Abrogazione sì, abrogazione no.
Alba Sasso - 29-01-2005
Riforma Moratti e centro sinistra.

Ricordate la storiella dei due che si incontrano e quando uno chiede all’altro “dove vai” quello risponde “porto pesci”? Ecco, mi pare che chi risponda all’opzione politica, espressa dalla parola d’ordine “abrogare la legge Moratti”, con riserve di carattere tecnico-parlamentare eluda il problema. Nessuno certo vuole un vuoto legislativo, si tratta di ben altro. Si tratta di esprimere una scelta di fondo alla quale far seguire, nel caso di un ritorno del centrosinistra al governo, provvedimenti normativi che vadano a modificare il quadro di regole e principi che oggi stanno stravolgendo il sistema pubblico dell’istruzione. Perciò sono convinta della necessità di indicare già oggi una prospettiva di profonda discontinuità con le politiche del centrodestra, sia per cercare di introdurre i possibili rimedi ai tanti guasti prodotti dagli interventi di questo governo, sia per promuovere quella che è innanzi tutto una battaglia culturale per una idea diversa di istruzione. Un’idea che rimetta al centro l’idea del sapere come bene comune e come diritto universale e che sostenga il carattere laico e pubblico della scuola.

Correggere la riforma?

Sono altrettanto convinta, però, che per cancellare i provvedimenti Moratti il centrosinistra tutto debba “costruire” idee e proposte nuove per affrontare le vere e proprie devastazioni che si sono prodotte in questi anni nel sistema pubblico dell’istruzione e della ricerca. L’idea sulla quale non è possibile mediare, e perciò non mi trova d’accordo la proposta di correggere la riforma Moratti, è la scelta di modelli discriminanti sul terreno dell’istruzione. La sostituzione del concetto di “obbligo di istruzione” con quello più labile e aleatorio di “diritto-dovere”, i percorsi differenziati già nella prima fase della formazione, la riduzione del tempo scuola obbligatorio, i percorsi separati della secondaria superiore con i licei da una parte e le scuole professionali da un’altra, e via dicendo. Quell’arretramento, insomma, delle politiche pubbliche che rende il sistema meno garante dei diritti di tutti, meno solidale e alla fine anche meno competitivo, come dimostra la recentissima ricerca Ocse- Pisa. E’ un’idea di scuola, ma anche di società e di economia non emendabile.

Costruire una proposta.

Sono convinta, come tanti, e il dibattito avviato da “Scuola oggi.org” lo testimonia, che nel discutere di una proposta di governo occorra andare avanti anche rispetto a quanto progettato e realizzato dai governi di centrosinistra. Rinunciare allora all’idea di grandi ingegnerie istituzionali a vantaggio di leggi di principio che garantiscano il carattere nazionale e unitario del sistema, alla luce delle nuove norme costituzionali sull’ autonomia del sistema e delle scuole e sul ruolo degli enti locali .
E per fare questo, diventa indispensabile un programma che nasca dall’incontro e dal confronto di tutte quelle risorse e intelligenze che sono patrimonio della scuola italiana. Un programma discusso e condiviso da tutti quei soggetti che nella scuola e per la scuola vivono e operano. Un programma costruito dal basso, a partire dalle esperienze di quei docenti, quegli studenti, quelle famiglie che hanno saputo costruire e ampliare il vasto e radicato movimento in difesa della scuola pubblica, come già si comincia a fare in tante parti d’Italia.


Indico per ora alcune questioni come primi temi di discussione.

1.
La questione della dispersione scolastica e della “dissipazione culturale” - il non possedere le competenze previste dal titolo che pure si consegue -.

Ci sono due modi opposti per affrontare questo problema. Il centrodestra occulta la dispersione scolastica, relegandola in un canale separato e subalterno, e propone l’abolizione del valore legale del titolo di studio. E’ una proposta modesta e arretrata che non tiene conto del fatto che oggi serve sapere di più e che tutti sappiano di più, una proposta che si limita a registrare l’esistente. Io credo che l’intero centrosinistra debba partire dal fatto che, come dice Benedetto Vertecchi, “l’educazione scolastica costituisce un fattore positivo nella storia dei popoli quando si fonda sul presupposto utopistico che sia possibile realizzare ciò che non è”. Occorre delineare un progetto, che partendo dal principio costituzionale del valore di decondizionamento sociale dell’'istruzione, garantisca più scuola per tutti. Non partiamo da zero. Si tratta di mettere scuola e università nella condizione di rispondere a bisogni sempre più ampi di cultura e di sapere e di garantire a ogni ragazza e ragazzo di questo Paese quella coscienza critica e quella capacità di apprendere, e soprattutto di aggiornare le proprie conoscenze nel corso della propria vita, indispensabili per evitare esclusione e marginalizzazione. Si tratta di lavorare per una scuola dell’inclusione e della coesione sociale. Ragioniamo allora di generalizzazione della scuola dell'infanzia; di continuità fra scuola elementare e scuola media; di pari dignità dei percorsi della secondaria. Di aumento dell’obbligo scolastico fino a diciotto anni; di un sistema di formazione professionale di qualità garantito su tutto il territorio nazionale, di un’offerta diffusa e costante di formazione degli adulti.

