breve di cronaca
Carriera dei docenti nel limbo
Tuttoscuola - 01-06-2004

1. La proposta

La novita' e' costituita dal fatto che in futuro non dovrebbe essere piu', o meglio non dovrebbe essere solo, l'anzianita' di servizio a caratterizzare la carriera dei docenti, ma anche i crediti formativi e quelli professionali. Dopo mesi di silenzi e di mormorii, e' questa in sostanza la proposta elaborata dalla commissione mista MIUR-ARAN-Sindacati (piu' alcuni esperti, tra cui Luisa Ribolzi) che ha concluso i suoi lavori lo scorso 25 maggio, quasi cinque mesi dopo il termine stabilito dall'art. 22 del contratto scuola.
L'idea di fondo che caratterizza la proposta e' che la carriera del docente deve fare riferimento essenzialmente al lavoro che egli svolge in classe con i suoi allievi, all'impegno di ricerca, di studio, di disponibilita' sul campo testimoniato anche dagli incarichi ricevuti (crediti professionali), nonche' all'acquisizione di crediti formativi, evitando pero' “la dominanza di una formazione solamente accademica” e “il rischio di un approccio sommativo e/o cumulativo di certificazioni cartacee rispondenti a criteri di tipo burocratico-amministrativo”. In ogni caso la certificazione dei crediti professionali dovrebbe essere affidata alla stessa istituzione scolastica dove essi sono maturati, garantendo trasparenza e oggettivita' della valutazione attraverso una non meglio precisata “validazione effettuata a livello territoriale”.
Si accenna poi, ma solo “ad un certo punto della carriera” (cioe' dell'anzianita' di servizio) a forme di esonero parziale dall'insegnamento per svolgere attivita' di ricerca anche esterne alla scuola (presso Universita', IRRE, Scuole di specializzazione), funzioni di coordinamento (di dipartimento, di progetti, di rete o di territorio), incarichi speciali (formazione di pari, tutorato verso altri insegnanti, orientamento, laboratori, biblioteca).

2. Le riserve

Dietro questo linguaggio non propriamente cartesiano, si avverte la preoccupazione di preservare l'unicita' della funzione docente, e un forte riferimento della carriera all'esperienza, e quindi all'anzianita' di servizio, degli insegnanti. Ne e' prova il fatto che il documento, dopo aver proposto di far raggiungere il livello stipendiale massimo dopo 25 anni (ora sono 35), aggiunge che “sembrerebbe peraltro opportuno prevedere una progressione, da definire, anche dopo i 25 anni”.
Un altro indizio di resistenza alla ipotesi di una piu' marcata articolazione strutturale delle figure operanti nella scuola la si puo' leggere nella premessa del documento, dove si specifica che l'attuazione dell'art. 22 “non ha alcuna attinenza con quanto previsto dall'art. 43 dello stesso CCNL”, cioe' - fuor di sindacalese - con l'eventuale creazione di nuove figure/funzioni professionali (leggi tutor) legate all'attuazione della legge n. 53.
Sul tutto, poi, grava la riserva dei sindacati confederali e dello SNALS di sottoporre le proposte “alla consultazione della categoria”, per evitare sorprese, come accadde al tempo del “concorsone”. I confederali chiedono inoltre al Governo di esplicitare l'impegno ad evitare ogni intervento del Parlamento su materie di competenza della contrattazione: un chiaro altola' alle proposte di legge targate FI e AN sulla revisione stato giuridico. E infine, aggiungono i sindacati, serve “uno specifico finanziamento” per rendere credibili le ipotesi profilate nel documento.
Tutto si puo' dire, tranne che siamo in presenza di una svolta epocale. Speriamo, almeno, in un dibattito aperto, franco, e non riservato ai soliti addetti ai lavori, un “grande dibattito”, come quello che si e' sviluppato in Francia nei mesi scorsi.

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