Secondo ciclo: le novità per la Secondaria
Pino Patroncini - 18-12-2004
Ecco dunque in circolazione una bozza del decreto relativo alla secondaria superiore. Che cosa ci dice di nuovo che non sapessimo già? Certamente non il fatto della separazione del secondo ciclo in due sistemi ( licei e sistema professionale). Lo sapevamo già dalla legge. E neppure che i licei fossero otto (artistico, classico, economico, linguistico, musicale, scientifico, tecnologico e scienze umane). Anche questo lo sapevamo già dalla legge. E neppure che l’artistico, l’economico e il musicale avrebbero avuto indirizzi al loro interno. Anche questo lo diceva la legge, anche se qualche consigliere del ministro si sbracciava sostenere l’indivisibilità dei saperi, cosa per cui 8 licei bastavano e avanzavano. E anche che il settore professionale sarebbe stato di tre o quattro anni, e non di cinque come quello liceale, era scritto nella legge.

Ciò che non si sapeva erano i tempi dell’operazione. Adesso si conoscono. Per il prossimo anno tutto tranquillo, ma dal 2006-2007 si parte sia con i nuovi licei, sia con il passaggio dell’istruzione professionale ( beni, risorse, personale) alle regioni. Graduale, dice il decreto. Purché nessuno si allarmi. E che vuol dire? che passeranno le prime mentre le altre classi saranno statali? E i docenti? Saranno per due ore statali e per le altre sedici regionali? E i dirigenti? E gli Ata? Improbabile!

Un’altra cosa che non si conosceva e che viene chiarita sono gli indirizzi dei licei artistico, tecnologico ed economico. Saranno i seguenti:

a) per il liceo artistico:
- arti figurative
- architettura-design-ambiente
- audiovisivo-multimediale-scenografico
b) per il liceo economico:
- economico aziendale
- economico istituzionale
c) per il liceo tecnologico:
- meccanico
- elettrico ed elettronico
- informatico e della comunicazione
- chimico e biochimico
- sistema moda
- agrario
- costruzioni e territorio.

Sembrava all’inizio che i geometri fossero tagliati fuori e invece adesso rischiano di essercene quasi due, uno all’artistico e uno al tecnologico. E anche le voci che alternavano informatica e agraria sono risolte: accontentati tutti due. Meno chiara la situazione nell’economico, mentre il MIUR sponsorizza sperimentazioni su marketing e turismo, questi indirizzi non hanno spazio. Ed è confermata la scomparsa dei programmatori, probabilmente riassorbiti a loro volta da informatica del tecnologico, dove però dovranno convivere hardware e software.
Comunque chi ha scritto che i licei saranno venti ha esagerato: l’unica vera variazione nei modelli avverrà nell’anno terminale. Nei primi quattro anni tutt’al più qualche piccola variazione ci sarà nelle 3 ore opzionali e nelle 3 facoltative del secondo biennio.
Infatti il modello sarà una sequenza di due bienni e un anno terminale. Lo si ventilava già da tempo e il modello è tra l’altro funzionale a un sistema di valutazione che prevede la bocciatura eventuale solo al termine di ogni biennio nel caso che l’alunno non abbia conseguito tutti (tutti ?!) gli obiettivi.

Una terza cosa che si chiarisce è l’orario. Non sarà unico, ma in compenso non sarà così ridotto come si temeva. Anzi per i vecchi licei crescerà mentre si ridurrà per i vecchi tecnici. Si prevedono due impianti base:

· 30 ore obbligatorie + 3 facoltative per i licei classici, linguistici, scientifici, musicali e delle scienze umane;
· 30 ore obbligatorie + 3 opzionali + 3 facoltative per i licei artistici, economici e tecnologici (nei tecnologici e negli artistici le opzionali dovrebbero essere di laboratorio: non più di 3 quindi garantite, 6 , se ci andranno i ragazzi.)

Questi impianti al quinto anno hanno un’ulteriore articolazione, rispettivamente :

· 27 ore obbligatorie + 3 opzionali + 3 facoltative;
· 27 ore obbligatorie + 6 opzionali + 3 facoltative.

Tutto qui? No, nelle 30 ore obbligatorie e nelle 27 di quinta dovranno essere ritagliate le quote opzionali, non ancora quantificate, a favore delle regioni e dell’autonomia delle scuole.
Come lo vogliamo chiamare un simile orario? Arlecchino, patchwork, collage?!
E gli organici? Dal momento che le ore facoltative potranno essere insegnate anche da esperti e non necessariamente da personale docente abilitato, si desume che l’organico di diritto sarà definito in base alle ore obbligatorie. Ognuno faccia i suoi calcoli.

