Lamerica
frg - 07-05-2004

"Non siamo in un paese democratico?"
Il sorriso di Michael Moore si scontra, inesorabilmente, con la fronte aggrottata del portavoce Disney, inquadrato sullo sfondo del magico castello di Topolino: "Non possiamo pemettere interferenze in un anno di elezioni" Ŕ la replica che rimbalza sui telegiornali europei.
In ballo c'Ŕ il nuovo Fahrenheit 911, che tra meno di una settimana dovrebbe presentarsi a Cannes.
Ma il Grande Walt ha proibito alla sua filiale Miramax di distribuirlo.
Si tratta di un "documentario" molto critico rispetto al Presidente Bush, racconta Le Figaro: pare descriva i legami esistenti tra la famiglia Bush e le grandi famiglie saudite, tra cui quella di Osama Bin Laden, capo di Al Qaeda, insistendo sulla strumentalizzazione a fini personali della tragedia di Manhattan che il Presidente avrebbe messo in atto.
La Casa Bianca, incollerita, ipotizza sanzioni economiche e l'Amministrazione Disney teme un ripensamento da parte del Governatore della Florida, Jeb Bush, fratello del Presidente, in merito a certe agevolazioni fiscali concesse al Parco d'attrazione Disneyland, che si sa non navigare in buone acque.
La scelta non Ŕ facile e si discute.
Se Ŕ vero che Disney ha versato 5000 dollari per sostenere il Comitato Internazionale del Partito Repubblicano, Ŕ altrettanto vero che Miramax, la cui presidenza, per inciso, Ŕ dichiaratamente democratica ed antimilitarista , rappresenta un asso nella manica per la capacitÓ di far miracoli in cassetta, producendo lungometraggi a bassissimo costo.
Basta pensare al bilancio di Bowling of Colombine: uscite tre milioni di dollari, entrate 22 milioni nei soli Usa.
Non sarÓ perci˛ impossibile trovare un altro distributore, e lasciare a Disney il diritto di rifiutare l'impresa, come da norme contrattuali stabilite e giÓ applicate ad esempio per Dogma di Kevin Smith, uscito poco prima del Giubileo.
A Michael Moore spetta comunque una risposta.
Un paese democratico, gli diremmo noi, Ŕ necessariamente intriso di contraddizioni.
Come quella tra il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che recita: "Il Congresso non potrÓ fare alcuna legge ... per limitare la libertÓ di parola o di stampa; o il diritto che hanno i cittadini di riunirsi in forma pacifica e di inoltrare petizioni al governo per la riparazione di torti subiti" ed il Patriot Act, che persino da parte repubblicano-conservatrice Ŕ stato definito "la pi¨ grande minaccia alle libertÓ civili del paese".
Si tratta di riuscire a stabilire limiti e prioritÓ, e ognuno, probabilmente, tenta le sue strade.
Il Congresso di certo ci sta provando.

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