breve di cronaca
Secondo ciclo: un'ipotesi grave ma non seria
Aid on line - 17-12-2004


E così, finalmente, i testi a lungo “covati” nelle segrete stanze intra ed extra MIUR stanno semi-ufficialmente uscendo alla luce! Dapprima, tanto tempo fa, il generico ma emblematico documento di orientamento sui licei; poi, da mesi, sempre più frequenti, le bozze delle commissioni sui singoli licei; infine, nelle ultime due settimane, dettagliate proposte orarie e, da qualche giorno, anche la bozza del decreto-cornice sul secondo ciclo.
Ebbene, siamo troppo amareggiati, ma insieme anche sorpresi (è peggio di quel che ci aspettavamo, ovviamente), per entrare subito nel merito di un commento: perché il complesso di questi testi (parliamo del contenuto sostanziale, ovviamente, perché la precisione linguistica e formale degli scritti dei cortesi e rigorosi funzionari dell’Ufficio legislativo non è in discussione, come non si discute che la somma delle ore delle 17 materie di una delle proposte faccia davvero 27 ore o quel che si vuole!) un commento non lo meriterebbe neppure – come quei copioni che gli editori sbirciano nella pausa pranzo e gettano direttamente nel cestino; o come l’attore che lancia il grido di Garçia Llorca: «Non voglio, non voglio vederlo!».
E, caso mai un commento ci venga in mente, ha magari la forma di titoli di film (drammatici: vi ricordate “L’uovo del serpente” di Bergman? o neorealistico-ironici: che ve ne pare de “La banda del buco”?…). Ma l’impressione principale che ne ricaviamo è più che altro la solita italica valutazione tragico (per il conto che si prepara per il Paese ed i nostri figli) – comica (per l’impagabile guitteria del tentato miracolo – un «Miracolo a Milano» smaccatamente non riuscito, restando ai film - moltiplicativo dei pani della conoscenza, ma facendoli rinsecchire, e soppressivo dei pesci) di Flaiano: «la cosa è grave ma non è seria».
Con questa valutazione tranchant, credeteci, non vogliamo davvero offendere nessuno, dal Ministro in giù: forse il compito era troppo difficile, forse nessuno può svolgere bene un tema con un titolo ed un esito che fanno a pugni tra loro – titolo: “riformare (migliorare) la scuola”; svolgimento: aumentare (il minimo possibile) gli studenti, aumentare le materie, metterne ancora altre facoltative e “articolare” la classe, e ridurre, ridurre tutto: ridurre l’orario, gli insegnanti, gli ATA, i dirigenti, le scuole - tutto per ridurre la spesa. Alzi la mano chi pensa che potrebbe riuscire a non… andare “fuori tema”, arrivando all’opposto del dettato ricevuto, o in un senso o nell’altro. E qui il “senso”, la direzione del fuori-tema, è plateale. Certo, bisognerebbe sapere CHI ha dato il tema e insieme ha tolto i mezzi per svolgerlo. Ci sarà qualcuno che ha messo in questa condizione questi poveri diavoli, dalla Ministra in giù! Ecco, la colpa è di costui, è sua, solo sua. Non si danno compiti impossibili, qualsiasi docente lo sa. Ma costui chi è? E come può dominarli tutti? Non è difficile scoprirlo: è un’ideologia, un “credo” – si chiama “liberismo-privatismo-idealismo”; e li domina perché propone una visione semplificata, facilistica delle cose [“la natura non fa salti”, “ognun per sé e Dio per tutti”, “ognuno ha la famiglia che ha” e “cosa vogliono questi vil meccanici?”-leggi ITP, firmato Falcucci] che (oltre a legarsi bene con gli interessi del “credente”, solitamente socialmente ben piazzato – ma spesso inconsapevole di questo condizionamento) tradotta in scelte scolastiche porta dritto a questo risultato: invece che più scuola e migliore scuola per tutti (la “riforma”), meno scuola e peggiore scuola per gli indispensabili (il “ritorno indietro”, la “contro-riforma”). ALT! State tutti pensando che ce l’abbia con la solita ditta Moratti&C. Benedetti colleghi! Dovreste saperlo, lo diciamo da sempre: in forme e misure diverse, Berlinguer &C. non sono stati granchè da meno ed hanno aperto la strada alla Letizia. Ripassatevi l’autonomia, la scuola azienda, la licealizzazione, la contrazione oraria, la soppressione di un anno di elementari-medie e dei 70.000 relativi docenti ed ATA, il decentramento, la regionalizzazione, ecc ecc. (mica mi farete elencare tutto?). Certo, beh era partito molto meglio: a Firenze il 20 giugno ’96 aveva detto un gran bene del saper fare; e questo binomio sapere-saper fare ci aveva carezzato l’orecchio (uno, nel caso mio: l’altro lo tengo perennemente chiuso come Ulisse per paura delle sirene, e mi salvo così), anche troppo; ma poi gli indirizzi, le ore e le materie restavano quasi tutte nel liceo ma scomparivano, pian piano, quasi lo stesso che con la Ministra che, per ora, divide professionali e tecnici. Vedete, il “Dominator” è lo stesso “credo”, ora “temperato”, ora meno: insomma, una scuola per i cittadini, per i lavoratori e per la vita reale, se ci affidiamo ai “liberprivatidealisti”, di qualunque lato siano, ce la possiamo scordare! D’altronde, anche il regista Moretti l’aveva detto, sul palcoscenico di piazza Navona quel 2 febbraio del 2002 quando non si era tenuto più: «Con questi qui non vinceremo mai!!». Ma poi l’hanno portato in trionfo, non se l’aspettava, si è spaventato, e due giorni dopo ha scritto a «la Repubblica» che «la politica la devono fare i politici» [e quelli la fanno, la fanno!!], poi ha girotondato un po’ e il film… «I cittadini insieme vincono» non l’ha girato più.
