breve di cronaca
12 dicembre
Camilla Cederna - 10-12-2004
(...)"No, davanti ai giudici, Calabresi non è più il prestigioso personaggio di allora. Ha sì il suo pullover a collo alto, sotto il completo rigato gangster, sempre debole il mento, ben curata la basetta, ma ogni tanto nei momenti di tensione un irrefrenabile tic gli fa premere la già risoluta mascella. Ha perso l’aria di superiorità a lui solita, (anche perché al suo apparire il pubblico scatta in grida ritmate: “Ass-a-ssi-no! Ass-a-ssi-no!”), e alla pari del più modesto brigadiere appare un semplice esecutore di ordini, è soltanto un oggetto in mano ai superiori.

Gli ordinano di andare in via Scaldasole a prendere gli anarchici e lui ci va e li prende; gli ordinano di andare il giorno dopo a Basilea a interrogare il tale e lui esegue; lunedì 15 lo incaricano di interrogare Pinelli, ma solo sui suoi rapporti con Valpreda, guai a sconfinare, e lui non sconfina.

Sulla posizione di Pinelli non sa niente, e tantomeno sui suoi alibi. (“Non ero a conoscenza, ero all’oscuro, non toccava a me interessarmi”), non sa perché deve interrogarlo solo da qui fin lì, né gli viene in mente di chiederlo, si guarda bene dal contestargli qualcosa, finché, a verbale ultimato, prende il verbale per portarlo dal dottor Allegra, e il suo compito è finito. Se allora sapeva che Pinelli era un poco di buono, adesso sa anche lui che era una gran brava persona con la quale si descrive nei migliori rapporti: gli regalava libri, gli offriva il caffè, con lui “aveva scambi di idee e di vedute,” e l’interrogatorio non era un interrogatorio ma un dialogo, magari costellato di battute.

Una bugia ammette si di avergliela detta durante il dialogo, e non certo verso mezzanotte, ma quattro ore prima, però era più che altro “una frase a effetto,” era “Valpreda ha parlato!” e nonostante il pallore e la drammatica risposta, in serata Pinelli era sempre stato sereno e disteso. (“Sì, ma per terra!” urla il pubblico che appena può lo rimbecca.) (...) La figura di funzionario che non guarda gli orologi e non è nemmeno tanto spedito nel dire bugie, a Calabresi gliela fan fare gli avvocati Gentili e Guidetti Serra, ma lui non si scompone: chissà, forse la frase: “Questa è la fine dell’anarchia!”, Pinelli può averla ripetuta anche negli ultimi momenti, tanto lui non c’era.

La bella figura gliela vuol far fare Lener, naturalmente, quando a proposito delle cortesie usate al ferroviere il Natale 1968, rivanga l’episodio del libro di Emanuelli, e ahimè per colpa sua, in aula si ride ancora. “Allora Pinelli lo aveva contraccambiato con un altro libro: era Spin river” dice testualmente il virtuoso partenopeo della parola, quindi “un’antologia di canti negri,” aggiunge, per offrire una nota di cultura in più. Dato poi che il gioco dello scaricabarile è la specialità di Calabresi (“…esulava dalle mie competenze, chiedetelo ad Allegra!”) il pubblico irriverente sbotta: “Calabresi buttati, ché Allegra ha parlato! (...)”
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Tratto da: Camilla Cederna, Pinelli. Una finestra sulla strage, Feltrinelli, Milano, 1971.

Per saperne di più:

Circolo Ponte della Ghisolfa

A rivista anarchica


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 dal Corriere della Sera    - 12-12-2004
Camilla Cederna e piazza Fontana. Una voce contro la verità negata


Caro Vergani, oggi è l'anniversario di Piazza Fontana. Tre giorni dopo, moriva Giuseppe Pinelli. Il «Saggiatore» ripubblica «Pinelli/Una finestra sulla strage» di Camilla Cederna, un libro che, allora (era la fine del 1971), fece clamore per la sua indignata passione civile e la «dimensione» politica, inedita per la scrittrice.

Armando Giuti
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Era logico attribuire a Camilla - è morta nel 1997 - una tale grandezza come cronista di costume, come inventrice di uno stile, di una «cifra» tanto a specchio degli ambienti osservati da rimanerle di riflesso appiccicato addosso. Ma il suo giornalismo non s'era mai fermato alle apparenze e aveva, anche nella leggerezza, mantenuto al centro la barra di un sano e illuminato moralismo, capace di guardare ai fatti con ironia ma senza complicità e condiscendenze. Camilla aveva fatto suo un monito di Martin Luther King: «Siate sempre indignati». Sono passati più di trent'anni da allora.