2. La questione delle risorse

Per fare tutto questo deve essere compiuta una scelta decisa sulla destinazione delle risorse pubbliche: una quota più elevata del PIL deve essere destinata al sistema dell'istruzione e della formazione. Insomma, mi pare che sulle macerie del governo di centro destra, anche in questo campo, si debba aspirare ad una vera trasformazione, in una linea di decisa discontinuità. Con un impegno reale, già da ora dichiarato, di un investimento straordinario. E diventano obiettivi irrinunciabili: il potenziamento della ricerca attraverso l’investimento del 2% del PIL; lo scorporo degli investimenti sulla ricerca dal patto di stabilità europea; la garanzia di investimenti , pari al 6% del PIL , per scuola e Università.

3. La cultura della scuola

Riprendiamo a discutere di conoscenza e sapere nella scuola di tutti. E’ una necessità perché la scuola italiana ha bisogno di elaborare e far vivere un progetto di cultura e di sapere moderni e democratici. E’ un’urgenza dopo il tentativo di restaurazione culturale di questi anni. Basti pensare alle indicazioni per la scuola primaria di primo e secondo grado, al ritorno, di fatto, al modello dei vecchi programmi ministeriali per la scuola secondaria, accantonando ogni ipotesi di progettualità curricolare. All’idea dei saperi come strumenti per approdare, comunque, a una visione "religiosa" e "spirituale" della vita , all'attenzione prevalente all'influsso educativo sulle mentalità e i comportamenti.
Anche sul terreno culturale si gioca una partita di democrazia. Un accesso a un consumo individuale, secondo l’ottica neoliberista, o un diritto da garantire a tutti e per tutto l’arco della vita. Perché oggi in una società in cui il possesso di conoscenze e il sapere accedere ad altre conoscenze diventa risorsa , forma di ricchezza, se il sistema dell’istruzione non garantisce l’uguaglianza di un diritto rischia di generare nuovi squilibri e riprodurre gerarchie sociali. Perciò è decisivo il ruolo della scuola pubblica, quella cui la Costituzione affida il compito di formare le future generazioni. Territorio in cui i diritti devono trasformarsi in opportunità, il sapere in spazio pubblico di confronto.
Perciò, torno a dire, è urgente riprendere a discutere e a sollecitare a questa discussione le forze della cultura dentro e fuori la scuola .
Tornare a parlare di asse culturale della scuola. Di come può vivere dentro la scuola quel patrimonio di conoscenze e valori, che costituisce l'identità culturale dell'intero paese, della sua storia ,delle sue prospettive di futuro. Di come la scuola debba oggi confrontarsi con le grandi sfide della contemporaneità: la multiculturalità, il tema delle differenze e delle diversità, l’educazione alla pace e alla legalità. Un’istruzione, insomma, in grado di orientare, di dare punti di riferimento, capace di garantire a ognuna e ognuno quei saperi “resistenti”, premessa e condizione di ogni successivo apprendimento.
Anche su questo terreno non partiamo da zero. Ma da quel patrimonio di sapere, di riflessività, di operatività rappresentato dalle migliori esperienze della nostra scuola, e dai tanti documenti e linee di lavoro elaborate durante gli anni del governo del centrosinistra e in taluni casi anche prima.

4. La questione docente

Le strade - diceva Antonio Machado - le fanno quelli che ci camminano. Non credo che ci sia bisogno di spendere troppe parole per dire che qualsiasi progetto di cambiamento deve vedere la condivisione e la partecipazione dei docenti. E’ di questi giorni l’iniziativa dell’Etuce (sindacato europeo degli insegnanti) che pone il problema di adottare adeguate politiche a livello europeo per investire sulla qualificazione e sulla valorizzazione degli insegnanti.
Perché valorizzare il ruolo sociale e professionale degli insegnanti, eliminare la precarietà del lavoro docente, garantire condizioni di lavoro possibili (ridurre l’affollamernto delle classi, per fare un solo esempio) significa non solo motivare gli insegnanti ma garantire la qualità del sistema e dell’apprendimento. So bene che la questione è complessa e la discussione difficile. So bene che il dibattito è fermo sui temi della carriera e della valutazione. E che c’è molta timidezza a riaprirlo. Ma proverei comunque a ragionarci, tenendo ferma la barra su alcuni principi: la libertà di insegnamento e l’autonomia culturale del sistema. E troppi attentati a questi principi abbiamo visto nel corso degli ultimi anni.

Per concludere , mi sembra molto utile questo dibattito. E mi sembrerebbe ancora più utile se provassimo a tematizzarlo e a intervenire su singoli temi. Un dibattito che può trarre motivo di forza e di ricchezza anche dalle differenze delle posizioni messe in campo. Il confronto è la chiave della democrazia. E il compito che ci siamo dati credo sia proprio questo: ragionare di proposte e programmi senza perdere di vista la questione strategica dell’unità .

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 30-01-2005
ABROGAZIONE SI'.
Bisogna ricominciare a ricostruire la scuola da come essa era prima che l'avesse ridisegnata questo governo.

 Alan Nauta    - 11-04-2005
Abrogazione si,
abrogazione di ogni giogo di potere inflitto ed atoinflitto, di ogni manipolazione esplicita od implicita ed unione (non politica) biologica nel ridisegnare qualcosa di cui noi non abbiamo neppure avuto la possibilità di dimenticare.
La libertà mentale.