breve di cronaca
Primo, nascondere gli alunni disabili
L'Unità - 17-09-2004
«Proprio l’altro ieri mi è arrivata una segnalazione da una signora di Fabriano. Non le hanno accettato a scuola il figlio “diversemante abile” perché non c’era l’insegnante di sostegno. Non è il solo caso. Sono situazioni drammatiche per i ragazzi e per le famiglie che improvvisamente non si vedono più garantiti diritti essenziali». È la denuncia del presidente dell’Anfas, l’associazione nazionale delle famiglie con portatori di handicap, Roberto Speziale che ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera aperta al ministro Moratti. «Abbiamo compiuto un atto ufficiale. Le abbiamo chiesto la convocazione urgente dell’Osservatorio per l’integrazione scolastica - spiega - affinché il ministro, predispondendo una ricognizione presso tutte le direzioni regionali, riferisca all’Osservatorio sulla esatta situazione che si è determinata in Italia rispetto ai tagli indiscriminati che sono stati fatti e che al ministero continuano a negare». È preoccupato Speziale. Al ministero assicurano che non ci sono stati tagli, ma «semplici razionalizzazioni». «Alla mia associazione - afferma - invece continuano ad arrivare ogni giorno segnalazioni che ci dicono il contrario. Non solo mancano gli insegnanti di sostegno, ma anche gli assistenti per l’aiuto personale che vanno messi a disposizione dai comuni». Il quadro è drammatico, le famiglie dei disabili chiedono sia fatta chiarezza sul balletto delle cifre. Cosa che ora, a scuole iniziate, non dovrebbe essere impresa impossibile. Sino ad oggi, però, non sono arrivate risposte da viale Trastevere.

Chiarezza e un monitoraggio preciso sulla «reale situazione sul territorio nazionale degli insegnanti di sostegno» e «sul relativo monte ore» messo a disposizione per «gli alunni disabili presenti nelle scuole di ogni ordine e grado» chiedono Luigi Giacco, deputato e responsabile nazionale Ds per le politiche dell’handicap ed Augusto Battaglia, capogruppo DS in commissione Affari Sociali che invitano i ministri Moratti e Maroni a riferire in Parlamento. Quello che preoccupa in modo particolare Giacco è la cultura che c’è dietro queste scelte. È il tentativo di scaricare sulla famiglia l’intero peso del figlio «diversamente abile». «Sarebbe un inaccettabile passo indietro - commenta - perché l’handicap è un problema sociale, che riguarda l’intera comunità». Sottolinea il rischio di riportare il problema della disabilità «nel chiuso delle famiglie, con una logica di medicalizzazione più che socio-educativo». «Altro che inserimento - aggiunge -. Invece di fornire dei supporti, di aiutare questi giovani “diversamente abili” a costruirsi un futuro, ad integrarli nella scuola e nella società. Si dà loro solo il minimo per sopravvivere. È l’effetto del modello di società liberista e competitiva proposto da questo governo: tutto ciò che non è funzionale all’efficienza è considerata spesa inutile, spreco». Vi è pure un altro aspetto che preoccupa il parlamentare della Quercia: «Queste sono misure - afferma - che colpiscono le famiglie e spesso si tratta di fasce deboli, ma anche a chi non ha difficoltà economiche ha problemi seri da affrontare. Il figlio “diversamente abile” torna ad essere considerato una realtà da nascondere». «Questo governo - conclude -, invece di creare responsabilità e condivisione sociale, con una defiscalizzazione o con un sussidio cerca di riportare il problema all’interno della famiglia, ma così finisce per renderla più sola e disperata».

Questa emergenza sociale finisce per colpire anche gli enti locali. Ne è ben consapevole l’assessore all’educazione del comune di Napoli, Raffaele Porta. «Il taglio a questi servizi è una delle cose più aberranti della scuola italiana: sono le fasce più deboli ad essere colpite» afferma. In Campania il punto più critico è a Caserta, ci sono stati ben 250 posti in meno. A Napoli e provincia la situazione è meno difficile. «È il quadro generale ad essere drammatico, si tratta di bambini disabili che vivono in un’area di grosso disagio». Il punto è che le amministrazioni comunali con la riduzione dei trasferimenti ed ora alle prese con il decreto “taglia spese del 10%”sono oramai all’osso. «Con sacrifici, tagliando altrove, abbiamo garantito gli stessi investimenti degli anni scorsi, ma non possiamo spendere una lira in più» conclude l’assessore.

Quello del numero degli insegnanti di sostegno e della mancata copertura della domanda rappresenta per la Cgil Scuola uno dei problemi più gravi di questa riapertura di anno scolastico. La situazione «ha raggiunto punte di disagio così forte da prefigurare l'interruzione di un servizio, garantito dallo Stato: il diritto all'integrazione scolastica degli alunni disabili» afferma in una nota. E ricorda come in piena estate si sono mossi anche i Prefetti, spinti dalle preoccupazioni di tanti genitori, in Campania come in Sicilia. Iniziative di mobilitazione- sottolinea - che hanno avuto qualche risultato: vi sono stati «posti aggiuntivi» a Siracusa 168 posti, a Messina 234, 200 in tutta la Campania, 600 nel Lazio, 274 in Lombardia. L’altro nodo è quello della certezza sui numeri e del chiarimento sui criteri adottati per la ripartizione di questi posti. Il timore è che il principio regolatore sia stato quello della «discrezionalità». Di questo si discuterà in un incontro tra i vertici di viale Trastevere e i sindacati in calendario per martedì prossimo, 21 settembre.

Roberto Monteforte

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 Rosanna Cirasino    - 19-09-2004
La disabilità è un problema d' integrazione sociale che investe la persona e la collettività. Non è mai stato di facile soluzione per una serie di motivi da ricercare sia a livello di macroorganizzazione che di microorganizzazione scolastica. I docenti di sostegno vengono spesso considerati di secondaria importanza e vagano come monadi all' interno di Istituti scolastici costruendo "classi differenziali" in rapporti duali con gli utenti disabili quando invece ormai, per tutti gli utenti, occorrerebbe una logica curricolare personalizzata e calibrata sul soggetto-valore, su ogni soggetto-valore. Non sempre sono presenti le equipes sociopsicopedagogiche e ciò comporta altri problemi di raccordo unitario tra varie componenti per un effettivo contatto tra programmazione individualizzata e programmazione di classe nella costruzione di un PEI
Cosa bisognerebbe fare?.. Parlarne sì, ma così come questo padre occorre denunciare. E' finito il tempo delle vuotaggini burocratiche, delle chiacchiere da corridoio dei docenti, delle deleghe agli altri, dei genitori che si nascondono per vergogna. E' finito quel tempo! Questo nuovo tempo è quello di una nuova intelligenza, fatta di razionalità e di sensibilità. E' il tempo di una nuova coscienza e consapevolezza in cui occorre affidare i "nostri figli" a professionisti , a coloro che abbiano competenze dichiarate, procedurali, concrete e siano capaci di relazioni empatiche. Ma ciò è assolutamente necessario per tutti i diversi... e diverso è ogni alunno... che sulla base di concrete anamnesi e diagnosi, esige di essere orientato, guidato, sostenuto in scelte personali ed autonome nel suo, originalmente suo... "progetto di vita".