Una quarta cosa, ancorché già ventilata, sarà il tutor: orientatore, tutore, coordinatore, documentatore e public relation man ( o woman) con le famiglie. Un po’ troppo per un uomo/donna solo/a con un’utenza come quella della secondaria superiore, che non è quella dell’elementare. Là c’era poco da coordinare perché fosse necessaria una figura che richiamava piuttosto il maestro unico, qui c’è un po’ troppo da fare per uno solo.

La quinta cosa che si chiarisce è che, almeno in partenza, nel 2005-2006, gli istituti tecnici muteranno il nome in licei tecnologici o economici, mentre i professionali diventeranno regionali. Poi, evidentemente, l’utenza farà il resto decretando fortune o sfortune dell’uno dell’altro.
Ma il settore professionale assume da subito al caratteristica di una nebulosa indeterminata, dove non c’è tutto ma di tutto. Oltre alla tradizionale formazione professionale, ci sarà la vecchia istruzione professionale statale trasformata in regionale e soprattutto i cosiddetti percorsi integrati che, dice il decreto, andranno potenziati. Ci saranno docenti abilitati, ma anche esperti con cinque anni di professione certificata alle spalle. In quale proporzione non è detto. Almeno nei primi due anni dovranno prevalere insegnamenti di lingua italiana, di lingua inglese ( ma non due lingue come nei licei, altra differenza), matematica, scienze, storia e società e poi tecnologia e economia modulate a seconda della qualifica e del titolo. Ma anche qui chi li farà non è detto.

Livelli di prestazione e standard minimi sono ancora da definire in gran parte. Alcuni sono affidati alle intese. Per altri vi sono puntini di sospensione. Tra questi quelli relativi ai servizi, da cui dipende tutta la situazione del personale ATA degli attuali professionali di stato. Questo annebbia ancora di più la nebulosa e ci dice che il decreto non è ancora ultimato. Ma, anche ammettendo i lavori in corso, la logica della nebulosa sembra essere comunque la logica definitiva di questo lato del sistema.
Chissà che cosa risulterà più scoraggiante per gli alunni che usciranno dalla scuola media a partire dal 2006. Questa vaghezza nebbiosa, dove c’è tutto e niente, del sistema professionale ? O l’ormai certa onnipresenza del latino nel sistema dei licei?

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 pino patroncini    - 19-12-2004
ERRATA CORRIGE

Nel penultimo capoverso la data esatta ( quella per il cambiamento del nome dei tecnici e per il passaggio dei professionali alle regioni) è 2006-2007 anzichè 2005-2006.

 gp    - 20-12-2004
Segnalo dalla news Tuttoscuola Focus (n. 82/178).


Secondo ciclo/5. Cgil e Confindustria: la strana coppia

Una certa parte della sinistra si è sempre identificata, a livello di politica scolastica, nell’essere contraria all’insegnamento del latino, assurto a paradigma di classismo e selettività. Eliminandone l’insegnamento si introdurrebbe la democraticità e l’uguaglianza nella scuola. Fu così nel 1962, nel 1977 e poi nei decenni successivi. Basta leggere gli articoli di Pino Patroncini su Valore scuola e sul sito della Cgil e sui numerosi siti ad esso collegati per avere una conferma di questa linea tradizionale, riproposta di peso anche oggi, davanti alle indiscrezioni sulle Indicazioni nazionali dei licei.

Il paradosso, ma non tanto, è che questa, sebbene per motivi opposti, è la stessa posizione di Confindustria. Ambedue, Confindustria e Cgil, puntano a licei tecnologici ed economici senza latino per poter meglio assorbire l’attuale istruzione tecnica nell’area liceale, rischiando di lasciare, quindi, l’istruzione e formazione professionale in una condizione depotenziata quantitativamente e qualitativamente.




 pino patroncini    - 26-12-2004
Cara Grazia, il latino va benissimo al liceo classico e al linguistico magari. Forse in qualche altro indirizzo( artistico? musicale?), come materia specialistica però, svestita di tutte le pretese universalistiche che sono sempre state attribuite a questa lingua.
I professionali vengono depotenziati dalla loro segregazione regionalista e dalla disarticolazione che ne seguirà non dall'assenza eventuale del latino nei licei tecnologici ed economici.
La mia avversione al latino (materia che ho sempre amato) nei tecnologici e negli economici non nasce dalla necessità di recuperare i tecnici, ma da quella di fondare i saperi su qualcosa di diverso dal trivio e dal quadrivio, che andavano bene per l'anno mille non per il duemila.
Forse anche Confindustria si é accorta di non essere più la corporazione dei fabbri ferrai.

 Nicoletta Ingenito docente di trattamento testi presso ITT d    - 27-12-2004
Il mio più che un commento è una grande perplessità che mi attanaglia.
Che fine fanno gli insegnanti di Trattamento Testi e Dati?
Questi "INFORMATICI" conoscono davvero l'estetica dattilografica?