breve di cronaca
Noi cristiani e l'Islam
Repubblica - 05-06-2004

A colloquio con il presidente dei protestanti.
I musulmani debbono affrontare la modernità


ROMA
MARCO POLITI

«Portare l´Islam al dialogo con la modernità è una missione centrale del cristianesimo oggi». Al pastore Jean-Arnold de Clermont la sorte ha riservato di diventare presidente della Conferenza delle Chiese europee (Kek) proprio nel momento in cui con la strage di Madrid, il divampare della rivolta in Iraq, le polemiche sul velo in Francia e in altri paesi europei il rapporto con l´Islam si è fatto rovente per l´Europa cristiana. E forse per questo de Clermont, proveniente dalla Chiesa riformata di Francia e chiamato a guidare per sei anni l´organismo che riunisce protestanti, anglicani e ortodossi d´Europa, indica un traguardo così impegnativo.
Il presidente del Kek, che considera un errore la norma anti-velo decisa a Parigi, sostiene che per le Chiese cristiane del Vecchio Continente parlare di evangelizzazione non ha senso se non misurandosi anche con la presenza corposa dei seguaci di Maometto. «Cattolici, protestanti, ortodossi, anglicani...tutti ritengono essenziale il dialogo con l´Islam», afferma convinto.

Pastore de Clermont, intende dire che il cristianesimo europeo deve farsi carico della maturazione dell´Islam nella società moderna?
«Il cristianesimo deve sentirsi responsabile anche per l´Islam. E´ una sua missione fondamentale. Penso, in effetti, che il dialogo dei cristiani con l´Islam debba riguardare proprio la modernità».

Modernità rischia di essere una parola onnicomprensiva e ambigua.
«Mi riferisco ai grandi problemi delle nostre società contemporanee: la lotta alla discriminazione, l´uguaglianza uomo-donna, le questioni etiche».

Lei vuole mettere questi temi sul piatto del dialogo con l´Islam?
«Implica entrare in una lettura storico-critica dei testi fondanti, specialmente il Corano. In ogni caso dobbiamo avere una visione euromediterranea. Perciò siamo in stretto contatto con la Conferenza delle Chiese del Medio Oriente, di cui fanno parte tutte le comunità religiose cristiane».

Proviamo ad approfondire questo confronto con la modernità?
«Dicevo dell´uguaglianza uomo-donna. Per noi è una conquista, per l´Islam è una provocazione. Di fatto è un segno di progresso nella storia dell´umanità».

Molti nella gerarchia cattolica la rivendicano come tratto originario del cristianesimo, citando il modo nuovo con cui Cristo trattava le donne.
«Certo, ma non è stata la Chiesa a portare questa uguaglianza nei tempi moderni. E´ stato l´Illuminismo a favorire la riconsiderazione che questa lettura del vangelo è buona».

Eppure molte comunità cristiane hanno paura dell´Illuminismo.
«Non credo che i Lumi siano un pericolo. Hanno costretto la Chiesa a fare un riesame del vangelo».

In questo quadro va dato o no un riconoscimento alle radici cristiane nella costituzione europea?
«L´influenza storica del cristianesimo è innegabile. Metterla in un paragrafo? A me piacerebbe un testo chiaro sul posto dell´ebraismo e sul ruolo maggioritario del cristianesimo, ma aggiungerei anche sull´influsso dell´Islam e dei Lumi nella costruzione europea. Il cristianesimo e le filosofie hanno contribuito alla nostra interpretazione dell´uomo».

Dunque andrebbe riscritto così il preambolo?
«Vista la piega degli avvenimenti non voglio dare credito a chi vuole un´ "Europa cristiana" che sarebbe contraria alla realtà delle cose. Ormai viviamo in una società multiculturale. Nel Continente ci sono più agnostici e atei che cristiani».

Il ruolo ecumenico avuto da Giovanni Paolo II nel denunciare l´illegittimità della guerra all´Iraq e la sua apertura ad una futura revisione del ruolo del pontefice, vi fanno riesaminare l´idea di una voce autorevole che in futuro parli a nome di tutti i cristiani?
«Ci sono dimensioni molto importanti nel papato di Giovanni Paolo II. E c´è anche l´esigenza di pensare in che modo le Chiese possano presentarsi nel mondo contemporaneo nel loro aspetto di comunione. Per esempio come alcune personalità cristiane possano parlare al mondo con autorità e saggezza».

Pastore de Clermont, lei parla al plurale?
«In queste cose siamo molto protestanti! Sì, io credo sia opportuno riflettere in che modo la testimonianza morale delle Chiese possa venire espressa dal Papa romano insieme al Patriarca ecumenico ortodosso, al Primate anglicano e a un certo numero di responsabili protestanti».

Lei non pensa ad una nuova forma di primato papale?
«Non credo ad un primato neanche nella formula del primus inter pares. Forse è meglio pensare ad un´autorità collettiva nel solco dell´apostolicità della Chiesa».

Quale sarà il prossimo appuntamento ecumenico?
«L´assemblea ecumenica europea del 2007, che si terrà per la prima volta in un paese dell´Est, in Romania».

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