Le (ri)cadute del decreto sulle superiori
pino patroncini - 31-01-2005
Dopo la pubblicazione del decreto applicativo della legge 53 nella secondaria superiore tutti si domandano quali ne saranno le ricadute sugli organici. Molti si industriano a vederne gli effetti sulla propria scuola, ma sono gli effetti complessivi sul sistema quelli che risultano più dirompenti.
Orbene nella scuola secondaria superiore ci sono all’incirca 2.500.000 studenti attualmente grosso modo così suddivisi: licei 36 per cento, istituti tecnici 36, professionali 23, artistici 5 per cento.
Ad essi corrispondono quasi 240.000 insegnanti, il che approssimativamente vuol dire 77.000 nei licei, 86.000 nei tecnici, 67.000 nei professionali e 10.000 negli artistici ( licei e istituti d’arte)
Una prima riduzione riguarderà gli anni dell’istruzione professionale che passano da 5 a 4 con una perdita secca di circa 10.000 cattedre. Sempre nel professionale però si prevede un orario di 30 ore contro le attuali 40. Ma di queste un quarto saranno ore facoltative e almeno un altro quarto ore di addestramento on the job: le ore obbligatorie di scuola si riducono quindi al massimo a 15 ( ma la cosa è garantita solo nei primi due anni dove almeno la metà dell’orario deve essere di materie culturali) . Un organico di diritto costruito su queste ore ( su quelle facoltative è un po’ duro costruirlo con i parametri attuali) comporta una perdita secca di circa 29.000 posti di insegnamento frontale ma che potrebbero arrivare anche fino a 38.000 nel caso nel secondo biennio aumentassero le ore on the job.
Tra annualità e orari dunque la perdita secca del professionale potrebbe andare dalle 39.000 alle 48.000 cattedre.
La distinzione tra ore obbligatorie, ore opzionali ma obbligatorie e ore opzionali ma facoltative complica il calcolo anche nei licei. Anche qui si possono fare due ipotesi: una che conti nell’organico di diritto le ore obbligatorie e quelle opzionali obbligatorie e una che conti solo quelle obbligatorie. Le facoltative non sono conteggiabili per le ragioni anzidette.
Nei licei classico e scientifico avremo un calo di circa 5.000 addetti nel caso che si consideri solo l’orario obbligatorio, mentre non ci saranno diminuzioni complessive (a parte le variazioni per disciplina e classe di concorso) se nell’organico di diritto entreranno anche le ore opzionali obbligatorie.
Nei tecnici (ITIS e ITC), se si calcola solo l’orario obbligatorio si perde più di un quarto dell’orario e corrispondentemente più di un quarto dell’organico: 22.000 insegnanti è una stima per difetto. Se si calcola anche l’orario opzionale obbligatorio la perdita è di circa 14.000 posti.
Nell’istruzione artistica, se si ipotizza l’assimilazione degli istituti d’arte ai professionali, la perdita può oscillare tra un massimo di 5.500 posti e un minimo di 4.000
Nell’insieme avremo dunque una perdita che oscilla tra un minimo di 57.000 posti e un massimo di 80.500 posti.
Forse qualche posto potrà recuperarsi in organico di fatto grazie alle ore facoltative: ma questi sarebbero al massimo 15.000 posti se tutti i ragazzi si iscrivessero, cioè se le ore facoltative diventassero in pratica obbligatorie per un improvviso amore per lo studio da parte degli alunni o per ….le pressioni ( o i progetti) dei docenti ( e sempre che, come è espressamente previsto, non si ricorra anche a esperti esterni).
Dei rimanenti insegnanti tuttavia quelli del professionale (e degli istituti d’arte, secondo alcuni) passerebbero alle regioni. Ed ecco quindi che il Ministero si scaricherebbe anche del peso di altri venti o trentamila docenti. Insomma a conti fatti per il Ministero l’organico avrebbe una riduzione variabile dagli 89.000 ai 104.500 cattedre su un organico attuale di quasi 240.000.
E a questi si aggiungerebbero i corrispondenti posti del personale ata calcolabili in almeno un posto di lavoro ogni quattro cattedre.
Una variabile imponderabile a queste previsioni potrebbe essere impressa dalle scelte dell’utenza che per la prima volta si trova a dover scegliere tra un canale professionalizzante ma regionale ed anche un po’ nebuloso e un canale “più scolastico” ma dove lo sbocco professionale non è garantito. Se per esempio l’utenza si dividesse esattamente a metà la perdita di organico statale potrebbe variare tra le 135.000 e le 160.000 cattedre. La cosa è però assai improbabile: l’esperienza di altri paesi che hanno simili situazioni dimostra che a 13 anni le famiglie scelgono per gli alunni prevalentemente “la scuola più scuola che ci sia”.
Sembrano cifre bibliche, quasi impossibili da gestire in termini di soprannumero, per non dire di licenziamenti. Ma va tenuto presente che esistono altre due cifre bibliche 100.000 docenti precari (e quasi altrettanti ata) di cui il 47% è nella secondaria superiore e una previsione di almeno 300.000 pensionamenti nei prossimi 10 anni ( e i docenti della secondaria superiore sono mediamente i più vecchi del sistema scolastico italiano).
Naturalmente ciò non sarà comunque indolore: non sicuramente per i precari, i quali ancorché non ufficialmente licenziati, non saranno riassunti; neppure per gli altri docenti, tecnici teorici e pratici in testa che perdono dal 30 al 40% delle cattedre e dei posti nei licei mentre nel professionale saranno schiacciati dall’on the job e dalla relativa scarsità degli alunni; docenti di altre materie (diritto, economia aziendale, trattamento testi, educazione fisica) falcidiati dai piani orari; problemi ci saranno anche tra i docenti di lettere e di lingue e persino nei licei. Insomma: un grande trambusto, che, tra soprannumero, utilizzi, trasferimenti d’ufficio e colmature di orario, finirà col coinvolgere un po’ tutti.
Ma soprattutto non sarà indolore per tutta la nazione il grande sventramento della scuola italiana

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 03-02-2005
Cari ex colleghi, è questa la bellissima scuola che volete e che vi si propinerà?

 Pasquale Mendunim - docente storia e filosofia    - 06-02-2005
Lo si dica a quei cari colleghi che contestavano (con la bava estremistica alla bocca) il Ministro Berlinguer...
Adesso teniamoci la Moratti.
Fuori dalla (ironica) recriminazione......ci si appresta uno scenario terribile

 Giuseppe Aragno    - 07-02-2005
Perché tanto pessimismo, Mendunim? E' questione di poco. Questi cialtroni se ne andranno a casa e la scuola la faranno Mastella, Dini, D'Alema e Rutelli. Lei, così moderato, non si sente tranquillo?

 ilaria ricciotti    - 11-02-2005
Anche se le mie esternazioni a proposito della scuola Moratti sono ridondandi, approvo totalmente quanto scritto da Pasqule Mendunim.