breve di cronaca
Bambini malati di solitudine
L'eco di Bergamo - 09-11-2004



La sindrome: soli in compagnia

Trascorrono la maggior parte della giornata in compagnia, impegnati in mille diverse attività: palestra, corsi di nuoto, di musica o di inglese. Eppure si sentono tremendamente soli. Anche a scuola, tra maestre e compagni. È la fotografia dei bambini italiani, colpiti sempre più spesso da quella che gli esperti hanno battezzato come la nuova sindrome del «soli anche in compagnia»: a soffrirne sarebbe almeno il 7% dei ragazzi tra i 5 e i 15 anni. A puntare i riflettori sul «fenomeno solitudine» dell'universo infantile è lo psicoterapeuta e direttore dell'Istituto di Ortofonologia di Roma, Federico Bianchi di Castelbianco.

La conferma che la solitudine colpisce oggi in misura sempre maggiore anche i più piccoli arriva da un'indagine condotta dall'Istituto romano, in collaborazione con alcune associazioni, su un campione di oltre 2 mila bambini tra i 5 e i 15 anni su tutto il territorio nazionale. La ricerca sarà presentata in occasione del XXVI Congresso internazionale della Società italiana di psicologia (Sips), in programma dall'8 al 10 novembre a Roma.
«Il nostro obiettivo - ha spiegato Bianchi di Castelbianco - era capire in quale misura i nostri bambini soffrano di solitudine e in che modo questa situazione viene da loro percepita». Decisamente «preoccupanti», ha commentato l'esperto, i risultati della ricerca: «Il 7% dei bambini intervistati ha detto di sentirsi solo, indicando nella scuola il principale luogo legato a tale stato d'animo».
Ma cosa intendono i bambini per solitudine?
«Principalmente uno stato di malinconia e un senso di incapacità a comunicare con gli altri, soprattutto coloro che sono più vicini; Insomma - ha spiegato lo psicoterapeuta - si sentono soli anche, e a volte soprattutto, quando sono in compagnia».
Un'incapacità di comunicare e stringere legami affettivi più forti confermata anche da un'altra risposta: «Quando è stato chiesto loro 'chi può farti più compagnia?'. la maggioranza ha indicato il telefonino. Una dimostrazione del fatto - ha sottolineato l'esperto - che per i ragazzi è sempre più difficile 'scoprirsi' con una persona vicina, tanto da preferire un tipo di comunicazione a distanza in cui il telefonino rappresenta, appunto, una sorta di protezione».
Ai bambini è stato anche chiesto di rappresentare la solitudine attraverso un disegno: «La maggior parte - ha detto Bianchi - ha usato simboli legati all'idea di povertà, disegnando dei barboni, extracomunitari o lavavetri».
La solitudine, cioè, nell'immaginario infantile si identifica proprio con la povertà. Ma non sempre: una certa percentuale, infatti, ha anche disegnato i genitori o i fratelli e le sorelle. Segno, ha commentato lo psicoterapeuta, che questo é un problema che si vive anche in famiglia.
Ma da dove nasce la solitudine dei piccoli?
«Le radici - ha affermato Bianchi di Castelbianco - sono sempre nella famiglia e nel tipo di rapporto che hanno con i genitori». Un rapporto, ha denunciato, che «oggi è sempre più basato sulle cose da far fare ai bambini piuttosto che sul contatto vero da instaurare con loro». Così, i ragazzini «sono riempiti di cose da fare, poiché i genitori vivono un loro eventuale 'mi sto annoiando' con un grande senso di colpa. Ma in questo modo - ha precisato l'esperto - i bambini fanno tante cose senza viverle davvero. Se ogni momento è 'pieno', infatti, non sono più capaci di cogliere le differenze o il reale valore di ciò che fanno». La noia, in altre parole, «non sempre è negativa, e può anche essere una spinta alla riflessione e alla progettualità».
La solitudine, avverte lo psicoterapeuta, «nasce anche da tale iperattività». Ma c'é anche un'altra faccia del problema: se sentirsi soli per molti bambini è un dramma, i momenti di solitudine rappresentano allo stesso tempo, per circa l'80% del campione, anche una sorta di via di fuga. Si tratta cioè, «come ha affermato la maggioranza dei ragazzini intervistati - ha concluso Bianchi di Castelbianco - dell'unica occasione per fare finalmente ciò che vogliono, al di là delle mille attività il più delle volte imposte dai genitori».

6 novembre 2004

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 McMurphyVsRatched    - 19-01-2005
Un bambino affidato ai suoi due genitori (in modo congiunto, condiviso, o alternato) è sicuramente più seguito di uno affidato in via esclusiva ad uno solo dei due. Togliere l'esercizio della responsabilità/affido dei figli a genitori idonei è un abuso.
L'affido esclusivo ad un solo genitore va cancellato (ovviamente ad esclusione dei casi che competono gli art. 330 e 333 del Codice Civile che non sono prerogativa di genitori separati ma che riguardano tutti).