breve di cronaca
Il futuro dipende anche da noi
Alessandro Bolognesi, Sindaco di Vicchio - 17-05-2004
Messaggio conclusivo delle terza marcia di Barbiana
Alessandro Bolognesi, Sindaco di Vicchio



E’ con emozione che vi ringrazio, tutti e tutte, di essere qui alla terza marcia di Barbiana.
Un appuntamento, ormai, caro e sentito da parte di quella scuola e di quella società democratica che non si arrendono alla deriva liberista, allo smantellamento dello stato sociale.
Uomini e donne convinti invece, oggi –come 50 anni fa- che la scuola per tutti e per ciascuno sia il bene più prezioso da mantenere e realizzare perché una società sia più giusta, moderna e civile.

In questa terra, su quella collina,cominciò un’esperienza educativa che ha cambiato il nostro paese. La svolta democratica, di attenzione agli ultimi, del diritto allo studio come riscatto sociale è cominciata, qui, dall’esperienza straordinaria di Don Lorenzo Milani.
Nel 1954, don Lorenzo veniva nominato priore della Chiesa di Sant’Andrea di Barbiana: un luogo isolato e una parrocchia di poche anime, appositamente scelti per mettere a tacere un prete scomodo e controcorrente.

Il giorno dopo il suo arrivo, aveva già raggruppato attorno a sé i pochi ragazzi delle famiglie contadine della zona e aveva cominciato a fare scuola.
Nello stesso giorno, comprò il pezzetto di terra dove è sepolto, nel cimiterino che avete certamente visto lassù, a segnare un “patto di fedeltà” con il mondo rurale di allora e con i suoi alunni, come scrisse alla mamma il 28 dicembre 1954, pochi giorni dopo il suo arrivo a Barbiana :”la grandezza d’una vita non si misura dalla grandezza del luogo in cui si è svolta, ma da tutt’altre cose. E neanche le possibilità di fare del bene si misurano dal numero dei parrocchiani”.

Impegno totale e fedeltà fino alla fine onorano la sua vita e ci rendono orgogliosi di averlo avuto ed averlo con noi, maestro di diritti e di pace. Quante lezioni attualissime ci rimanda ancora oggi la sua esperienza!

Siamo dentro ad una fase internazionale spaventosa. La guerra in Iraq, con le sue atrocità e le sue inciviltà, richiama ancora una volta quel messaggio radicale di Don Milani sulla disobbedienza civile, sul pacifismo attivo, sulla necessità di snidare e sconfiggere tutte le demagogie e i miti di potenza.

La pace è un orizzonte possibile e necessario, parte dall’impegno di ognuno. Da questa terra di pace, un impegno per tutti noi e per i governi del mondo: basta con le guerre!

Non è un caso, per Don Milani, il rapporto tra pace e scuola. La pace si fonda, innanzitutto, sui livelli di giustizia e coesione sociale, sulla riduzione delle discriminazioni e delle spaventose diseguaglianze mondiali, tra cui anche le opportunità della scuola sono strumento fondamentale.

In questi giorni è stata pubblicata la traduzione in albanese di “Lettera ad una professoressa”, da un’associazione di quel paese che ritiene cruciale il pensiero di Don Milani per cambiare lì quella scuola. Segno, come molti altri, che dove ci sono diritti lesi, povertà, discriminazioni, diseguaglianze, ignoranze, la soluzione non è la televisione o il consumismo, ma una buona scuola. Le parole forti di Lettera ad una professoressa hanno ancora, non solo per noi, un grande richiamo.

In questa epoca di così drammatica crisi nazionale e internazionale, penso che le parole forti di Don Milani siano non solo attuali, ma profetiche. Ne abbiamo bisogno per il futuro..

Di queste, a me pare giusto risentire assieme a voi quello che considero il “cuore pedagogico e politico” del pensiero milaniano:

“..Allora è più onesto dire che tutti i ragazzi nascono eguali e, se in seguito non lo sono più, è colpa nostra e tocca a noi rimediare.
E’ esattamente quello che dice la Costituzione quando parla di Gianni: “ Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di razza, lingua, condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale (art. 3 della Costituzione).

