breve di cronaca
L'anno che verrà
Famiglia Cristiana - 03-06-2004
Famiglia Cristiana


FORUM
INCONTRO COL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE LETIZIA MORATTI



A settembre verranno coinvolte 7.500 scuole e 600.000 insegnanti per dar vita al cambiamento più importante del sistema scolastico dai tempi della riforma Gentile. Ma il mondo della scuola è in fibrillazione e all’orizzonte si profilano tensioni e agitazioni. Sarà un autunno caldo?



L’anno scolastico che sta per chiudersi sembra già portarsi dentro l’atmosfera e le tensioni del prossimo. Il motivo è senza dubbio il progetto di riforma che con la riapertura segnerà, nel bene e nel male, il nuovo corso della scuola italiana. A settembre saranno coinvolte 7.500 scuole e 600.000 tra dirigenti e insegnanti. C’è il rischio di un autunno caldo della scuola? Lo chiediamo al ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, ospite della redazione romana di Famiglia Cristiana insieme con due rappresentanti del mondo dell’educazione: il segretario generale della Cisl-scuola Francesco Scrima e Maurizio Salvi, presidente dell’Age, l’associazione cattolica dei genitori degli alunni presenti nelle scuole statali.


FAMIGLIA CRISTIANA. La sensazione è che sia una riforma poco condivisa, soprattutto dai docenti. Una riforma calata dall’alto non è a rischio fin dalla partenza?

MINISTRO «Credo che questa riforma vada inquadrata nel contesto europeo. Oggi l’Europa si sta costruendo sulla centralità dell’istruzione come risorsa essenziale per lo sviluppo della persona, per la coesione sociale e per lo sviluppo economico. Le stesse politiche educative cercano di integrarsi con le politiche del lavoro e del welfare e diventano molto più flessibili e più personalizzate, nella convinzione che, attraverso l’istruzione, si possano creare le condizioni per la valorizzazione di ciascun individuo. L’istruzione deve colmare le differenze sociali ed essere un fattore di equità. Deve anche far sì che gli studenti possano in futuro affrontare un mercato del lavoro nel quale le conoscenze diventano obsolete nel giro di cinque anni. Abbiamo cercato di collocare la nostra riforma in questo contesto in profonda evoluzione. Mi rendo conto che in tutti i processi di cambiamento ci sono resistenze culturali da superare. Si tratta di lavorare con le parti sociali e con il corpo insegnanti per far sì che questa riforma sia innanzitutto capita. Potremo correggere quello che non funziona: la legge ci consente una revisione dopo 18 mesi».

FAMIGLIA CRISTIANA. Quindi parliamo di una riforma che vuole soprattutto percorsi scolastici flessibili...

MINISTRO«Io penso che la vera equità sociale si ottenga oggi attraverso la personalizzazione e la differenziazione dei percorsi. La mobilità sociale in Italia è tra le più basse tra i Paesi industrializzati. Un ragazzo che ha alle spalle una famiglia culturalmente e socialmente presente e forte può avere più possibilità che non un ragazzo con una famiglia economicamente più debole e con strumenti meno efficaci per seguire la crescita del ragazzo. Per questo è necessario un rafforzamento del rapporto tra famiglia e docenti, senza che nessuna delle due componenti prevarichi né sconfini: non è giusto che i genitori deleghino alla scuola le proprie responsabilità, ed è anche giusto che le scuole intercettino le esigenze degli studenti e aiutino le famiglie a compiere le scelte migliori per i loro figli».

SALVI. Certamente le famiglie si ritrovano in questa legge per l’attenzione al valore della persona e della sussidiarietà. Oggi il genitore non è più un semplice utente della scuola. A livello europeo, dove effettivamente si è realizzata questa cooperazione tra famiglia e scuola, i risultati sono stati concreti e si è avuto anche un miglioramento della qualità del servizio.

