breve di cronaca
Speciale Esame Di Stato
Contromano - 17-06-2004


UN QUESTIONARIO

Quali attese suscita la vigilia di un esame in chi lo deve sostenere? Quali paure precedono le prime prove? E quale idea hanno gli studenti della validità delle prove e del modo in cui si comporteranno i loro esaminatori? Preferiscono poi le commissioni di soli interni (insegnanti della classe che, per il fatto di averli già valutati, li dovrebbero conoscere bene) o sentono di essere più garantiti da esaminatori esterni alla scuola di appartenenza, come prevedeva il vecchio esame di maturità? A queste domande lo staff di contro-mano.net ha deciso di dare risposta interpellando direttamente gli studenti.

La via è stata quella di un sondaggio costituito da poche domande. Il quadro che viene fuori può considerarsi rappresentativo di una realtà molto più estesa. Vediamo perché.

Detto all’intervistato che la commissione d’esame è costituita, fatta eccezione per il presidente, solo da insegnanti della sua classe, gli si è chiesto se ciò, a suo avviso, può rappresentare una garanzia, un vantaggio, un ostacolo o un’incognita. Il 46 % degli intervistati (che, si precisa, sono tutti studenti attualmente alle prese con l’esame) lo ritiene un vantaggio, il 43 % (quasi a bilanciare il dato precedente) lo reputa però un’incognita, mentre solo l’8 e il 3 % lo considerano una garanzia e un ostacolo. Da notare come a considerarlo soprattutto un vantaggio siano in misura maggiore le ragazze, cui si deve quasi il 90 % delle risposte in tal senso.
Altrettanto nette le risposte alla domanda su ciò che lo studente alle prese con l’esame deve legittimamente attendersi dal suo esaminatore.
Il 46 % auspica un rapporto dialogico con gli esaminatori (che sarebbe come dire che da chi ti fa le domande ti attendi di essere ascoltato con la necessaria attenzione); il 35 % si attende oggettività nella valutazione; il 14 % (un dato da non sottovalutare) confida in una prova non strettamente scolastica, volendo con ciò forse dire che dell’esame vorrebbero conservare un ricordo positivo e originale. C’è però anche un 5 % che tiene in modo particolare al rispetto per le proprie posizioni, temendo forse di non vederle sufficientemente apprezzate e accettate.
La garanzia dell’anonimato (un fatto scontato nei sondaggi) ha persuaso tutti gli intervistati a dire come realmente la pensa sui fattori che maggiormente potranno incidere sul voto finale. Si è così scoperto che per il 43 % sarà determinante la considerazione che gli insegnanti hanno dello studente indipendentemente dall’esito delle prove (indizio di scarsa fiducia in chi dovrà poi valutare le performances dell’esame). Un 28 % ritiene, tuttavia, che a contare sul voto possa e debba soprattutto essere il grado di preparazione che verrà dimostrato. Per un 24 % degli intervistati il voto finale è il risultato di un’operazione tecnica, quasi meccanica, visto che sarà dato dalla somma degli esiti delle diverse prove (fatto che escluderebbe qualsiasi discrezionalità di tipo valutativo). C’è infine un piccolo gruppo non superiore al 5 % del campione che crede nella fortuna. Dalla risposta che ha dato non si capisce se reputi il voto finale un fatto di pura e imprevedibile fortuna, una casualità, o se alla fortuna intenda invece raccomandarsi.

discussione chiusa  condividi pdf