breve di cronaca
Orfanotrofi: la legge è ok, ma...
Il Manifesto - 28-05-2004
Una volta si chiamavano orfanotrofi. Poi a qualcuno sembrò che il termine brefotrofi avesse quasi come una grazia in più: del resto in quegli istituti non solo gli orfani erano reclusi ma anche i bambini abbandonati o sottratti ai genitori dalle autorità giudiziarie prima, dai servizi sociali poi. Abusi, violenze, maltrattamenti fisici e psichici, povertà. Queste le cause principali degli «internamenti». E non serve scomodare Foucault: c'è quanto basta per paventare il rischio della pericolosità sociale e procedere sulla strada di una rassicurante reclusione. Era così nell'800 e così è stato per gran parte del `900. Poi arrivano gli anni Settanta e la lotta alle istituzioni totali, dai manicomi agli orfanotrofi, diventa pratica politica quotidiana. Ma questa è storia sin troppo nota.

Meno conosciuto, invece, è il destino riservato in Italia agli istituti di assistenza per i minori, che grazie alla legge 149 del 28 marzo 2001 dovranno risultare chiusi alla data del 31 dicembre 2006.

Al loro posto - nel rispetto del dettato della legge che intende soprattutto garantire il «diritto del minore a una famiglia» - sorgeranno strutture alternative d'accoglienza che avranno il compito di assistere i bambini e gli adolescenti cercando in tutti i modi e nei tempi più brevi di favorirne il reinserimento nella famiglia d'origine.

Solo nei casi di impossibile recupero o di stato accertato di abbandono, potranno essere avviate le pratiche di adozione. A sostenere le strutture, nonché i nuclei familiari considerati a rischio, saranno stato, regioni ed enti locali. Il timore che l'abolizione degli istituti possa determinare una situazione di confusione simile a quella già verificatasi dopo la chiusura dei manicomi sembrerebbe così scongiurato.

Una buona legge, dunque. Perché allora - solo un mese fa - addirittura il direttore generale del ministero del welfare Giovanni Daverio, intervenendo ad un convegno organizzato da «Telefono azzurro», ha lanciato l'allarme? Sarebbero ancora 2.625 - affermò in quell'occasione - i minori ospiti negli «orfanatrofi». Ora (a parte l'inesatta e desueta dizione di «orfanotrofi») che vuol dire affermare che i «piccoli ospiti» sono 2.625 senza poi specificare il totale della popolazione minorile italiana? Come si fa su questa base a calcolare qualsiasi percentuale?

E non è tutto: sempre Daverio afferma che sono 202 gli istituti ancora aperti in Italia. Una vergogna, certo, non fosse che - a parte una manciata di questi - gli altri non ospitano più di una ventina di minori. Un numero troppo ridotto per continuare a considerarli istituti in senso proprio.

Ma il dato più allarmante è quello relativo all'ancora una volta irrisolta questione meridionale. Guarda caso i fiori all'occhiello esibiti dal ministero leghista del welfare sarebbero Piemonte, Val d'Aosta, Trentino, Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Molise. La gramigna? Manco a dirlo: cresce in Sicilia e Campania. Sono bastate due brevi escursioni per capire che così non è: a Napoli come a Bologna chi accoglie i minori strappandoli all'impersonalità degli istituti, lo fa con la stessa competenza e il medesimo impegno.


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