate per il gioco, affermando di aver bisogno di 3mila miliardi per restaurare monumenti e chiese, quando quei soldi vengono sottratti a famiglie che non hanno ma mangiare o da pagare l’affitto?”, si è chiesto D’Urso, annunciando che il 26 febbraio scorso la Consulta ha richiesto un’audizione al presidente della Commissione parlamentare dell’economia e delle finanze del Senato, Riccardo Pedrizzi, ma la domanda non ha ancora ricevuto risposta. La Consulta propone anche all’Anci di diffondere una serie di informazioni per rallentare la diffusione del bingo tra i minori e le categorie destinatarie del welfare.
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