[Fortuna che intanto, anni prima, alcuni di noi almeno un comitato chiamato «Cittadini insieme» lo hanno davvero costituito, unendo cittadini democratici - che pensavano di essere alcuni di sinistra e altri di destra ed invece erano e sono solo ragionevoli, onesti e viventi di lavoro – e le elezioni di Municipio a cui si sono presentati le hanno, nel loro piccolo, “vinte” davvero…]
Insomma, colleghi, se vogliamo una “riforma” degna di questo nome ora è chiaro che… ce la dobbiamo fare da noi! Lo so che sembra una battuta, ma certo non lo è - è la conclusione (magari paradossale ma reale) che ora abbiamo obiettivamente davanti: sia chi aveva riposto fiducia nel centrosinistra, e stava per esserne quanto meno ridimensionato insieme al servizio che rechiamo al Paese; sia chi pensava che il centrodestra avrebbe più concretamente “salvato il salvabile” ed ora è proposto per essere buttato via insieme alla formazione impartita. In verità, le anticipazioni sul secondo ciclo, unite ai danni fatti sul primo e a quelli in preparazione sugli altri decreti, ci dicono che siamo arrivati ad una sorta di ANNO ZERO non solo per la nostra categoria e per le materie tecnico-scientifiche, ma per la scuola e l’istruzione nel suo complesso. Un anno zero che fa il paio con quello del Paese, visto che ormai lo dice anche la Confindustria. Ebbene, non ci sono scorciatoie: se non ci mettiamo le mani dal basso tutti insieme non ci sarà uscita decorosa né per la scuola né per l’intero Paese. Chi non lo vuol vedere non può comunque evitare i fatti.
Ci conforta che dei colleghi (tanti, spero) stiano ormai praticando questo approccio dal basso: d’altronde, chi conosce le materie ed i corsi come i docenti? E chi, se non tutti i docenti di un corso uniti solidalmente ed intelligentemente, può progettare una “riforma” che sia davvero tale e sia equilibrata? Allego la lettera della collega Forzoni che ben rappresenta la volontà di autodifesa e autoprogettualità di cui parliamo. Partiamo in tanti istituti così e scriviamo noi la riforma per le nostre scuole: se si vuole, è certo che lo si può, e non è nemmeno difficile.
Proponiamo di tornare allo spirito dei “comitati di base”, quelli “unitari” dell’86 - 87, dove le “linee” delle “avanguardie” non avevano ancora prodotto le mille divisioni e burocratizzazioni successive; quelli di singola scuola, costituendo un coordinamento di scuole dello stesso indirizzo e una rete nazionale, con l’ausilio di tutte le strutture della scuola e non (sindacati, associazioni, movimenti) che vogliano dare voce e spazio e titolarità diretta ai lavoratori della scuola per una “riforma dal basso” che sia Moratti che Berlinguer non hanno mai voluto e che è l’unica che può andare verso le esigenze del Paese e della scuola. Integrandoli con i genitori e gli studenti, come per il primo ciclo hanno fatto i coordinamenti per la difesa della scuola pubblica.
Per quanto riguarda le materie tecnico-operative e tecnico-scientifiche noi promuoveremo questa rete ed un primo incontro nazionale – orientativamente domenica 27 gennaio a Roma, vicino alla stazione Termini, dalle 10 alle 17 (a fine anno/ inizio gennaio saremo più precisi) – di tutte le associazioni (anche di educaz.tecnica), i coordinamenti, le scuole, i settori. Leggiamo tutti i testi MIUR e cominciamo a ragionare in proprio, senza delegare a nessuno; incontriamoci a scuola sullo slogan, opposto a quello dei contenuti MIUR, “PIÙ SCUOLA E MIGLIORE SCUOLA PER TUTTI” – che significa più tempo scuola e non meno, più ore e non meno, e quindi più docenti ed ATA, migliori locali, più soldi e più diritti per tutti. Solo una spinta dal basso così può capovolgere le insostenibili leggerezze che avanzano e la grande pesantezza del quotidiano che si prospetta – come successe con il contratto ‘88-’90, il migliore della storia della scuola, strappato da otto mesi di continua mobilitazione unitaria dei comitati di base di docenti e ATA. Intanto, speriamo che la Ministra e Confindustria strillino i redattori di OSA e testi vari, almeno riportandoli ad una presentabilità minima (senza che ciò comporti accettazione e tanto meno acquiescenza da parte del mondo della scuola).
Altrimenti… Ma «Altrimenti ci arrabbiamo» anche di più – e parliamo di elezioni 2005 e non di film… e anche qui ci ricordiamo di Berlinguer, ed anche allora erano regionali

Paolo Grillo

ORIENTATIVAMENTE E CON CONFERMA E PRECISAZIONE SUCCESSIVA]
DOMENICA 27 GENNAIO
DALLE 10 PRECISE ALLE 17 E OLTRE CONVEGNO NAZIONALE GLI ISTITUTI E GLI INDIRIZZI TECNICI E PROFESSIONALI E LE MATERIE TECNICO-OPERATIVE E TECNICO-SCIENTIFICHE IN UNA RIFORMA DALLA PARTE DEI CITTADINI, DEGLI STUDENTI, DEI DOCENTI E DEGLI ATA
ROMA, PRESSI STAZIONE

Paolo Grillo

(i suggerimenti ipertestuali sono a cura di Pierangelo Indolfi e non sono stati concordati con Paolo Grillo)

discussione chiusa  condividi pdf