breve di cronaca
Bloomsday
Liberazione - 18-06-2004


«Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall'alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli era sorretta delicatamente sul dietro della mite aria mattutina. Levò alto il bacile e intonò: Introibo ad altare Dei. Fermatosi, scrutò la buia scala a chiocciola e chiamò berciando: Vieni su, Kinch. Vieni su, pauroso gesuita. Mestosamente avanzò e ascese la rotonda piazzuola di tiro. Fece dietrofront e con gravità benedisse tre volte la torre, la campagna circostante e i monti che si destavano. Poi, avvedutosi di Stephen Dedalus, si chinò verso di lui e tracciò rapide croci nell'aria, gorgogliando di gola e tentennando di capo. Stephen Dedalus, contrariato e sonnolente, appoggiò i gomiti sul sommo della scala e guardò con freddezza la tentennante gorgogliante faccia che lo benediceva, cavallina nella lunghezza e i chiari capelli senza tonsura, ma marezzati color quercia chiaro».

Questo l'incipit delle oltre settecento pagine di quello che è considerato come uno dei capolavori della letteratura moderna, l' Ulisse di James Joyce, il cui sviluppo di snoda in realtà nello spazio di una sola giornata: quella del 16 giugno 1904.
Dalla colazione che Leopold Bloom consuma di primo mattino assorto nei suoi pensieri, al monologo notturno di sua moglie Molly che, prima di prendere sonno, rievoca amori e vicende della propria intera vita. Joyce racchiude con l'Ulisse, nello spazio di un giorno, l'intera esistenza umana, filtrata nella misura di un confronto del mito, l'Odissea in particolare, con le vicende reali della vita dublinese. Nell'epica senza eroi del libro, sono i gesti quotidiani compiuti dal protagonista nel caos della Dublino d'inizio secolo a trasformarsi in altrettanti atti della Storia.

E Dublino rievoca in questi giorni, come accade ogni anno dal 1954, il suo 16 giugno: il "Bloomsday", dal nome del protagonista dell' Ulisse. Come raccontano le agenzie di stampa, da ieri «decine di fan dello scrittore si sono scolati di prima mattina pinte di Guinness fuori dal museo a lui dedicato e si sono concessi una colazione a base di rognone di maiale in "salsa di burro sfrigolato" velato di pepe, con cui il protagonista del romanzo inizia la sua memorabile giornata».

Ma c'è, naturalmente, anche dell'altro. Come le letture dell'Ulisse organizzate ai piedi della torre di guardia in pietra che domina la baia di Dublino, di cui si parla proprio all'inizio del libro.

Ma le celebrazioni di quest'anno sono di gran lunga le più imponenti che si siano mai viste nella Repubblica d'Irlanda. Il "Bloomsday 100" è stato lanciato già il 2 febbraio, anniversario del compleanno dello scrittore, e si compone di un'ottantina di eventi intrecciati, dalle mostre d'arte ai concerti per finire con le rappresentazioni teatrali. Ottocento accademici si sono dati appuntamento a Dublino per un simposio di una settimana in cui ogni aspetto dell'opera di Joyce sarà preso in esame. Nel frattempo ieri pomeriggio decine di ciclisti in costumi edwardiani hanno pedalato su sgangherate biciclette lungo le strade in cui si muovono i principali personaggi dei romanzi di Joyce e la giornata si è chiusa con il "Bloomsday Ball", serata esclusiva programmata in un hotel alla moda del centro della città.

Cosa resti in buona parte di queste iniziative della cifra innovativa e sperimentale che caratterizzò l'Ulisse, tanto da provocare al momento della sua uscita nell'isola ultracattolica l'accusa di oscenità, il suo divieto in Gran Bretagna e addirittura i falò dei censori negli Stati Uniti, è davvero difficile da dire. Ciò che forse vale la pena sottolineare sommessamente ai margini di questa celebrazione dai grandi numeri, è un'eredità particolare che Joyce ha lasciato anche a buona parte della letteratura più recente: lo stretto rapporto stabilito tra la narrazione della vita e il labirinto rappresentato dalla città, dai suoi profili mutabili e incerti, dall'irrequietezza di un orizzonte che non potrà più essere quello rassicurante e immutabile del mondo naturale. In una parola la nascita di una modernità frastornante, che impone la ricerca come unica, possibile via, per la sopravvivenza stessa. « - scrisse del resto Joyce alla sorella, rispondendo alle critiche che erano state mosse da molti critici alla sua opera - la vita non è adatta ad essere vissuta».

Guido Caldiron


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