breve di cronaca
In Senato le Indicazioni Nazionali
Cgil scuola - 12-11-2004
On. Acciarini (DS)
"Valditara ha partecipato a riunioni e fornito indicazioni"
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Il dibattito in Senato sulla mozione dell'opposizione in materia di programmi scolastici, e in particolare sulla cancellazione di Darwin e lo stravolgimento dell'insegnamento della storia, è stato molto costruttivo. Ci ha infatti permesso di capire come la Destra ha confezionato i programmi, visto che il senatore Valditara, responsabile nazionale di An per la scuola, ha ammesso in aula di avere partecipato ad apposite riunioni e aver suggerito indicazioni. Fatto assai strano, perché normalmente le commissioni per i programmi sono composte di tecnici, i cui nomi vengono resi noti. E' per questo che non è mai stato possibile discuterne in Parlamento.

L'imbarazzo del sottosegretario Aprea è stato evidente e si è espresso nella difficoltà di rispondere puntualmente alle nostre osservazioni, e in quella di spiegare il rapporto tra la prescrittività delle indicazioni generali inserite addirittura in una legge dello Stato e l'autonomia di ogni istituto scolastico.

Ciò che è emerso dalle parole di Aprea è purtroppo la conferma che la scuola pubblica della Destra non guarda in alto, non si pone traguardi elevati e comuni per tutti gli allievi, ma punta a dare il sapere minimo indispensabile. Il sottosegretario ha infatti ribadito che le indicazioni nazionali prevedono livelli bassi di apprendimento proprio per questo, e che comunque una commissione è al lavoro sulle questioni sollevate, come la storia e Darwin. Davvero un bel risultato dopo più di tre anni di governo.


Dichiarazione della senatrice della Margherita, Albertina Soliani, capogruppo in Commissione istruzione

"Contraddizioni, pericolose teorie, qualche apertura sui programmi scolastici. Questa, in sintesi, è la valutazione al termine del dibattito e della replica del Governo". Così la senatrice della Margherita, Albertina Soliani, capogruppo in Commissione istruzione, che ribadisce: "il Governo ritiri le indicazioni programmatiche, torni in Parlamento secondo le procedure previste e le nuove indicazioni siano lavorate alla luce del sole. Nessuna risposta oggi è venuta alle domande poste nella mozione presentata da 91 senatori: chi ha elaborato questa indicazione?".

Spiega infatti la senatrice Soliani: "Mentre il Governo conferma che le indicazioni programmatiche per il primo ciclo della scuola sono provvisorie e transitorie, per il senatore Valditara (An) - che per sua ammissione è tra gli ispiratori e gli autori dei testi - esse sono un manifesto politico-ideologico, soprattutto per quanto riguarda la storia e in particolare per il Novecento, un secolo molto scomodo. Per il senatore Valditara è preferibile che i ragazzi imparino i profili idilliaci e più innocui di Cincinnato e Attilio Regolo. La sottosegretaria Aprea nega che il senatore Valditara abbia fatto parte della Commissione di lavoro, tuttavia la sua influenza sulle scelte culturali di parti significative dei programmi, come storia e lingua italiana, la dice lunga sul patto interno alla Casa delle libertà e sullo scambio politico realizzato sulla scuola e sull'educazione".

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 Tuttoscuola    - 12-11-2004
Tra il primo ciclo e i licei - Le associazioni disciplinari della scuola e la riforma Moratti
No a queste Indicazioni nazionali’
Intervento del Presidente del Forum delle associazioni disciplinari della scuola dopo la Giornata nazionale di studio svoltasi a Roma il 6 novembre


"Siamo qui per dichiarare la nostra totale estraneità alle "Indicazioni nazionali" per i licei che il Ministero sta per emanare"; con queste parole Adriano Colombo, a nome del coordinamento del Forum delle associazioni disciplinari, ha aperto il 6 novembre scorso la "Giornata di studio" che si è tenuta al Liceo Tasso di Roma.
Quindici associazioni di insegnanti e docenti universitari, che rappresentano quasi tutto l’arco delle materie insegnate nelle nostre scuole, hanno voluto rendere pubblico il loro dissenso dai metodi e dai contenuti della riforma per il "secondo ciclo dell’istruzione". Il Ministro non deve più permettersi di dichiarare che ha consultato tutte le associazioni professionali e disciplinari, come ha fatto dopo l’emanazione dei decreti per la scuola elementare e media (in realtà i nostri pareri erano stati chiesti per pura formalità, a cose fatte, e non sono stati ascoltati).

