breve di cronaca
Comunicato sulla manifestazione del 15 maggio
Segreteria FISH - 15-05-2004
F.I.S.H.- ONLUS FEDERAZIONE ITALIANA PER IL SUPERAMENTO DELL’HANDICAP C/O FAIP - VIA GIUSEPPE CERBARA, 20 - 00147 ROMA TELEFONO 06/51605175 FAX 06/5130517 E-MAIL: FISH-PRESIDENZA@LIBERO.IT




MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA SCUOLA Roma - Sabato 15 maggio ore 14.00 – Piazza della Repubblica



La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap


- che ha avanzato perplessità su alcuni passaggi fondamentali della riforma concernenti la riduzione dell'orario obbligatorio di lezioni, l'anticipata scelta dopo la scuola dell'obbligo accorciata, l'eccessiva individualizzazione dei percorsi scolastici che mettono a rischio la cultura dell'integrazione;

- che ha riscontrato nel decreto legislativo n. 59/04, applicativo della riforma e nei suoi allegati scarsa attenzione al pluridecennale processo d'integrazione scolastica degli alunni con disabilità;

- che ha duramente criticato le modalità di svolgimento del "Progetto-pilota 3", che praticamente rende invisibili gli alunni con disabilità, escludendo dalla valutazione della qualità degli apprendimenti, i questionari compilati dagli alunni con disabilità
"..perché abbasserebbero la media dei compagni " ;

ADERISCE


alla Manifestazione nazionale promossa a Roma per il 15 Maggio p.v. per contrastare l'involuzione della scuola pubblica e l'abbassamento della sua qualità, nella speranza che il Ministero voglia dare delle soluzioni ai delicati problemi prospettati.

Il Presidente Nazionale

Pietro Vittorio Barbieri

Roma 13 maggio 2004


Cinquantamila "autoconvocati" a Roma a difesa della scuola pubblica



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 Alba Sasso    - 15-05-2004
E' solo l'inizio

La manifestazione di oggi, indetta dal Cordinamento nazionale in difesa del Tempo Pieno, dai Comitati cittadini di genitori e di lavoratori della scuola e alla quale ha aderito un ampio cartello di sindacati, partiti, associazioni è una tappa assai significativa nel lungo e partecipato cammino di lotta contro il disegno di smantellamento e di destrutturazione della scuola pubblica.

In primo luogo, la mobilitazione di oggi lancia un messaggio chiaro e semplice: fermare la Moratti è possibile. Di fronte a una forza compatta e decisa il governo ha dato piccoli, anche se non irrilevanti, segnali di cedimento (da Darwin al tutor). Certo non basta: soprattutto non basta a fermare quel proposito restauratore che sta già mortificando le migliori e più significative esperienze pedagogiche e didattiche della nostra scuola e che ha come obiettivo quello di cancellare, riportando indietro nel tempo l’intero sistema, il carattere pubblico e laico dell’istruzione, l’uguaglianza del diritto alla formazione permanente e a un apprendimento di qualità per tutte e tutti.

Perciò “abrogare la legge 53” non è solo uno slogan. Ma è impegno comune a cancellare una legge inemendabile, proprio perché è traduzione di un’idea privatistica del sapere, di un’idea che tende a registrare e mantenere le differenze sociali e culturali (la diminuzione dell’obbligo scolastico) e che per essere accettata veste gli abiti del familismo e di una modernità senza storia (la metafora dell’inglese e dell’informatica).

E perciò è significativo che attorno ad una piattaforma programmatica che mette al primo posto l’obiettivo irrinunciabile di fermare la Moratti e di cancellare la “sua riforma”, si sia registrata un’ampia convergenza di soggetti politici ed associativi. Da qui comincia o ricomincia il lavoro. Sappiamo tutti che la nostra scuola deve cambiare. E che uno dei danni peggiori fatto da questo ministro e da questo governo è quello di aver fermato, se non riportato indietro, un processo di cambiamento costruito negli anni – a partire dalle scuole - per rispondere a domande nuove e diverse di sapere e di conoscenza. Il lavoro comune che ci aspetta è dunque difficile ma non impossibile. Si tratta di costruire, ma a partire dalla sapientia della scuola, un modello di istruzione che sappia convincere il paese; un modello coerente con una visione della società aperta e solidale; un modello che parli di diritti e di libertà, di lotta alle diseguaglianze, di valorizzazione delle intelligenze, di un sapere ricco, aperto, curioso, un sapere per lavorare e soprattutto per vivere.

Le mobilitazioni di questi mesi, e quella di oggi in particolare, segnalano una cosa importante: che la scuola non è stata ferma. E che anzi forte e dirompente è stata l’iniziativa promossa “dal basso”: lo testimoniano i tanti comitati e coordinamenti che si sono costituiti e che hanno avuto la capacità di radicarsi nel territorio, nelle scuole, nelle comunità locali. Così come forte e significativa è stata l’iniziativa di tanti enti locali. Un’ opposizione serena e civile. Questo hanno rappresentato le voci di critica e di dissenso che sono cresciute all’interno del mondo della scuola, che hanno messo in discussione- richiamandosi al rispetto delle leggi vigenti, dalla Costituzione, al regolamento dell’autonomia didattica e organizzativa, ai contratti- le palesi illegittimità dell’applicazione del primo decreto attuativo della legge ’53. Voci che si sono espresse in tante parti d’Italia con ordini del giorno e mozioni- dei collegi docenti e dei consigli d’istituto- di rifiuto della figura-funzione del tutor o di conferma dei libri di testo pre-riforma, per fare solo alcuni esempi.

Quella di oggi è allora un’occasione per saldare il fronte dell’opposizione sociale e il fronte dell’opposizione politica contro la legge Moratti e contro le politiche del centrodestra sull’istruzione. A questo appuntamento, il movimento si presenta con una grande ricchezza sociale per l’impegno, in tutto questo anno, di docenti, genitori, studenti. Perciò si tratta di una ‘occasione’ importante, perché nessuna riforma può essere proposta per la scuola senza la condivisione profonda e l’impegno di chi ogni giorno la vive e senza la costruzione di un ampio consenso sociale.

Ed è per questo che le adesioni a questa mobilitazione sono un atto politicamente impegnativo.

Dal Manifesto del 15 maggio 2004