breve di cronaca
Il giallo dei sussidiari
Il Manifesto - 10-06-2004

In un dossier-denuncia le molteplici versioni dei nuovi libri di testo
Il ministero aveva commissionato i volumi prima del decreto. Ma molte case editrici non si sono adeguate alle indicazioni. Il risultato: tanti libri fuori norma.


CINZIA GUBBINI
ROMA

Un incontro «clandestino», un decreto tirato fuori dal cassetto al momento giusto, una lotta all'ultimo sangue tra case editrici. Infine, ma non per ordine di importanza, più della metà dei libri scolastici per il prossimo anno fuori norma. Mai come sotto il dicastero del ministro dell'istruzione Letizia Moratti l'adozione dei libri di testo scolastici è stata tanto concitata. I colpi di scena continuano a susseguirsi come in un thriller. La trama la ricostruisce il Coordinamento per la difesa del tempo pieno e prolungato che in un dettagliatissimo dossier, da ieri in rete su www.comune.bologna.it, ripercorre le varie tappe che hanno scandito la comparsa - del tutto inattesa - alle elementari e alle medie di libri di testo rinnovati in base alla riforma. Libri che tantissime scuole, lo ricordiamo, si rifiutano di adottare, e che il ministero e le direzioni regionali cercano di imporre a suon di decreti emanati in ritardo e di minacce più o meno velate.

Il Coordinamento è venuto in possesso di un documento mai reso noto dal ministero. Si tratta di un verbale che porta la data dell'8 ottobre 2003. Quel giorno si incontrarono il sottosegretario all'istruzione Valentina Aprea, il direttore degli ordinamenti generali, Criscuoli, e i maggiori rappresentanti dell'Associazione italiana editori e della Confapi. Il 12 settembre 2003 era stata approvata dal Consiglio dei ministri la prima bozza del decreto per elementari e medie. Passeranno quattro mesi prima che venga approvato definitivamente, e in questo lasso di tempo cambierà diverse volte. Ma intanto ministero e editori si mettono d'accordo su come cambiare i libri.

Incontri «informali» tra ministero e case editrici sono nella prassi. Esula dalla prassi, invece, il fatto che in quel verbale appaia la tabella con numero di pagine e i prezzi che verrà inserita in un decreto ufficiale solo a maggio. Ma andiamo con ordine: quando gli editori si rendono conto che le scuole oppongono resistenza ai nuovi libri di testo, iniziano ad aprire spiragli. Qualcuno decide di fornire i libri dello scorso anno allo stesso prezzo dei nuovi. Passano pochi giorni e il 12 maggio 2004 arriva il decreto che stabilisce le norme tecniche sui testi per il 2004-2005, mettendo fuori norma i vecchi libri. Ma quel decreto doveva uscire a febbraio, perché tanto ritardo? «Per impedire che le scuole potessero adottare "istituzionalmente" i libri pre-riforma», scrivono gli Sherlock Holmes del Coordinamento. E forse anche perché il ministero sperava di adottare le Indicazioni nazionali sotto silenzio, visto che sul decreto sono già piovuti una serie di ricorsi per illegittimità.

Ma la pubblicazione del decreto fuori tempo massimo ha creato ancora più scompiglio. Come dimostra il Coordinamento nel dossier, infatti, sono pochissime le case editrici che si erano adeguate alle regole stabilite informalmente. L'anomalia è particolarmente evidente nei libri della terza elementare: su 23 casi editrici visionate, solo 6 hanno rispettato la regola principale. E cioè che il sussidiario sia di 320 pagine. Qualche esempio: un libro della Mondadori è di 336 pagine, un libro della Capitello di 408. Poi ci sono gli editori che hanno fatto i «furbi» più degli altri e hanno annesso al sussidiario i libri sulle diverse discipline. Solitamente la matematica: la Cetem propone un sussidiario di 320 pagine, più un libro di matematica di 64. La Atlas, ugualmente, propone un sussidiario «in regola», ma poi aggiunge un libro di matematica di 128 pagine. Ci sono anche i casi «strani», come la casa editrice Mondadori che propone alcuni libri in regola e altri no. Tra le case editrici che si sono attenute alle disposizioni del ministero ci sono la Giunti editore e la Nicola Milano. Le due case che si erano dette disponibili a fornire i vecchi libri (Giunti si è poi tirata indietro).

Insomma, fuori norma non sono soltanto i vecchi libri, ma anche quelli «riformati». «Sapendo che in 320 pagine tutto quello che vogliono gli insegnanti non ci poteva stare, le case editrici hanno cercato di farsi le scarpe a vicenda», scrive il Coordinamento. La stessa amarezza si legge nelle parole di uno dei rappresentanti delle case editrici «regolari»: «Gli altri hanno giocato in modo sleale. Sospettiamo che qualcuno sapesse che i libri sarebbero stati pagati lo stesso, anche se fuori norma. Come finirà? A tarallucci e vino, come sempre. Chi ha fatto il furbo, non ci rimetterà una lira».

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