SCRIMA. Gli insegnanti sono scontenti di questa riforma. Non l’accettano perché ormai nella scuola c’è una cultura consolidata: la legge di riforma arriva sempre dopo, quando già si è costruito un costume professionale, culturale e didattico d’innovazione. La legge 148 è arrivata dopo che erano stati rinnovati i programmi della scuola elementare, dopo che nella scuola l’innovazione era già praticata da tanti anni. Ci fu la sperimentazione assistita per diversi anni e alla fine ci fu la legge.

MINISTRO«In effetti noi abbiamo proprio cercato di cogliere le esperienze positive, di cui la scuola reale è ricchissima, per metterle a sistema. In ogni caso, se c’è condivisione rispetto agli obiettivi, i modelli organizzativi e i percorsi formativi diventano degli strumenti».

SCRIMA. Possiamo essere d’accordo sui princìpi. È giusto che, in una società caratterizzata da profondi cambiamenti, la scuola sia disposta a cambiare. Il problema è che in questa riforma sono state apportate modifiche a quegli ordini di scuola che non avevano affatto bisogno di essere riformati. Abbiamo toccato la scuola materna che per noi resta un gioiello di famiglia perché, con la questione dell’anticipo, si va a incidere nella struttura portante della scuola dai tre ai cinque anni, che ancora oggi i Paesi europei ci invidiano. Inserire un bambino di due anni e mezzo in una sezione dove possono essere presenti bambini di cinque anni e mezzo destruttura i processi di educazione e di apprendimento, ma anche di socializzazione. Non ce n’era bisogno, così come non c’era bisogno di toccare la scuola elementare, che era stata già riformata nei programmi e che ancora oggi è valutata una delle migliori scuole a livello europeo...

MINISTRO«Purtroppo non più. La scuola primaria nell’ultimo decennio ha perso parecchie posizioni nelle classifiche Ocse».

SCRIMA. Se decidiamo di non dare molta importanza ai dati delle ricerche internazionali, non gliela diamo e vale per tutti. Altrimenti dobbiamo prendere in considerazione tutte le ricerche, perché l’Ocse, che lei ha citato, colloca la nostra scuola dal quindicesimoal ventiseiesimo posto, ma altre ricerche la collocano al sesto posto a livello europeo. Per noi la scuola elementare italiana è una delle migliori e l’inserimento di alcune innovazioni va a destrutturarla. Per esempio l’inserimento delle funzioni tutoriali: in una scuola che vive della collegialità, della corresponsabilità del team docente, s’introdurrà una gerarchia destabilizzante. La stessa scuola media aveva solo bisogno di qualche piccolo maquillage. Il problema italiano è stato sempre e comunque la scuola media superiore, che da quarant’anni non si riesce a riformare.

FAMIGLIA CRISTIANA. In altre parole gli insegnanti non vogliono il tutor. In alcune regioni si stanno preannunciando fenomeni di disobbedienza civile. Mettiamoci nei panni delle famiglie che a settembre avranno i figli alle elementari…

SCRIMA. Non dobbiamo certo esaltare la disinformazione. Le funzioni tutoriali appartengono a tutti i docenti, ma qui si è intervenuti sul monte ore, perché l’insegnante tutor deve fare almeno 18 ore di lezione nella stessa classe. Come conseguenza avremo un sistema "stellare": un insegnante con un ruolo centrale, che è quello che terrà i rapporti con le famiglie e farà il cosiddetto "portfolio", mentre tutti gli altri ne risulteranno ridimensionati. C’è molta fibrillazione, è vero, perché, quando si incide sulla professionalità dei docenti, si va a toccare la "carne viva" della scuola.