Forse troppi perché chi oggi ha l'età del libro possa fare a meno di qualche nota a piede pagina su quel cupo dicembre del 1969, il dicembre della strage di piazza Fontana e della morte di Giuseppe Pinelli, l'anarchico che, la notte del 15, cadde dal quarto piano della Questura di Milano. Da allora, le verità sono state infinite, spesso frananti, spesso di schiene piegate all'ufficialità del potere, disposte ai depistaggi e ai dagli all'untore verso falsi obiettivi. Da allora, le verità si sono sterilmente sovrapposte, sono accadute cose tremende e ripensamenti critici sull'ubriacatura del movimentismo. Il commissario Luigi Calabresi, letteralmente linciato da Lotta Continua, è stato ucciso (17 maggio 1972) e Camilla Cederna è stata ingiustamente segnata a dito dal questore Marcello Guida come «mandante morale dell'omicidio».

Anche la cronaca ha registrato novità che, in qualche modo, hanno messo un punto fermo alle domande, alle incredulità o hanno confermato una vera e propria impotenza nell'accertare la verità. Nel 1975, il rispettatissimo giudice Gerardo D'Ambrosio chiuse il processo sulla morte di Pinelli con la funambolica tesi del «malore attivo». Nel tempo, ecco lo stillicidio dei morti da destra e da sinistra, i reiterati processi a Valpreda, al neofascismo con l'attuale attesa della Cassazione per stabilire in contumacia l'innocenza o la colpevolezza di Delfo Zorzi, accusato di avere piazzato e innescato la bomba alla Banca dell'Agricoltura.

Senza fini pietistici secondo chi scrive, ecco Adriano Sofri fare ammenda e autocritica sulla lapidazione di quei titoli, di quei pezzi di Lotta Continua. «Pinelli/Una finestra sulla strage» non ha tagli postumi, né aggiustamenti. Scrive giustamente Enrico Deaglio nella prefazione: «L'autrice non ha una verità o una controverità da proporre, quanto piuttosto una profonda sensazione di illogicità e di non conformità. Oltre che di omertà...». Nasceranno nuove polemiche e non saranno sterili perché quella lontana storia fu intrisa di quel che il potere, proprio da allora, non può più permettersi.



Corriere della Sera - Cronaca di Milano - 12 dicembre 2004


 corsera    - 12-12-2004
Sul palco Fo, la Rame e Bebo Storti. Commozione tra il pubblico. La testimonianza dei familiari delle vittime. Ressa al Dal Verme per lo spettacolo sulla strage di 35 anni fa. «Milano non dimentica».

«Per non dimenticare. Piazza Fontana 35 anni dopo». E i milanesi non hanno dimenticato. In 5 mila ieri hanno fatto la fila al Teatro Dal Verme per la serata con Dario Fo, Franca Rame, Bebo Storti, Renato Sarti, un concerto della Filarmonica di Torino e la proiezione di filmati di repertorio sulla strage milanese che inaugurò la cosiddetta strategia della tensione in Italia. Moltissimi degli spettatori che già due ore prima dell'inizio dello spettacolo, organizzato dalla Provincia di Milano, erano arrivati al teatro sono dovuti rimanere fuori: la sala, che contiene 1700 posti si è riempita in un attimo. All'interno Franca Rame, che è ritornata su un palcoscenico dopo sei mesi di assenza per un periodo di malattia, ha letto alcuni brani del libro-intervista di Piero Scaramucci a Licia Pinelli, vedova dell'anarchico morto pochi giorni dopo la strage cadendo da una finestra della Questura di Milano.

Forte la commozione tra il pubblico e particolarmente vivaci gli applausi alla lettura della Rame. «Vogliamo spiegare - dice Renato Sarti, direttore del Teatro della cooperativa - perché siamo l'unico paese dove non un solo colpevole di strage è stato punito. Il problema è la memoria: dobbiamo ricordare quello a cui siamo andati incontro e che rischiamo nuovamente».

Particolarmente duro l'intervento di Dario Fo che ha detto: «Queste stragi sono stragi di Stato». «Domani è il 12 dicembre - afferma uno dei tantissimi milanesi in coda - la data che segna 16 morti e 88 feriti: mi fa piacere vedere tanti concittadini qui in un sabato sera prenatalizio nel partecipare a questo ricordo». Diversi gli esponenti delle associazioni di familiari delle vittime delle stragi che hanno portato la loro testimonianza sul palcoscenico milanese, in una serata chiusa dal concerto della Filarmonica di Torino. Milano e i milanesi, quella data non l’hanno cancellata.


Corsera (edizione milanese) 12 dicembre 2004