Altre riflessioni sulla condanna del preside di Rho
Giovanna Moretti - 03-07-2004
Ci segnalano da retescuole:


Sono rimasta sgomenta non tanto per il provvedimento preso quanto per il "clamore" che ne ha dato la stampa e questo ha suscitato in me i più perfidi pensieri: viviamo in un paese in cui oggi si passano le notizie non per amore, e rispetto, della libertà di informazione ma per pilotare l'opinione pubblica, per distrarla da altro o, peggio, per usarla come messaggio trasversale: attenti signori presidi, siate intransigenti!

Non riesco ad immaginare metodo migliore per "reprimere" senza "affrontare" e per quietare le coscienze.Tuttavia, per entrare nel merito della questione, non ho nulla da eccepire sul provvedimento perso: il Preside di Rho ha violato l'articolo 331 del Codice di Procedura Penale perchè era "obbligato" a sporgere denuncia per gli episodi di spaccio e di uso di sostanze stupefacenti nella scuola da lui diretta.

Inoltre questo non è l'unico reato ascrittogli: un po' di informazione corretta ed esauriente consente anche di farsi un'opinione avendo tutti gli elementi per valutare.Questa è la legge e l'educazione alla legalità passa in primis per il rispetto delle norme che regolano una società, sul fatto che siano buone o cattive se ne può e se ne deve discutere. E questa legge dovrebbe essere rispettata da tutti i presidi, non oso immaginare quanti di loro abbiano sudato freddo nel leggere quanto successo al prof. Dagnini perché è un segreto di Pulcinella che in "tutte" le scuole superiori si faccia uso di sostenze stupefacenti e si spacci tranquillamente.

La prima regola di un buon educatore, e fra questi metto soprattutto i genitori, è di predicare e razzolare con coerenza: non si può insegnare il rispetto delle leggi e delle regole della Democrazia per poi disattenderle quando risultà un po' scomodo rispettarle. Si manda un messaggio ambiguo proprio a quei giovani, tanto severi nel giudicare il comportamento di noi adulti, che invece dovremmo sostenere nella loro crescita di persone e di cittadini.

Che un preside poi non sappia, o faccia finta di non sapre, quanto succede nella sua scuola è forse ancor più colpevole perché manifesta un atteggiamento elusivo nell'assunzione di responsabilità nei confronti degli studenti nell'affrontare temi difficili come quello dell'uso delle droghe, cosa di cui peraltro ci sarebbe un gran bisogno.

Se obiettivo della scuola è di "mettere le persone in condizione di crescere, di maturare e di sviluppare spirito critico e capacità di autonomia" è parimenti sua responsabilità dire chiaramente quel che si può e quel che non si può fare... e agire di conseguenza. In tutte le scuole ci sono cartelli con su scritto "Vietato Fumare" ed in alcune so che sono anche state appioppate le multe per aver sorpreso i ragazzi a fumare nei bagni.

A fronte però del permissivismo nel tollerare gli spinelli mi era venuta voglia di integrare il divieto con la scritta "Niente sigarette ragazzi, la multa è di 20 euro ma fumate tranquillamente gli spinelli perché è gratis"."Aiutare i ragazzi a difendersi dalla droga significa saper far crescere in loro la cultura della vita rispetto a una cultura di morte.

Anche usando severità e rigore"...Io aggiungerei che anche la chiarezza ed il dialogo sono strumenti efficaci per affrontare e risolvere i problemi insieme, l'atteggiamento inquisitorio li reprime e li occulta ma dobbiamo decidere chi si assume la responsabilità di dire chiaramente quel che è lecito e quel che non lo è ben sapendo che questo è solo il primo passo.

Giovanna, una mamma


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