Il vento dispettoso
Nico d'Aria - 04-05-2004
E-mail n° 16 da Nico d’Aria a Pianeta Terra

Oggetto: dal Pianeta di Sabbia, terzo giorno


Eccomi, cari terrestri.

vi ho mandato l’ultima e-mail mentre avevamo tutti una fame terribile.
I bambini piangevano. Anche gli animali avevano fame.
Vi ricordate? Il vento, dispettoso, faceva con la sabbia meravigliose pastasciutte, sformati, torte, ceste di frutta, caraffe di acqua di fonte e vini prelibati, che nessuno poteva mangiare né bere. E per far rabbia agli animali creava pascoli di sabbia, immangiabili e deliziosi torrentelli di sabbia, imbevibili…
Abbiamo fatto una riunione.
“C’è tanto cibo di sabbia, ma è immangiabile, e intanto rischiamo di morire di fame!”
“La sabbia resta tra i denti, non riesci a mandarla giù, fa male alla pancia e non porta nessun nutrimento!”
“Per un giorno, si può anche stare senza cibo, ma domani? E dopodomani?”
L’uomo della bicicletta si alzò e disse: “Forestiero, ci presti di nuovo la tua bilancia?”
“Volentieri, amici, cosa volete fare?”
“Propongo di pesare tutti i cibi e le cose che ci servono, stasera cercheremo di salvarle!”
Votarono tutti per il sì.
Cominciarono a pesare i cibi di sabbia: tutti gli sformati, i dolci, la pastasciutta… Le brocche d’acqua (che erano piene di sabbia, naturalmente).
L’elefante cominciò a pesare rami frondosi di sabbia facendone un gran mucchio.
Intanto molti uomini di sabbia e animali di sabbia cominciarono ad arrivare dai paesi vicini. Si era sparsa la voce. Si erano messi in viaggio, avevano lungamente camminato per venire a pesarsi e salvarsi. Si creò una gran fila.
“Forestiero, una sola bilancia non basta più!”
“Dobbiamo farla bastare, sbrighiamoci, se qualcuno non potrà essere pesato, stasera morirà”
Ce l’abbiamo fatta per un soffio, quando stava arrivando il vento c’erano rimasti da pesare ancora tre fratellini e sorelline di sabbia, che venivano da lontano ed erano rimasti gli ultimi della fila.
“Presto! salite sulla bilancia tutti tre”
Naturalmente il vento cominciò proprio da loro. La bilancia segnava 6.434.161. Il vento chiese alla più piccola “Ha ha ha, piccoletta, di quanti granelli sei fatta tu?”
“io e i miei due fratelli, insieme, siamo fatti da un numero di sette cifre!”
“Io ho chiesto a te, non a tutti e tre”
“io e i miei fratelli siamo molto uniti, prova a sbriciolarci, se ci riesci!”
Soffia, soffia, i tre bambini prendono colore e restano vivi, colorati e … nudi! Beh, si erano dimenticati dei vestiti. In certi momenti non puoi ricordarti di tutto.
Il vento andò verso i cibi; l’uomo della bicicletta li aveva raccolti un gran mucchio e li stava abbracciando. “Ha ! Ha! Sformato di melanzane ai pistacchi e mozzarella con contorno di patate, di quanti granelli sei fatto?” L’uomo della bicicletta subito gridò ”Tutto questo mucchio di cibo compreso le stoviglie e le posate pesa un numero di 8 cifre” Il vento prese a soffiare e il cibo non si disperse, divenne vero cibo mangiabile. Che profumo, nessuno aveva mangiato avevamo tutti una gran fame… Anche l’elefante salvò il suo fogliame, che divenne verde e croccante.
Eravamo salvi. Ma il vento stava per sbriciolare prati e montagne. Allora la farfalla pensò “proverò a indovinare!” e gridò “tutta quella montagna, compresi tutti i vegetali e gli animali in essa contenuta, compresa l’acqua dei torrenti, è composta da un numero di granelli di 20 cifre”
“Sbagliato! Ha! Ha!” e la soffiò via. “Sciocca presuntuosa di una farfalla, come pretendi di sapere esattamente dove finisce una montagna e dove comincia la pianura?”
“Chi lo decide?”
“io, naturalmente!”
“e lo decidi prima o dopo la mia risposta?”
“prima, quando la creo. Per questo sono così potente, io solo so dove inizia e dove finisce ogni cosa con l’esattezza di un granello!”
“Questo lo vedremo! Io dico che i granelli di tutta quella montagna, quella laggiù, con piante, animali e acqua, sono un numero di 21 cifre”
“Hai sbagliato!” e la soffiò via.
“Allora i granelli di tutta quell’altra montagna, quella verso est, con piante, animali e acqua, sono un numero di 22 cifre”
“Hai di nuovo sbagliato!” e la soffiò via.
Ma che furba, la farfalla!. Di montagne, intorno, ce n’erano almeno trenta o quaranta! Prova questa, prova quella, prima o poi una l’avrebbe indovinata! Dopo otto o nove prove…
“Quella laggiù, la più grossa di tutte, quella con la neve in alto e quel grande lago sotto; con piante, animali, acqua, compreso il lago, i pesci, i gabbiani e l’isola che sorge nel mezzo, fa un numero di 31 cifre!”
Come s’è arrabbiato! “Repellente insetto! Svolazzante scarabocchio! non crederai che un vento come me, che può fare uragani e tempeste, si faccia imbrogliare da una farfallina fragilina colorata da cretina!”
E soffiò, soffiò, soffiò arrabbiato, arrabbiatissimo e si arrabbiava sempre di più mentre la grande montagna lentamente diventava verde, la neve bianca, il lago azzurro.
Che serata formidabile. La pastasciutta era fredda, certo, e anche le patate, ma con la fame che avevamo era deliziosa! E l’acqua, ah! quando hai davvero tanta sete l’acqua fresca è sicuramente la miglior bibita che esista.

La mattina sono ripartito sulla mia astronave, mentre tutti si mettevano in cammino per andare verso la montagna salvata.Io sono andato sul mio asteroide, ho preso un po’ di semi, pale, zappe, annaffiatoi e sono tornato. Tre giorni, tra andata e ritorno. Li ho trovati sulla bellissima montagna che mangiavano castagne crude e si lamentavano per il mal di pancia.
Ogni sera riuscivano a prendere al vento qualche oggetto, ma il vento si era fatto furbo e non creava con la sabbia niente di indispensabile, come cibo, coperte o giocattoli… no, per fare dispetti faceva cose inutili, come calendari dell’anno passato, soprammobili orribili, caramelle al peperoncino e dentifricio all’aglio.
Le castagne, cotte, sono buone, specialmente se le mangi calde in un bel prato, tra gli uccellini che cantano… ma che noia, se le mangi tutti i giorni. Mi ricordavo delle aragoste rosa sul secondo pianeta! C’erano tanti funghi, ma come riconoscere quelli buoni da quelli cattivi? C’erano bacche, erbe e radici che sono buonissime da mangiare, ma come si riconoscono da quelle velenose? come si cucinano? Nessuno di loro sapeva niente; per forza, avevano solo due giorni di vita. L’agricoltura, non sapevano neanche cosa fosse. Ho portato anche dei videolibri sulle erbe, sui funghi e soprattutto sull’agricoltura, così potranno farsi una cultura e potranno mangiare cose diverse dalle castagne.
Li ho salutati mentre erano tutti intenti a studiare.

Vi saluto,
Nico


Suggerimenti per missione terrestre n° 12

continua


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