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Prodigi e difetti della Wikipedia
il Manifesto - 13-10-2004
L'enciclopedia «aperta» sul web è un grande progresso, ma non sempre è affidabile

di LUCIANO LOMBARDI

Dopo aver annusato con occhio critico le voci provenienti dai weblog, il mondo del giornalismo tradizionale (conservatore? corporativo?) si avvicina adesso al wiki, astro nascente tra i fenomeni comunicativi dell'online, in una mistura di affettuosità giornalistiche e critiche più o meno velate. Chiariamo subito che wiki (che in hawaiano significa «veloce») è un particolare formato Web a carattere informativo, in cui i contenuti possono essere creati, aggiornati, modificati e cancellati da una comunità di utenti che opera in modalità cooperativa. Per prendere contatto con wiki, un gruppo di volenterosi giornalisti e studiosi dei media statunitensi ha scelto di partire dal suo esponente più rappresentativo, il più noto, quello che più ne incarna la filosofia. È partito dunque da Wikipedia, l'enciclopedia online per antonomasia arrivata ormai a 340 mila voci e dotata di un elevato numero di edizioni nelle varie lingue del pianeta, compresi il javanese e l'idioma della bassa Sassonia. E l'ha esplorata giungendo a una conclusione per certi versi allarmante: i lemmi e gli articoli di Wikipedia non sono così attendibili, e dunque Wikipedia non è una fonte di informazione autorevole. Da questo discenderebbe che se crolla la base, allora rischia di crollare anche tutto il resto della filosofia wiki.

Informato della cosa o forse incappato in uno dei tanti blog che stanno dibattendo la questione, Jimmy Wales, che di Wikipedia è fondatore, nonché responsabile della fondazione no profit che gestisce il sito, ha dato una bella smorzata ai toni, negando ogni pretesa di voler ascendere al rango giornalistico. E ha poi aggiunto con sincera modestia che «sebbene il livello medio dei contenuti dell'enciclopedia sia elevato, il processo di editing "aperto" che la caratterizza implica che chi scrive le voci e chi le legge debba essere particolarmente sensibile e giudizioso». Parole che, se lette in trasparenza, suonano anche come un fidarsi è bene, ma sottoporre il contenuto a una doppia verifica è meglio. Corollario: Wikipedia non ha alcuna ambizione di vestire i panni della fonte informativa e il gruppo dei giornalisti che hanno avuto tale sospetto possono adesso dormire i loro sonni tranquilli.

Ma evidentemente a qualcuno la cosa non è parsa sufficientemente chiara e ha voluto spingersi oltre, fino a quasi infierire. Prima, si è provato a inserire alcuni errori nelle pagine dell'enciclopedia (13 per l'esattezza), che però nel giro di poche ore sono stati corretti. Poi sono stati presi di mira diversi lemmi tra i meno visitati in assoluto includendo al loro interno qualche piccola imprecisione, la quale è rimasta intonsa per giorni e giorni.

Insomma, i dubbi sulla solidità di un tale sistema di condivisione del sapere di tipo cooperativo hanno qualche fondamento. Eppure ci sono esempi che dimostrano l'esatto contrario. La Bbc, tanto per citare un caso emblematico, utilizza abitualmente un sito wiki costruito nel proprio sistema informatico considerato dai giornalisti come uno spazio comune per il work in progress dei pezzi e delle inchieste. Così come il colosso media statunitense ZDNet ha scelto wiki per condurre online un esperimento di giornalismo partecipativo teso a ridurre in maniera virtuosa la presenza dell'intermediatore-giornalista attraverso l'avvicinamento tra la fonte della notizia e i suoi potenziali lettori. Questi e tutti coloro che in qualche modo hanno potuto sperimentare sul campo il modello wiki non si stancano di sottolineare i benefici che esso può dare in termini di completezza dell'informazione.

Rimane aperta la questione dell'autorevolezza. Ebbene, tutti sono concordi nel pensare che l'unico modo per garantire che essa raggiunga livelli più che accettabili sia il firmare con il lettore che diventa autore una sorta di contratto sociale. In esso dovrà essere ben evidenziato come l'uso onesto e corretto del mezzo sia fondamentale per avere, come contropartita, la possibilità di sentirsi parte attiva nel processo di costruzione e di diffusione della conoscenza.
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