C’è, qui, già detto tutto. Il perché della scuola, quell’idea del “rimedio”, parola così forte e densa, i compiti della Repubblica. Don Milani e la nostra Costituzione.

La scuola come scelta di libertà e democrazia, e quella fedeltà senza tempo di Don Milani ai suoi ragazzi, hanno segnato la storia della scuola italiana e la storia di molti di noi. Da quella storia, da quell’esperienza ha preso grande forza la scuola democratica nel nostro paese.

Non c’è dubbio che le leggi e i decreti sulla scuola dell’attuale governo tendono a smantellare tutto questo, a ridurre gli spazi di democrazia e di solidarietà. Ma non solo sulla scuola, anche sull’informazione, lo stato sociale, le pensioni, la salvaguardia del territorio.

E’ la bestia del liberismo senza alcuna regola che soffia con i suoi deliri di potenza, dai neo conservatori americani al sistema duale della Moratti, passando per la cancellazione di Darwin e i tagli alla scuola pubblica. Tutto è strettamente collegato, non sono incidenti di percorso.

Per tutto questo, la nostra marcia ha un altissimo valore non solo politico e culturale, ma anche morale e civile. Richiama all’impegno per una società più eguale, amichevole, dove a tutti siano garantite le opportunità per crescere liberi, civili e perché no, felici.

Oggi non celebriamo un rito o una ricorrenza. Don Milani non ce lo permetterebbe certamente. Vogliamo invece riaffermare il valore educativo e politico di Barbiana come proposta assolutamente moderna e quanto mai necessaria, oggi, per contrastare l’ubriacatura liberista, la crisi della democrazia partecipata, l’involuzione selettiva e autoritaria che sta subendo il nostro sistema scolastico, la diffusa crisi dei valori educativi di libertà e di senso critico e civico.

In particolare, quest’anno, partendo proprio dall’esperienza di Barbiana, abbiamo posto il problema del tempo della scuola e della vita dei nostri ragazzi al centro della marcia.

Tempo che oggi viene smontato e ridotto, condizionato da un sistema che considera i nostri bambini prevalentemente più come consumatori che cittadini. Meno scuola, e scuola fatta meno bene, vuol dire più diseguaglianze, ma anche maggiori condizionamenti da parte della neo maestra televisione (e dai suoi spot) o delle sirene ammalianti di bambini selezionati per censo e reddito a fare di tutto fuorchè stare insieme ai propri compagni per riflettere, pensare,confrontarsi e discutere.

Con Barbiana e con Lettera a una professoressa, il tempo pieno è diventato l’orizzonte pedagogico che conteneva contemporaneamente sia l’idea del rispetto dei bambini e dei ragazzi, sia l’idea del riscatto sociale.


Vi ricordo che da questa scuola, da Don Milani, per primo in Italia, si lanciò la sfida del tempo dei ragazzi come spazio di valore dentro e oltre la scuola, nella vita di tutti i giorni, nei valori per cui vale la pena crescere e diventare adulto. “...ai ragazzi ci vuole uno scopo, che sia alto, che valga la pena: dedicarsi agli altri...”. Non le tante sciocchezze consumistiche di oggi, né le nuove discriminazioni che suggestionano il privatismo di tanti genitori.

Ci vuole un salto grande di civiltà nella vita delle nuove generazioni, che restituisca loro il tempo di scuola e di vita, luoghi del senso critico e della libertà, non per apparire superficialmente, ma per essere cittadini sovrani.

Il richiamo non è solo alla scuola, ma anche a tutta la società degli adulti. Garantiamo ai più giovani un vero tempo pieno e una vera vita sociale senza condizionamenti.
Tutto questo rischia oggi di essere frantumato con le attuali politiche scolastiche che altro non sono che il riconoscimento e l’accettazione, anche nelle norme di legge, di quella crisi di valori che il consumismo e il qualunquismo stanno diffondendo nelle famiglie e nella società.

Vogliamo invece immaginare e lavorare per bambini e ragazzi, famiglie e città, impegnate per un tempo scuola che realizzi davvero uno spazio adatto a pensare, a provare e a crescere

Ci vuole un impegno che non si fermi al mantenimento dei livelli acquisiti dal servizio scolastico ma che vuole andare più avanti, ripensando qualitativamente le forme e i significati di tutto il tempo della scuola e di tutto il tempo dell’infanzia dell’adolescenza.

