C'era una volta il tirocinio
pino patroncini - 28-07-2004
C' era una volta...un re, direte voi. No, e nemmeno un pezzo di legno. C'era quella cosa, un po´ trascurata magari, che si chiamava tirocinio e che si faceva, una volta, negli istituti e nelle scuole magistrali perché le/gli allieve/i imparassero a gestire le classi scolastiche. Dall'istruzione magistrale la cosa passó a fatica e solo alcuni anni fa alla preparazione universitaria dei docenti nelle cosiddette SSIS. Per la prima volta insegnanti della secondaria entrarono all'universitá per un po' del loro tempo a spiegare la scuola reale agli studenti e a coordinare il loro inserimento in attivitá di tirocinio presso le scuole. Alla base del tirocinio c'é infatti un principio pedagogico che vuole che l'apprendimento avvenga riportando in situazione le competenze teoriche e rielaborando nello studio le esperienze pratiche.

L'ECCLESIASTE DELLA MORATTI

Ebbene tutto ció non ci sará piú. Una volta che lo schema di decreto sulla formazione degli insegnanti subdolamente "lanciato sul mercato" quando gli insegnanti sono in vacanza, al posto del tirocinio ci sará il praticantato.
Dove sta la differenza? La differenza sta nel fatto che col praticantato si tratta solo di applicare ció che astrattamente si é appreso. Dopo di che se sarai bravo ad applicare sarai forse assunto da un capo di istituto benevolo. Salta l'intreccio tra verifica pratica ed elaborazione.
E', per cosí dire, la scuola dei due tempi: un tempo per apprendere, un tempo per praticare. Un tempo per sapere, un tempo per fare.
Ma a ben vedere nelle logica della riforma Moratti questo non costituisce una contraddizione perchè anzi ne è l'ispirazione di fondo.

DAL MAESTRO DELLA PLASTILINA AL PRATICANTATO

Non si incomincia forse alle elementari col tempo del mestro-tutor che insegna lettere e matematica e col tempo del maestro della plastilina e dei quattro salti in palestra? Non si continua forse nelle medie con il tempo delle materie "nobili" e il tempo, prevalentemente aggiuntivo (e magari pomeridiano) dell'educazione tecnologica?
Nella secondaria superiore poi addirittura la separazione tra sapere e fare é elevata a pilastro di sistema col liceo statale, scuola della teoria, e la formazione professionale regionale, scuole della pratica tecnica e dellávviamento al lavoro.
C'é un filo pedagogico che lega il maestro della plastilina al praticantato post-lauream. C´è del metodo in questa follia!

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 ilaria ricciotti    - 01-08-2004
I c'era una volta che rimpiango sono molti, anche se la scuola italiana doveva essere revisionata.
Questa riforma purtroppo non sarà in grado di farlo.
Anzichè rinnovare, seguendo una logica educativa mirata, essa sta tagliando il meglio della scuola italiana. Non solo persone meritevoli e capaci, ma metodologie didattiche sperimentate a fatica e consolidate nel tempo. Assistere a tutto ciò, dispiace, fa male e provoca tanta, ma tanta apprensione per il destino che verrà riservato ai nostri giovani ed a tutti gli operatori che lavorano dentro quella importantissima istituzione chiamata scuola.