I colloqui
Giovanna Casapollo - 20-02-2002
Un fiume di gente s’agitava impaziente nel corridoio in attesa del convegno con chi avrebbe svelato indelebili verità su giovinetti in ansia

“...può fare di più....è un ragazzo intelligente...se solo si impegnasse ...
“...non riesce a concentrarsi ...non porta a termine gli impegni assunti...nell’espressione scritta è disordinata e alogica...”

Dietro una porta chiusa, docenti spossati consumavano ancora, davanti a genitori ossequienti e sfiduciati, riti stantii e anodini.

“...occorre riconoscere nella partecipazione dei genitori un fatto educativo di grande possibilità...”
“dialogo tra docenti e genitori: confronto critico di posizioni e di proposte ...”

Elena si era ripromessa di non essere vaga, di evitare i discorsi consolatori, di far riflettere le mamme sui risultati delle sue osservazioni, sulla difficoltà di gestire con rigore conseguenziale l’organizzazione dell’apprendimento...

“La diversità degli alunni a livello qualitativo crea l’esigenza di valutare realisticamente ciascuno in rapporto alle ‘sue’ concrete possibilità e al ‘suo’ processo di maturazione personale, e in rapporto al ‘suo’ ambiente di provenienza”

ma ... quegli sguardi acquosi e inquisitori che con compostezza sprezzante pretendevano giudizi definitivi sui figli, la facevano sentire colpevole.

‘Avrei potuto fare di più,’ pensava, ‘sono ragazzi intelligenti’, ‘se solo mi impegnassi con continuità...”

e ...ancora una volta con un parlato vano, in uno sforzo comunicativo infinito costruiva illusorie relazioni di complicità con interlocutori avviliti e sfiduciati

‘...segue le lezioni... non legge a casa’...’ha bisogno di essere incoraggiato‘...si esprime con facilità...non studia con interesse...è affettuosa...’

Il viso infantile della giovane mamma di Andrea, lo sguardo sfuggente del padre di Claudia, l’atteggiamento dignitoso dei genitori di Laura...tendevano le corde della sua sensibilità e caricavano di elementi difficilmente misurabili le prestazioni dei suoi allievi.

“La funzione docente è arte, tecnica, progetto...l’insegnante è colui che non può non conoscere il suo mestiere...”

...ripeteva stancamente da troppo tempo ormai.

(da Una Prof Qualunque di Giovanna Pisu Casapollo)

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Caelli Dario    - 23-02-2002
Va bene che i colloqui scuola famiglia non sono, realisticamente, produttivi o efficaci, nemmeno facili da gestire in certe situazioni.

Però... dobbiamo fare un passo oltre e cercare di capire che la soluzione è da cercare insieme e non solo nella critica, legittima, per carità, al sistema che impone prassi discutibili.

Da anni rifletto sul problema e sarei contento di scambiare idee e proposte sull'argomento.
Magari anche di avere il parere di colleghi che negli anni hanno sperimentato nuove forme di colloquio con i genitori.

Mettiamoci la grinta e cerchiamo di risolvere il problema. In fondo non ci sono molte incicazioni, se non quella dei tempi da dedicare a questa attività.
Cerchiamo soluzioni, finiamo i lamenti.

 anna bornaccini    - 24-02-2002
Cara collega, condivido davvero le tue parole, a volte penso che tra i docenti ci sia uno sdoppiamento della personalità perché in molti sono anche genitori...
Volevo però porre l'accento anche su un'altra faccia della medaglia, quella degli alunni che si ritrovano TIMBRATI sin dalla tenera età. Sì, più passa il tempo e più mi trovo a disagio. Io insegno alle elementari e per 5 anni (7600 ca. h.) vivo quel tempo con i bambini, con quei fanciulli che fiduciosi si stanno incamminando verso il loro futuro. Giorno dopo giorno, passo dopo passo, è naturale, è umano, si stabilisce una relazione molto forte, un legame importante e gli alunni diventano la tua squadra per la quale tifi al di là del bene e del male.
- Non importa se hai sbagliato, riprova.
- Tranquilli, all'inizio è difficile ma poi...
E così via di seguito cercando di incoraggiare, di sostenere in ogni circostanza, ma poi che accade? Due volte l'anno scende la mannaia e accade che devi dare le schede di valutazione, perciò chi non ha raggiunto gli obiettivi è NON SUFFICIENTE in italiano o ..... . Ebbene due volte l'anno mi sento una persona falsa, un'amica che tradisce la loro fiducia. Genitori e alunni mi guardano e senza parole dicono: - Balle, ecco qua un bel non sufficiente, ecco il tuo giudizio!!
Che strazio, perché non dare soltanto un attestato di frequenza, magari con qualche parola sull'impegno, la socializzazione.... Se è scuola d'obbligo, se i pedagogisti affermano che ognuno ha diritto di procedere in base alle proprie capacità, se... se... se... Se qualche ragazzino è già di per sé sfortunato perché non seguito o meno dotato, devo anche affibbiargli il bollino nero, sin dalle elementari!!
Forse che noi adulti siamo incentivati dalle frustrazioni? E' così che posso far raggiungere ad ognuno il loro piccolo o grande successo scolastico?

un saluto
anna bornaccini