Ringrazio tutti voi, e quelli che hanno inviato l’adesione alla marcia. Molti di voi sono stati impegnati in quel vasto movimento di genitori, insegnanti, cittadini,amministratori locali, che non intendono perdere e che, anzi, vogliono sviluppare e ampliare le conquiste di democrazia e di libertà della scuola pubblica del nostro paese, per dare maggiore senso e valore all’educazione delle giovani generazioni, per ridare a loro il sogno di una vita adulta che merita di essere dignitosamente vissuta.

Essere qui oggi, ancora una volta tutti insieme, per la terza volta ,ci insegna che non è poi così brutto il nostro paese, che i soggetti attivi per la democrazia sono tanti e più che mai vivi.

Domani Barbiana, la sua scuola, il suo cimitero, torneranno nella tranquillità quotidiana. Oggi invece possiamo dirci tutti insieme che la scuola nata 50 anni fa ha riaperto i battenti per un giorno.

Per un giorno siamo stati tutti un po’ “alunni di Don Milani”, la sua scuola ha nuovamente riparlato, siamo ripartiti da quelle radici che ci hanno fatto migliori.

Oggi siamo tornati a scuola. Quella scuola lassù, per la verità, ha continuato sempre a parlare e ad insegnare. Oggi però, siamo voluti andare di persona per capire ancora meglio. E durante la salita abbiamo sentito, tutti, dentro di noi che per i tanti Gianni del mondo c’è ancora
(eccome se c’è) una speranza ed una lotta che merita fare.

Grazie a tutti, grazie di questa giornata di scuola e di civiltà, e naturalmente arrivederci all’anno prossimo che tutti ci auguriamo migliore di questo anno tragico.

Il futuro dipende anche da noi.

Barbiana, 16 maggio 2004






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 Alba Sasso    - 22-05-2004
Ripartire dall’esperienza della scuola di Barbiana, dalla lezione ancora viva ed attuale di don Lorenzo Milani. Si può e si deve , soprattutto oggi, in un momento aspro della vita civile, politica e culturale del nostro paese, un momento che sta segnando in maniera profonda il sistema educativo e scolastico italiano.

“Così la scuola italiana smetterà di essere una scuola che funziona solo per i ricchi”: è quanto recentemente dichiarato da Letizia Moratti, nel sintetizzare le linee guida politiche, ideali e culturali del suo progetto. Peccato che si tratti dello stesso Ministro che sta attuando la canalizzazione precoce dei percorsi formativi, la riduzione dell’obbligo scolastico, lo svuotamento dell’esperienza del tempo pieno e prolungato; lo stesso Ministro che propone un progetto culturale ideologico e arretrato, del tutto inadeguato ai bisogni di sapere e conoscenza del mondo di oggi.

Peccato, dunque, che si tratti di una “riforma” che veste l’abito della restaurazione e della “normalizzazione” , che impoverisce e riduce la qualità della scuola di tutti, e che perciò colpisce in primo luogo le esigenze e i diritti dei più deboli. Insomma dichiarazioni, si direbbe, ingannevoli, intrise di compassionevole assistenzialismo. Anni luce dalla lezione e dal lascito ideale, culturale e morale di don Lorenzo Milani.

Penso alla scuola come strumento di emancipazione e di promozione sociale; penso alla scuola che “dà di più a chi ha di meno”, penso alla scuola che si preoccupa dei “ragazzi che perde”, e infine penso alla scuola come luogo di elaborazione di quei valori collettivi e condivisi che rappresentano il fondamento della convivenza civile e del tessuto democratico di un paese. E penso, infine, a quanto la scuola italiana ha saputo costruire, in un lunga marcia di “riforme sul campo”, interpretando questi principi e questi valori.

Ecco perché si può e si deve ripartire dall’esperienza di Barbiana, ecco perché momenti come quello della marcia di oggi sono ulteriori occasioni per dare forza e coesione a quel movimento ampio e plurale di genitori, docenti, di studentesse e di studenti che vogliono lavorare per una scuola sempre migliore e che non intendono rinunciare al valore civile, politico ed etico della scuola pubblica, presidio insostituibile di libertà e di democrazia.