SALVI. Mi sembra che qui la famiglia debba dire qualcosa. Noi come genitori ci aspettiamo una scuola nuova. Intanto ci vuole un’informazione più precisa, che è mancata. La criticità ci vuole: se è fatta nella maniera corretta ci porta a crescere e vediamo la disponibilità del ministro a correggere eventualmente quello che non va bene. L’obiettivo deve essere quello di lavorare per una scuola migliore. Quando si parla di anticipo, sappiamoche questo non è affatto obbligatorio, quindi è chiaro che noi rivendichiamo la nostra responsabilità come genitori. È evidente che ci devono essere strutture adeguate e personale preparato. Anche gli enti locali facciano la loro parte. Per quanto riguarda la scuola elementare, sarebbe bene, prima di decidere per l’anticipo, sentire il parere degli insegnanti della materna. Quanto al tutor, io lo considero soprattutto un referente.

MINISTRO«Vorrei ribadire che la scuola deve anche andare incontro alle esigenze delle famiglie. Nel nostro Paese purtroppo gli asili nido, che peraltro non rientrano nelle competenze del ministero, sono insufficienti, quindi moltissime sono le mamme che lavorano e che hanno problemi. Per quanto riguarda l’anticipo delle iscrizioni alle materne e alle elementari, abbiamo dato una risposta che è lasciata alla libertà delle famiglie e che persino noi consigliamo di valutare molto bene insieme agli insegnanti. Vorrei anche ricordare che nel nostro Paese purtroppo è molto diffuso l’uso delle cosiddette primine, con costi notevoli per i genitori. Oggi le famiglie potranno scegliere, oltretutto con una gradualità estremamente prudente, perché nella fase iniziale della riforma l’anticipo è di due mesi: così è stato l’anno scorso su base sperimentale e così è confermato per il prossimo anno scolastico. Quando la riforma sarà a pieno regime l’anticipo sarà di quattro mesi. Per quanto riguarda la funzione del tutor, dobbiamo sempre avere come punto di riferimento la centralità dello studente e in questo caso del bambino. Nel passaggio delicato dall’ambiente familiare alla scuola dell’infanzia, avere fin dal primo anno della primaria figure di riferimento diverse rischia di provocare disorientamento. Per questo motivo, senza voler creare gerarchie tra gli insegnanti e senza negare il valore del lavoro di gruppo, noi abbiamo ritenuto che la funzione tutoriale potesse essere importante per capire le esigenze del bambino dal punto di vista dello sviluppo della persona e non dei diversi apprendimenti e delle diverse discipline. Ma per conoscere bene il bambino l’insegnante deve passare più tempo con lui, per questo abbiamo previsto un certo numero di ore nelle prime e nelle seconde. L’altro aspetto importante è il raccordo con la famiglia. Tutti i docenti devono poter avere, se vogliono, la possibilità di essere tutor. Quindi un insegnante può essere tutor in una classe e svolgere un’attività diversa in un’altra».

SCRIMA. Il raccordo con le famiglie non può essere utilizzato come una variazione di status del team docente.

MINISTRO«Mi scusi, ma lei si preoccupa dello status del team docente o dei problemi dei bambini?».

FAMIGLIA CRISTIANA. Parliamo dei nuovi programmi: ci sono parecchi cambiamenti e anche alcune contraddizioni. Per esempio, aumentano le materie e calano le ore d’inglese alle medie, sempre alle medie non si studia più la storia antica, ma entra l’economia domestica, la condotta entra nella valutazione e poi ci sono le ore facoltative che devono essere attivate dalle singole scuole…

MINISTRO«In tutti i Paesi Ocse le scuole che hanno i maggiori risultati si basano su alcuni grandi princìpi: personalizzazione dei percorsi, forte autonomia, forte collaborazione tra scuola e famiglia e integrazione di percorsi formali e informali, ossia extrascolastici, di apprendimento, forte sistema di valutazione centralizzato e trasparente. Cito la Svezia, la Finlandia, il Canada e l’Inghilterra. La Svezia non dà più nessun limite né obbligo di orario scolastico. Esistono obiettivi di apprendimento che i ragazzi devono aver raggiunto alla fine di ogni anno, ma le scuole si organizzano come vogliono».

