L'araba fenice
A. - 16-12-2004
Non si sono ancora spenti gli echi provenienti dal Liceo Parini di Roma, in tutto il paese monta la protesta di studenti e docenti contro la riforma e il sistema scolastico, ognuno sente l’esigenza di salire in cattedra e dire la sua opinione pro o contro la riforma Moratti e, fin qui ci sembra tutto naturale e conforme alle esigenze e agli aspetti di un paese democratico dove il confronto tra le parti non è mai dannoso anzi, ci si augura, continui sempre ad essere presente e vivo, quale espressione di civiltà e di libertà.
Purtroppo però, non sempre è così! Capita spesso che il confronto pacifico viene rifiutato, vuoi per arroganza, vuoi per lo strapotere di cui si è investiti, vuoi per mancanza di conoscenze normative specifiche del proprio settore, vuoi per partito preso, vuoi per disattenzione e disinteresse verso il prossimo, il cittadino è costretto a rincorrere il proprio diritto e a difendere il proprio interesse nelle aule dei tribunali.
La scuola dovrebbe essere immune da tutto ciò: è il luogo del sapere, delle virtù, dell’educazione è la palestra dei cittadini del domani e il personale che vi opera deve rappresentare l’esempio da tenere in considerazione e quale modello di stile di vita.
Nei giorni scorsi, il TAR della Basilicata è stato chiamato per derimere una questione che si trascina oramai da più di tre anni e che vede un genitore di un alunno contrapposto al preside della scuola. Motivo della discordia: il rifiuto da parte del Preside di consentire la visione dei documenti scolastici del figlio. Ricordiamo che c’è una legge dello stato e precisamente la legge 241/90 (meglio conosciuta come legge sulla trasparenza) che sancisce il diritto del cittadino ad accedere agli atti della pubblica amministrazione che lo riguardano personalmente al fine di tutelare determinati interessi giuridici che potrebbero essere compromessi da un comportamento lesivo adottato dalla p.a.
Infatti, a seguito di un increscioso episodio, avvenuto in ambito scolastico, la famiglia ha voluto vederci chiaro ed ha richiesto di verificare i documenti scolastici del proprio figlio minore, da qui la forte opposizione (che ha avuto il merito di aumentare i sospetti della famiglia sulla bontà delle situazioni) del dirigente scolastico - mortificatrice del sancito e pacifico diritto - durata per oltre tre anni e, infine il ricorso al TAR di Basilicata che nel censurare il comportamento del dirigente scolastico, ha accolto le doglianze della famiglia ed ha ordinato l’esibizione dei documenti. (la sentenza è visionabile sul sito web “giustizia-amministrativa.it")
Eppure, oltre alla legge sulla trasparenza, il mondo della scuola è regolamentato da numerose circolari ministeriali e, non per ultimo, dallo stesso statuto delle studentesse e degli studenti che sanciscono che i documenti scolastici non sono né tabù né tanto meno “top secret”.
Il ricorrente quindi, prima ancora di adire il Tribunale Amministrativo Regionale aveva esperito ogni bonario tentativo investendo, del caso, tutte le autorità scolastiche dal C.S.A (ex Provveditorato agli Studi) alla Direzione Scolastica Regionale, allo stesso Ministero e, non per ultima la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per ottenere, senza ricorrere alla “Carta Bollata” il riconoscimento del proprio diritto all’accesso ostacolato, dal Preside, con mille argomentazioni risultate poi prive di alcun fondata.

Lettera firmata

N.B:
La scuola in questione è l’ITC “A. Loperfido di Matera".
A disposizione per eventuali maggiori ragguagli.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 gp    - 16-12-2004
Garante e TAR d'accordo, trasparenza a scuola


"Non e' vero che i voti scolastici devono restare segreti, non e' vero che gli studenti devono 'nascondere' la propria fede religiosa, non e' vero che i risultati degli scrutini devono rimanere clandestini".


Lo afferma l'Autorita' Garante per la privacy (Stefano Rodotà, Giuseppe Santaniello, Gaetano Rasi, Mauro Paissan) in ordine a talune notizie riguardanti la il mondo della scuola.

Nonostante le pronte e numerose precisazioni del Garante, infatti, notizie come queste non smettono di essere riportate anche da quotidiani a carattere nazionale, senza le necessarie verifiche. L'Authority parla addirittura di "leggenda metropolitana" e chiarisce che non esiste alcun provvedimento del Garante che imponga di tenere segreti i voti dei compiti in classe, delle interrogazioni o gli scrutini, ne' di consegnarli agli alunni in busta chiusa, ne' tantomeno un tale provvedimento e' previsto dall'attuale Codice in materia di tutela dei dati personali.

Il Garante ricorda che dal 1997 con ogni mezzo ribadisce che i risultati degli scrutini – che non sono, peraltro, dati sensibili, soggetti a speciali tutele - devono essere pubblicati anche dopo l'avvento della normativa sulla privacy, per questioni di trasparenza. In ciascun albo scolastico, dove va pubblicato l'esito degli esami, l'unica forma di attenzione, come stabilito dal competente ministero, e' l'"indicazione della dizione non promosso nel caso di esito negativo".

E nessun Istituto puo' dotarsi, in nome dell'autonomia scolastica, di un proprio arbitrario regolamento sui dati "sensibili". Anche per quanto riguarda la pubblicita' data alla propria fede religiosa, il garante chiarisce che il necessario rispetto dell'eventuale volonta' di riservatezza non va confuso con la liberta' garantita dalla Costituzione, di manifestare liberamente le proprie convinzioni, anche di natura religiosa.

Il Garante rileva che la privacy e' stata utilizzata come un alibi per non applicare altre disposizioni di legge. Puo' configurarsi in quest'ultimo caso la vicenda sulla quale nei giorni scorsi il TAR della Basilicata e' stato chiamato a decidere che vedeva la famiglia di un alunno minorenne contrapporsi al preside dell'Istituto superiore frequentato dal figlio a Matera.

La vicenda, trascinatasi per tre anni, era nata per il rifiuto da parte del Preside di consentire la visione dei documenti scolastici del ragazzo. La famiglia invocava "la legge 241/90 (meglio conosciuta come legge sulla trasparenza) che sancisce il diritto del cittadino ad accedere agli atti della pubblica amministrazione che lo riguardano personalmente al fine di tutelare determinati interessi giuridici che potrebbero essere compromessi da un comportamento lesivo adottato dalla p.a.".

I genitori dell'allievo commentavano anche che "oltre alla legge sulla trasparenza, il mondo della scuola e' regolamentato da numerose circolari ministeriali e, non per ultimo, dallo stesso statuto delle studentesse e degli studenti che sanciscono che i documenti scolastici non sono ne' tabu' ne' tanto meno 'top secret'", per cui, prima di adire il Tribunale Amministrativo Regionale aveva cercato una soluzione bonaria investendo del caso tutte le autorita' scolastiche superiori.

Infine il ricorso al TAR, che ha censurato il comportamento del dirigente ed accolto le doglianze della famiglia, ordinando l'esibizione dei documenti.

Mauro Giannini

FONTE: sito Osservatoriosullalegalita.it