Questi programmi stanno nascendo male. Non si sa come sono stati scelti quelli che li scrivono, non si sa con chi discuterli. Erano stati attivati comitati in cui entravano i nostri esperti, ma dopo la prima riunione non sono stati più riconvocati; non è stata data risposta alle richieste di chiarimenti sulla cornice in cui avrebbero dovuto lavorare (la struttura dell’istruzione secondaria e della formazione professionale, gli orari su cui una materia avrebbe potuto contare). Così le associazioni dell’area linguistica hanno dichiarato l’impossibilità di proseguire nella collaborazione, altre, dell’area scientifica, hanno comunque formulato delle proposte, ma non hanno avuto riscontro.

Nel frattempo altri "gruppi di lavoro" costituiti senza nessuna pubblicità, rimasti a lungo anonimi, hanno prodotto documenti "riservati", di cui le associazioni denunciano "una sostanziale e grave superficialità e genericità di approccio", come ha detto la rappresentante dell’Associazione degli insegnanti di storia dell’arte. Anche gli insegnanti di lingue straniere "denunciano l'approssimazione e la confusione concettuale e terminologica presenti nelle indicazioni per il primo ciclo, causa prima dell'attuale disorientamento degli insegnanti di lingue", come hanno detto LEND-("lingua e nuova didattica") e TESOL-Italy ("Teachers of English to Speakers of Other Languages"), che aggiungono: "Le indicazioni denotano scarsa familiarità con gli sviluppi della glottodidattica degli ultimi 30 anni e ignorano ricerche e documenti del Consiglio d’Europa e gli studi compiuti a sostegno del pluralismo linguistico e culturale".
A nome delle associazioni che si occupano di insegnamento della storia, Aurora Delmonaco dice: "Le Indicazioni risultano da un dialogo fra sordi, storici e pedagogisti, comunque lontani dal reale dibattito sulla disciplina. Così gli insegnanti si ritrovano, con spazi orari e livelli di autonomia ridotti, su una strada piena di buche".

Nella mattinata ha preso la parola anche il prof. Giunio Luzzatto, presidente della Conferenza delle commissioni didattiche delle università e "padre" delle Scuola di specializzazione all’insegnamento secondario che funzionano da alcuni anni e che la riforma Moratti intende abolire: sarebbe un passo indietro gravissimo, ha detto, che annullerebbe gli sforzi di questi anni per creare un raccordo tra università e scuola nella formazione degli insegnanti.

Nella discussione sono intervenuti anche esponenti di associazioni di insegnanti orientate all’insieme della professione più che a una specifica area disciplinare, tra cui alcune hanno espresso posizioni non radicalmente contrarie alla riforma, anche se con qualche critica, come l’UCIIM e l’associazione Diesse, entrambe di ispirazione cattolica. Dura invece l’opposizione di Domenico Chiesa, presidente del C.I.D.I. orientato a sinistra: per la prima volta nella storia della Repubblica, ha detto, si sta attuando una profonda trasformazione della scuola senza nessun coinvolgimento degli insegnanti, degli esperti e delle forze sociali, con un metodo assolutamente antidemocratico. A nome del "Patto per la scuola", Pietro Lucisano ha tra l’altro denunciato come la riforma già varata dell’istituto Nazionale di Valutazione privi questo fondamentale organo di verifica di ogni autonomia e credibilità scientifica.

per il coordinamento del Forum
(Adriano Colombo)