FAMIGLIA CRISTIANA. Ritiene auspicabile anche in Italia tale sistema?

MINISTRO«Credo si debba andare verso una scuola in cui la sussidiarietà verticale e orizzontale sia un elemento essenziale, anche perché collegata ai cambiamenti della nostra società. Io ritengo che la flessibilità sia un valore, perché consente una grande valorizzazione del ruolo delle singole scuole e dei docenti. Non dico che la Svezia sia il modello, però i Paesi che stanno andando verso questi modelli danno migliori risultati. In questo contesto vanno visti anche i cambiamenti dei programmi, con un passaggio da piani di studio prescrittivi, decisi dal centro, a indicazioni nazionali che sono obiettivi generali di apprendimento che poi la scuola traduce in obiettivi specifici di apprendimento tenendo conto del contesto in cui opera».

FAMIGLIA CRISTIANA. Se aggiungiamo a questo anche gli effetti della devolution, avremo tanti sistemi scolastici diversi l’uno dall’altro?

MINISTRO«Non è vero, esiste già una norma costituzionale che sancisce l’autonomia dell’istituzione scolastica, ovviamente sulla base di criteri nazionali che garantiscano un percorso unitario e la qualità omogenea dei livelli di apprendimento. Tenendo fermo questo, credo sia giusto dare libertà alle scuole e personalizzare i percorsi, soprattutto per offrire quelle risposte che oggi la scuola non dà. Non possiamo dimenticare che fino a due anni fa noi avevamo 240 mila ragazzi al di fuori del sistema scolastico dell’istruzione e della formazione professionale, 240 mila ragazzi che non raggiungevano né la maturità né un diploma o una qualifica. Abbiamo innalzato di tre anni il diritto-dovere, quindi l’obbligo scolastico, che ora non è più di 9 anni, come era previsto dalla legge Berlinguer, ma di 12, affiancando il canale dell’istruzione-formazione professionale al canale dei licei. Inoltre la legge Berlinguer riguardava solo l’obbligo di frequenza, non l’obbligo di un risultato. Con la riforma invece ogni ragazzo dovrà uscire o con un diploma o una qualifica. E questo sta già cominciando a dare risultati positivi. In attesa di arrivare alla definizione del decreto delegato sul secondo ciclo, noi abbiamo fatto un accordo in conferenza unificata con tutte le Regioni al quale sono seguiti accordi con ogni singola Regione: in questo momento ci sono 22.000 ragazzi, prima completamente fuori dal sistema di istruzione e formazione-professionale, che sono rientrati nel sistema. E ci sono previsioni d’iscrizioni ancora più elevate per quest’anno».

SCRIMA. L’invito che farei io è che, oltre a prendere elaborazioni, programmi e progetti europei, dobbiamo prenderci anche i tempi, perché l’Europa progetta e programma con tempi lunghi, chiedendo investimenti e risorse e non con l’urgenza che abbiamo noi dei decreti della legge 53.

SALVI. Io non parlo di modello tedesco o inglese. Dico però che altre nazioni hanno fatto riforme della scuola e le hanno fatte in brevissimo tempo. A noi ci sono voluti due governi e non siamo riusciti a trovare una soluzione. Che sia buono il progetto svedese non mi interessa, l’importante è che facciamo un progetto italiano. Oltretutto la commissione europea, presieduta da Prodi, ha detto: "Signori miei, il progetto della scuola italiana è un buon progetto". Dunque cosa aspettiamo a portarlo avanti?

MINISTRO«Io ho solo citato il modello svedese come un esempio, però credo che sia giusto cercare il nostro modello italiano e non la scopiazzatura dei modelli altrui. È altrettanto vero che è positivo confrontarsi con gli altri, ma in questo spirito. Ringrazio il dottor Salvi che ha ricordato che la Commissione europea, non noi, in dicembre ha dato un "ottimo" all’Italia per la legge di riforma».

