breve di cronaca
Il Francese del Gulag
Grazia Perrone - 05-07-2004

Jacques Rossi
1909 - 2004



Nato in Francia, studia Belle Arti e Civiltà Orientali a Berlino, a Cambridge e alla Sorbona; in Polonia con la madre, a sedici anni è già membro del PC clandestino polacco; poliglotta (conosce una decina di lingue), viene arruolato dal Komintern, per il quale svolge alcune missioni.

Dalla Spagna, dove si trova durante la guerra civile come agente di collegamento impegnato nel "fronte interno", viene richiamato a Mosca: è il 1937, l'anno della grande "purga staliniana" [1] e a "Jacques il francese" vengono affibbiati dieci anni di lager per "spionaggio a favore della Francia e della Polonia" [2].

Allo scadere della pena, nel 1948, invece di essere rilasciato si vedrà allungare la pena di altri 10 anni. Quei vent'anni verranno ironicamente definiti dal Rossi stesso: "Survival studies, the Gulag Archipelago: 1937-1957".

Nonostante la "denuncia dei crimini di Stalin" avvenuta nel corso del XX Congresso del PCUS (1956), deve passare altri 4 anni relegato, in domicilio coatto, a Samarcanda, in Asia centrale. Con grandi difficoltà e minacciando clamorose proteste riesce (nel 1960) a ottenere un visto per la Polonia comunista (diventando docente universitario) e a tornare definitivamente in Francia solo nel 1985.

Gli "studi di sopravvivenza" frequentati suo malgrado gli consentono di redigere un dizionario enciclopedico di oltre 2000 schede (e migliaia di voci e accezioni): il "Manuale del Gulag", pubblicato in russo, a Londra, nel 1987, ma ignorato dagli editori occidentali non interessati alla documentata testimonianza.

Passerà un decennio prima che in Francia (1997) lo pubblichino.

Oltre al Manuel du Goulag (mai tradotto in italiano), nel 2000 sono stati pubblicati dei racconti, tradotti in italiano solo nel 2003: Com'era bella questa utopia. Marsilio Editore.

E’ mancato il 30 giugno 2004.

[1] Orribile neologismo col quale si indicano i grandi processi contro gli oppositori al regime staliniano che si conclusero con innumerevoli condanne a morte. Il primo processo (cd. Zinov'ev-Kamenev accusati di complicità nell'assassinio di Kirov) ebbe luogo dal 15 al 18 gennaio 1935 e si concluse (dopo la "confessione" degli imputati) con pesanti pene detentive. Pena che fu commutata in condanna a morte (per tutti gli imputati) nell'agosto del '36.

[2] Una sorte ben diversa (e tragica) fu riservata, invece, al potentissimo "consigliere" Antonov-Ovseenko. Al suo rientro in Unione Sovietica dopo la "trasferta" spagnola fu ripagato (al termine di un processo sommario e senza grandi clamori) con un colpo di pistola alla nuca.

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