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La fattoria italiana degli animali
Repubblica - 30-11-2004
Cinquantanove anni fa George Orwell pubblica "Animal Farm", tristissima favola dove regna la finta bonomia pragmatica dei maiali, bestie scaltre. Quattro anni dopo esce "1984", storia dŽuna società postfascista e comunista, nella quale gli oligarchi plagiano i sudditi attraverso rituali televisivi riconfigurando i cervelli attraverso una feroce riduzione del pensiero. Fantasie simili non sŽavverano mai alla lettera, ma che esista una fattoria italiana degli animali, lo dicono le cronache. Non ha precedenti lŽuomo riapparso a Palazzo Chigi nella tarda primavera 2001. Negli incipienti anni Ž80 solca ancora acque basse: naturalmente piduista, uno dei tanti che salivano nella suite dellŽ"Excelsior" inginocchiandosi davanti a Licio Gelli col pantalone rimboccato; conta poco o niente, ma ha una stella; e lŽastro arriva nella forma dŽun privilegio sullŽetere concesso dal condottiero del socialismo dŽaffari, sotto il quale scatta lŽallegra deriva bancarottiera; B. è il suo protetto e niente lascia supporre favori gratuiti. Impadronitosi degli spazi, quindi monopolista delle tv commerciali, allestisce un ordigno formidabile: niente da spartire con lŽEurasia orwelliana; spaccia roba allegra ma lŽintento è negromantico; vuole animali stupefatti; li decerebra a colpi dŽimmagine e suoni nel chiasso dŽun trivio ridanciano. Senza saperlo semina glorie politiche. Quando lŽItalia corrotta va in malora, salta nellŽarena anziché cercare un secondo protettore: quel pubblico è massa elettorale; abbagliato dalle lanterne magiche, beve lŽinverosimile; che lui, parassita dŽuna consorteria decrepita, sia uomo nuovo, self made, liberale, liberista, scopritore dŽingegni, ecc. Come fosse salito, inscrutabile est: sŽè guardato bene dal dirlo; posa a taumaturgo; qualche fondale però trapela dai giudizi penali. Vince, cade dopo 6 mesi, mani avversarie lo salvano, e rivince.
Voleva salvare i network che gli portano tanto oro quanta volgarità diffondono. Sotto questŽaspetto ha solo motivi dŽeuforia: dieci anni fa navigava nei debiti; adesso sappiamo dalla stampa anglosassone chi siano i quattro uomini più ricchi del mondo; uno è lui. Magnifica impresa ma vi è riuscito issandosi al governo: non siamo tribù dai bisogni elementari, facilmente addomesticabile attraverso stregonerie, sebbene lui lavori su tale presupposto; aveva rivinto pigliando le formule dal libro dei sogni; straparlava dŽimpetuoso sviluppo economico appena avesse tagliato le imposte, tutela dei deboli, premio ai talenti, opere pubbliche faraoniche ecc. Dopo tre anni e mezzo siamo in bolletta: i soli numeri ascendenti sono deficit e un debito pubblico pari al 106% del Pil; lŽItalia produce meno, esporta poco, declina nel welfare, scivola ai posti bassi tra i Paesi evoluti, perché giochi vari, più o meno turpi, non compensano i vuoti intellettuali. Alla fine glŽinselvatichiti pagano dazio. Sotto lifting, trapianti al cuoio capelluto, formulari compilati da ghost-speaker e writer, appare calvo, rugoso, balbuziente, assonnato: la caricatura dŽun impresario del governo; così appare a chi votandolo senza troppe illusioni, in odio ai parolai politicanti cresciuti nelle scuole dei partiti, gli accreditava abilità pragmatiche adoperabili nellŽinteresse collettivo, almeno a fine omeopatico. Non ne ha: lo dicono i fatti, rinforzando i dubbi sulla sua storia occulta; un conto è spacciare oppio televisivo sotto privilegio governativo, altro sciogliere equazioni dŽeconomia seria; lì appare inetto fino al ridicolo. Lo confessa quando, non potendo più negare le cose, raddoppia la posta e ricatta gli alleati riluttanti: il piatto piange; non ha adempiuto uno solo degli obblighi assunti nel contratto con glŽitaliani firmato nel salotto tv, roba da fiera; se non vuol alienarseli, deve almeno ridurre le aliquote fiscali, affinché ognuno sŽilluda dŽessere un poco meno povero. Bene: o i partner lŽassecondano tout court o butta allŽaria il tavolo; allora andiamo alle urne; e stavolta va da solo, forte dei network, avendo braccia lunghissime. Siccome poi un patto europeo impone limiti al deficit, 3% del Pil, vuol disfarsene. In una lettera aperta dichiara guerra allo "Stato mangiatutto". Gli spettatori svegli sorridono: se taglia le imposte, deve ridurre le spese o aumentare quel debito terrificante; e non è espediente raccomandabile; lo tentano i mercanti decotti.

Lo spettacolo sarebbe divertente se non vi fossimo dentro. LŽarte del governo ha delle regole. In 42 mesi vi passa sopra come Attila: sotto accuse gravissime (avere comprato sentenze, su una delle quali fonda lŽimpero editoriale), manomette i quadri legali cucendosi addosso leggi scandalose; riscrive la Carta in un senso tale che, se vi riesce e rivince, diventa invulnerabile; in terza lettura arriva al Senato il dll dŽuna delega al governo affinché riformi lŽordinamento giudiziario. Il clou è presto detto: venivano comodi quei magistrati malleabili; sciaguratamente ve ne sono dŽirrispettosi, al punto da procedere contro gli altolocati; orribile a dirsi, osano toccare lŽUnico; bisogna ridurli allŽordine. Esempio. Attualmente ogni sostituto pubblico ministero esercita poteri suoi, preesistenti allŽatto con cui il titolare lo designa: allŽudienza non piglia ordini; è sostituibile solo nei casi codificati. La nuova norma attribuisce lŽazione penale e preliminari al capo dellŽufficio: gli altri operano quali suoi delegati; lŽatto compiuto senza delega nasce morto; quando voglia, la revoca. Basterà tenere dŽocchio i capi. LŽaccentramento prelude al secondo passo: azione penale non obbligatoria, esercitabile o no secondo criteri stabiliti dal ministro; e magistrati, o meglio funzionari, nominati, promossi, trasferiti, deposti dallo stesso. Sistema sicuro: peccato che non sia in atto, commentano gli adepti del partito trasversale offeso dalle misure cautelari contro suoi esponenti in Basilicata; col nuovo meccanismo nessuno disturba gli affari purché lŽufficio sia diretto da persona sensibile. Infine, nella scia del voto americano, il papa dei dialoghi bicamerali ammonisce gli oppositori: guai se giocano dŽ"antiberlusconismo salottiero" (aggettivo misterioso); finiranno sconfitti. Ergo, parliamone solo con rispetto. Non spira aria da "Animal Farm"?

FRANCO CORDERO

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