 Anna Pizzuti    - 13-11-2004
Unitario come dichiarato, unitario nei manifesti, come unitario – si spera – nelle piazze, arriva lo sciopero generale della scuola del 15 novembre. Oggetto del desiderio per mesi e mesi, lo scorso anno, quando le ragioni forti della scuola sembravano sempre continuamente stemperate ed oscurate da altri temi ed obiettivi, azione determinata oggi. Oggi che la “nuova” scuola sta prendendo forma sotto i nostri occhi e sulla nostra pelle, e quindi lo “stiamo a vedere” irrazionale o disincantato del quale anni, mesi fa si temevano i rischi, diventa, non può non diventare l’”ho visto e dichiaro il mio dissenso” con l''unico strumento che ho a disposizione, quello dello sciopero, considerato che nessuna forma di ascolto o di dialogo è stata cercata o praticata, nonostante le dichiarate intenzioni di apertura e di confronto. Che hanno raggiunto, ormai, il limite del paradosso. Come avviene nelle conclusioni alle quali è arrivata l' onorevole Aprea durante il suo ultimo intervento al Senato.
Dovrebbe apparire apprezzabile, invece che censurabile" -sostiene con una logica stringente il sottosegretario - "il fatto che il Governo si sia assunto la responsabilità di proporre al Parlamento e al Paese l'applicazione in via transitoria delle Indicazioni nazionali allegate al decreto legislativo n. 59 del 2004.Questa scelta, infatti, consente al Parlamento di seguire l'iter per la rideterminazione delle stesse in forma di regolamento, ammaestrato dai primi risultati ottenuti con l'applicazione del decreto legislativo n. 59 del 2004 e dalle discussioni nel frattempo intervenute; e consente, poi, contemporaneamente, al mondo dei docenti di contribuire allo stesso iter appena richiamato, non trincerandosi più dietro pregiudiziali "reazioni di chiusura", ma partecipando in prima persona alla discussione "di merito" dei loro contenuti.” Piroette linguistiche (bellissima quella sul governo ammaestrato) ed istituzionali che, immagino e spero, si commenteranno da sole. E che da sole basteranno a far considerare, a tutti noi, quanto questo sciopero sia necessario, se non altro per riproporci, a chi sembra averlo dimenticato, come categoria pensante. Uno sciopero non solo di lotta , ma di “valutazione” mi verrebbe da dire. Molto nel “merito”, come il sottosegretario richiede, proprio perché abbiamo verificato. Non di chiusura pregiudiziale, quindi. E nemmeno puramente politico, ammesso che la politica sia un demerito o un peccato, per usare l'espressione cara a Buttiglione.
Questa la prima ragione, la prima consapevolezza. Ma ce n’è una seconda, ugualmente significativa.
Mi ha colpito molto il fatto che il dibattito sullo sciopero non si sia svolto solo - come sarebbe stato naturale - tra gli insegnanti che sono contrari perchè approvano la riforma e quelli che, invece, sciopereranno perchè alla riforma si oppongono. Al centro della discussione - ancora una volta - sono stati messi soprattutto gli elementi di continuità tra la politica scolastica del centrosinistra - passato e futuro - e quella del centrodestra. Dibattito sacrosanto, e sicuramente necessario, per fare chiarezza, che però mi sembra non mettere in discussione una sola delle ragioni dello sciopero.
Sostenere, anzi, che non si sciopera proprio perchè la scuola della Moratti è la naturale evoluzione di quella che volevano Berlinguer e De Mauro, significa, a mio avviso, voler perdere due occasioni. La prima, quasi uno sberleffo al sottosegretario Aprea. Che ha fatto proprie, in un gioco dialettico di rispecchiamento che dovrebbe essere accuratamente osservato e studiato, le considerazioni dei "continuisti" e le ha usate per sostenere la validità formale del modo in cui la provvisorietà delle Indicazioni è stata trasformata in norma legislativa, dichiarando: "La legge n. 53 del 2003 si è posta dunque in continuità con queste opzioni (quelle contenute nell'articolo 8 del dpr 275, sui curricoli) ed anzi ha indicato gli elementi per un loro significativo sviluppo culturale, ordinamentale e istituzionale." . "E' la dimostrazione che abbiamo ragione" sosterranno i "continuisti", mentre invece, riterngo, potremmo trovarci di fronte ad una delle più disarmanti prove di debolezza finora fornite dal governo. Sono i "comunisti", ammette infatti l'onorevole Aprea, i padri della epocale riforma Moratti, di quella che doveva essere la prima vera riforma dopo quella di Gentile. Se così è, veramente tutte le scuole, lunedì 15, dovrebbero essere chiuse. Ma così non è e l'onorevole Aprea si riprende immediatamente. Scelgo a caso un passaggio del suo lungo intervento, per chiedermi e chiedere: era veramente quella da lei descritta la nostra scuola? Eravamo veramente così succubi e prigionieri?
" ...è opportuno, perciò, non dimenticare" - ci ammonisce l'onorevole - "che le Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati transitorie allegate al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, non possono essere paragonate in alcun modo ai vecchi programmi di insegnamento. Questi esplicitavano a nome e per conto dello Stato-persona l'intero raggio di azione ideologico, culturale e professionale dei docenti e delle istituzioni scolastiche. Richiedevano di essere applicati e non presupponevano l'autonomia didattica, organizzativa e, soprattutto, di ricerca e di sviluppo dei docenti e delle istituzioni scolastiche, e tanto meno il principio costituzionale di sussidiarietà." Il fascino dell'oratoria del sottosegretario Aprea - reso irresistibile anche dall'uso di termini quali precomprensioni o referinaggio - mi sta facendo perdere il filo del discorso. Che riprendo subito, per ricordare a tutti noi, quella che mi sembra essere la seconda, determinante, occasione da non perdere il 15 novembre: farsi ascoltare - preventivamente direi - anche dai D'Alema, dai Rutelli e da tutti i sostenitori del buonsenso dal respiro corto. E di segnalare una presenza vigile e l' impegno a difendere non la scuola così come è, ma così come abbiamo compreso che deve essere. Conservata e conservatrice. Innanzitutto della sua logica e del suo valore di scuola di massa. Un concetto che ho visto sempre come punto di arrivo e non di partenza. Una scuola nella quale le questioni, le difficoltà enormi che spesso sembrano sopraffarci siano trasformate in sfide da vincere con le risorse dell'intelligenza che crea e che opera e con il sostegno della fantasia e, insieme, della razionalità. Una scuola che freni - come è suo compito istituzionale - questa disgregazione che rischia di diventare barbarie.