breve di cronaca
Storia, un sapere per pochi
Galileo - 26-05-2004

I problemi non finiscono con Darwin. La lunga polemica attorno all'assenza dell'evoluzionismo nei programmi per le scuole medie è in parte rientrata, da quando il ministro Letizia Moratti ha istituito una commissione per assicurare lo studio di Darwin fin dalle elementari. Ma restano ancora sul tavolo le proteste degli studiosi di materie umanistiche per un'altra vittima della riforma scolastica: la storia antica. Che è stata, questa sì e senza ambiguità, abolita dalle materie di cui è obbligatorio lo studio alle scuole medie. Nella nuova scuola del dopo-riforma, greci e romani si studieranno solo in quarta e quinta elementare, poi alle medie si inizierà dal Medioevo. Chi poi sceglierà un liceo li incontrerà di nuovo, ma chi opterà per la formazione professionale dovrà probabilmente accontentarsi di quanto imparato a dieci anni. Per quanto se ne sa ora, infatti, l'istruzione professionale dovrebbe prevedere lo studio della storia limitatamente agli ultimi 50 anni del XX secolo.
La reazione degli specialisti è altrettanto indignata di quella dei loro colleghi biologi. E sì che il termine di paragone, cioè la qualità dell'insegnamento attuale della storia, non è affatto entusiasmante, come spiega Ivo Mattozzi, professore associato di didattica della storia all'Università di Bologna e presidente di Clio92, un'associazione di insegnanti e ricercatori di storia.

"Attualmente, alle scuole elementari i ragazzi ricevono una prima formazione storica sotto forma di quelli che si chiamano 'quadri di civiltà' cioè descrizioni delle principali civiltà umane da un punto di vista geografico, sociale, economico e religioso. In più ricevono alcuni cenni sulla formazione dell'Italia come stato unitario. Nelle scuole medie, poi, l'insegnante ha molta libertà nel selezionare e montare in base alle proprie esigenze i programmi, il che consentirebbe in teoria di vivacizzare molto l'insegnamento della storia realizzando collegamenti con altre discipline. Il problema è che la maggior parte degli insegnanti usano i libri di testo come binario prefissato".

Il risultato, secondo Mattozzi, è una formazione storica nel complesso scadente. "Non lo dico certo solo io, ma la maggior parte dei colleghi che poi si ritrovano ad avere a che fare con gli studenti all'università. Quello che la scuola italiana non dà è il quadro concettuale, la consapevolezza di quello che è il sapere storico: non un insieme di fatti e nozioni ma un processo di costruzione di un sapere 'debole', basato su conoscenze sempre revisionabili".

E con la riforma Moratti, la situazione non certo non migliorerà. "Già nei programmi delle elementari c'è un segnale di disattenzione, una confusione sul ruolo della storia rispetto ad altre discipline. Nel programma di storia di terza elementare si parla infatti di 'storia della Terra prima dell'uomo' e 'comparsa dell'uomo'. Ma questo è argomento di geologia e biologia, non della storia che si occupa delle società umane sulla base dei documenti scritti".

Dopodiché c'è il grande problema della storia antica "sparita" dai programmi delle medie. "Il punto vero è che, per quanto si è saputo finora, chi sceglierà il percorso della formazione professionale anziché il liceo non la riprenderà nemmeno dopo. Ora, se pensiamo che la conoscenza del nostro passato e delle radici della nostra civiltà sia fondamentale per formare dei cittadini consapevoli, il fatto che la storia antica resti fuori dalla formazione di una parte consistente della popolazione crea una diseguaglianza culturale molto grave" dice Mattozzi.

Ma i problemi dei nuovi programmi non riguardano solo la storia antica. "Un'altra mancanza altrettanto grave sta nel fatto che si parla solo di storia politico-istituzionale e di storia culturale in senso lato, con molta enfasi su arte e letteratura italiana nel Rinascimento. Ma non c'è traccia della storia delle idee, della rivoluzione scientifica, dell'industrializzazione e della storia delle tecniche. Se le scuole prenderanno queste indicazioni alla lettera, sforneranno studenti analfabeti rispetto allo sviluppo delle scienze e allo sviluppo del nostro sistema economico" dice Mattozzi.

Ovvio che così si rinuncia anche alla possibilità di fare collegamenti tra la storia e altre discipline, come l'epica per la storia antica, o i programmi di scienze per la storia moderna. "La scelta degli argomenti di studio ci riporta a quello che era l'insegnamento della storia negli anni Cinquanta", conclude Mattozzi.

Resta ancora aperta la partita sui programmi per le medie superiori. "Questa volta, a differenza di quanto avvenuto per elementari e medie, le associazioni accreditate come la nostra sono state coinvolte un po' di più, ci è stato chiesto di elaborare proposte di obiettivi specifici di apprendimento" dice Mattozzi. "Ma l'aria che tira è ancora una volta quella di un passo indietro, rispetto alle molte innovazioni nel modo di insegnare la storia. introdotte negli ultimi decenni, soprattutto per iniziativa degli editori di libri scolastici".

Nicola Nosengo

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