FAMIGLIA CRISTIANA. La scuola è pronta ad accogliere la riforma?

MINISTRO«La risposta è sì. Vorrei concludere con un augurio: che ognuno, nell’ambito della propria responsabilità, applichi la riforma nell’interesse degli studenti e delle famiglie. Naturalmente, se ci saranno delle critiche, le vedremo in corso d’opera e le potremo superare».




IN DUE ANNI, 75 MILA ISCRITTI IN MENO


La riforma sembra interessare a tutti, eppure le risorse destinate alla scuola vengono continuamente erose. Assistiamo alla guerra delle cifre: i sindacati denunciano l’insufficienza degli organici, le famiglie sono disorientate.

«Le risorse sono aumentate», replica il ministro Moratti, «basta controllare la Gazzetta Ufficiale. Il bilancio dell’Istruzione è aumentato da 35 a 39 miliardi di euro. Dopo dieci anni, nei quali non venivano fatte assunzioni, abbiamo messo in ruolo 62 mila fra insegnanti e personale tecnico amministrativo, tra l’agosto e il settembre del 2001, e sono già state attivate le procedure per avere altre 15 mila assunzioni autorizzate dal ministero dell’Economia, per un totale di circa 90 mila assunzioni».

Però si parla di aumento d’iscrizioni...

«Le iscrizioni sono diminuite di 15.000 alunni nella primaria e 25.000 nella secondaria. Negli ultimi due anni sono 75.000 in meno».

Non ci saranno tagli di classi?

«Le abbiamo aumentate, le classi. Per esempio la scuola dell’infanzia è aumentata di circa 635 sezioni. Siamo assolutamente in linea coi bilanci europei. Rispetto all’Europa abbiamo uno squilibrio nel numero dei docenti, un rapporto di 1 a 10 studenti quando la media europea è di 1 a 15. Possiamo vantare un’eccellenza rispetto all’Europa: l’integrazione. La legge 104, a differenza di molti altri Paesi europei, prevede l’integrazione degli alunni disabili. Per questo abbiamo un numero di insegnanti anche più elevato».

Sono aumentate le richieste di tempo pieno: sarà possibile soddisfarle?

«Il tempo pieno già adesso è erogato sulla base della disponibilità di organici. Prima dell’applicazione della riforma, riguardava circa un 24 per cento a livello nazionale. Nel decreto attuativo abbiamo previsto il mantenimento degli organici per poter continuare a garantirlo».


«I PREZZI DEI LIBRI NON SALIRANNO»


Quello dei libri di testo continua a essere un tasto dolente per la famiglia italiana. Soprattutto per chi ha più di un figlio iscritto alle scuole superiori il costo dei libri pesa parecchio sul bilancio familiare. Aumentano le materie, dobbiamo aspettarci anche un uleriore incremento della spesa?.

«Effettivamente», ha spiegato il ministro dell’Istruzione nel corso del forum, «i libri sono un costo per le famiglie, purtroppo. Ma anche quest’anno non aumenteranno. Abbiamo già fatto un accordo con gli editori. Per la scuola primaria ovviamente non costano nulla, mentre per la secondaria e il secondo ciclo abbiamo chiesto agli editori di non praticare aumenti. Naturalmente questo riguarda anche i nuovi libri di testo e tutte le fascicolazioni aggiuntive, perché ci sarà un passaggio graduale dai libri di testo attuali a quelli futuri. Sappiamo che l’euro ha pesato sulla capacità d’acquisto di tutte le famiglie italiane, quindi anche nell’acquisto dei libri, ma noi, da due anni, abbiamo congelato il costo dei libri. Quindi continueremo a vigilare, come abbiamo fatto l’anno passato, e a tenere la situazione sotto controllo».

Simonetta Pagnotti

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