Lettera aperta a Mario Pirani
Maurizio Tiriticco - 14-07-2004
Gentile Dott. Pirani,

mi permetta alcune osservazioni a proposito del suo ultimo pezzo sulla distruzione della scuola primaria (“la Repubblica” del 12 c. m.). E’ certo che la nostra scuola sta attraversando un difficile momento, per tutta una serie di ragioni, in parte strutturali, epocali, direi, in parte attribuibili alla improvvida politica dell’attuale maggioranza!
In primo luogo, almeno due punti fermi!
1 Le ragioni strutturali sono dovute al fatto che l’istruzione oggi nei Paesi ad alto sviluppo ha assunto proporzioni tali che nulla hanno a che vedere con il passato: la scuola che io e Lei abbiamo frequentata era un altra perché altre erano le esigenze socioculturali, occupazionali, professionali, ed anche civiche, direi! Quella scuola che ci ha formati ed, in un certo senso, anche bene – ambedue abbiamo frequentato il ginnasio-liceo del ventennio – oggi può essere solo ricordata con la tenerezza tipica degli anziani come noi, ma, La prego, non facciamo confronti! E’ impossibile!
2 Non confondiamo le ipotesi e le realizzazioni del governo di centrosinistra, molte delle quali criticabili, con ciò che si sta verificando con la legge 53! Non facciamo di ogni erba un fascio! Con tutti i suoi errori, la riforma di Berlinguer si collocava nel solco di un processo che dalla Costituzione del ’47 in poi ha permesso alla scuola di diffondere conoscenze, cultura, senso civico in una misura che non si era mai verificata nel nostro Paese! L’attuale governo ha bloccato e rovesciato questo processo! L’eguaglianza è diventata una cosa di sinistra, da Paese arretrato! Ciò che conta per un Paese avanzato sarebbe la differenza! Il nuovo ordine è questo: diamo a ciascuno non secondo i suoi reali bisogni, ma in base a ciò che desidera! Basta con una scuola eguale per tutti che crea solo dispersione! Sì ad una scuola differente per tutti – la personalizzazione! – in modo che a ciascuno sia dato secondo le sue potenzialità ed attitudini! Come se queste fossero doti innate! Probabilmente ogni persona sarà promossa, non ci saranno più dispersi, e tutti saranno contenti e… canzonati!
Ed ora veniamo al punto centrale del Suo pezzo, la pretesa distruzione della classe!
1 E’ proprio sicuro che la distribuzione degli alunni in rigide classi di età sia l’unica forma organizzativa e didattica per un apprendimento efficace? Ai tempi nostri, addirittura, c’erano anche le classi maschili e femminili e le scuole avevano anche due ingressi, uno per i maschi ed uno per le femmine. Consideri che la divisione in classi d’età in una scuola organizzata a mo’ di caserma era ed è funzionale alla promozione dalla prima in seconda, in terza e così via, come nell’esercito si passa da soldato a caporale, a sergente fino a maresciallo d’Italia! Ricorda? Ai nostri tempi c’era pure la leva fascista! Solo nella scuola delle classi di età si ripetono gli anni: il che è un assurdo educativo che tutti i pedagogisti – e non solo quelli d’assalto come me, ammesso che sia un pedagogista – hanno dimostrato! Non c’è nulla che si ripeta pedissequamente nello sviluppo/crescita e nell’apprendimento di un nuovo nato, perché ogni evento dà luogo ad una esperienza nuova e sempre costruttiva! Le classi scolastiche, invece, si ripetono! Credi di avere compiuto 8 anni! Non è vero! Ne hai ancora 7! Torma indietro, come al gioco dell’oca! Perché le bocciature sono altamente educative… come le nerbate del plagosus Orbilius!
2 E’ ormai da almeno un ventennio che le classi d’età sono accompagnate e arricchite da altre forme di aggregazione: le classi aperte, i gruppi di lavoro, i laboratori, i moduli, le forme organizzative del tempo pieno e del tempo prolungato! Non sono invenzioni della Moratti e neppure di Berlinguer. Per non dire delle forme di flessibilità previste dall’autonomia! E tutti i pedagogisti – compresi quelli d’assalto come me – sono ben consapevoli che un gruppo forte di riferimento, che possiamo anche chiamare classe, è assolutamente necessario per sollecitare tutti quei processi di identificazione e di socializzazione (sviluppo della identità personale e della responsabilità relazionale: sono i poli della maturazione del Sé e dell’incontro con l’Altro) che sono fondamentali per uno sviluppo consapevole!
Mario Rossi e Lucia Corti ieri in una classe d’età fruivano di tutti i saperi di cui allora una società, che era quella che era, disponeva. Oggi a Mario e Lucia dobbiamo offrire occasioni formative più ricche, che una didattica a classe unica non è più in grado di dare! Formule organizzative diverse che permettano la coesistenza di più gruppi oltre a quello di riferimento, assolutamente necessario, le scuole le stanno sperimentando da anni in funzione proprio del fatto che i saperi e i bisogni educativi si sono moltiplicati. Il problema, allora è un altro: come bilanciare le esigenze diverse che un soggetto in età evolutiva ci rappresenta in questo contesto socioculturale complesso e, certamente, anche difficile. La difesa della classe tout court è uno strumento assolutamente inadeguato e fuorviante.
Ovviamente, altro discorso è quello delle Indicazioni nazionali e di tutto le nuove sigle che ci vengono propinate e sulle quali non solo ogni pedagogista, d’assalto o meno, ha tante cose da dire, ma soprattutto le scuole e gli insegnanti che da settembre ci si dovranno misurare!
Ed è qui che il discorso si fa serio! La difesa della classe, mi creda, è un discorso di retroguardia! Non è la classe che salverà la scuola primaria!
Con simpatia!

Roma, 13 luglio 2004

Maurizio Tiriticco

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