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Diritti scaricati
Pierangelo Indolfi - 24-04-2004

Non sarà per il momento lo stato di polizia disegnato nelle stanze del ministero dei beni culturali di Urbani, a partire all'inseguimento di ragazzi "smanettoni" che scaricano musica da Internet. Per fortuna, il Parlamento è riuscito a ridurre il danno del decreto contro la pirateria in discussione alla Camera, approvando alcuni emendamenti migliorativi sotto il profilo dei diritti fondamentali della persona, ma tuttavia il profilo costituzionale del provvedimento resta molto incerto e comunque inefficace a combattere un mercato ormai plurimiliardario organizzato su scala industriale e mondiale.

In realtà si rischia di costruire nei confronti della Rete una cortina protettiva, allo scopo di colpire nel mucchio e reprimere quel fenomeno di massa rappresentato da centinaia di milioni di giovani in tutto il mondo che tramite Internet hanno accesso ad un diritto basilare, quale quello spesso negato alla cultura e alla libera circolazione delle opere culturali, diritti ormai gravemente minati dalle recinzioni privatiste e mercantili della proprietà intellettuale.

La legge contro la pirateria resta avvitata su un impianto protezionista in materia di copyright, che è quello oggi sollecitato dagli interessi strumentali delle major dell'industria audiovisiva e musicale. Ed è assurdo pensare di combattere oggi la pirateria penalizzando giovani e meno giovani che hanno l'unica colpa di scaricare file dalla rete (e giustamente, dal mio punto di vista). E farlo utilizzando un regime di controllo su Internet che consideriamo assolutamente inutile, oltre che sbagliato. Bisognerebbe ad esempio ripartire dai prezzi dei prodotti, diventati proibitivi per studenti e lavoratori, come nel caso di cd o dvd su cui grava ulteriormente l'Iva al 20 per cento. E attivando al contempo nuove politiche pubbliche tese al pieno accesso alla cultura da parte di tutti.

Le modifiche apportate al decreto restituiscono agli utenti di Internet le garanzie costituzionali che il decreto cancellava con un colpo di spugna, primo fra tutti il diritto alla privacy, e i provider non dovranno più svolgere il ruolo di cani da guardia della rete non essendo obbligati a denunciare alla polizia gli utenti che violerebbero la tutela sul diritto d'autore. Ma fuori dalla logica tutta repressiva e protezionista del copyright che rifiutiamo, resta l'impossibilità effettiva di legiferare su una materia come questa, perché Internet è un unico campo aperto, e per definizione non gli può essere applicata alcuna territorialità legislativa.

Basterà, come ovvio, utilizzare provider di paesi con una legislazione più permissiva, per eludere i divieti della nostra normativa. E' del tutto contraddittorio oltre che sbagliato pensare che nella cosiddetta società della conoscenza possano porsi barriere alla libertà della Rete, creando al contempo un limite all'utilizzo e all'innovazione delle nuove tecnologie.

La pirateria, quella vera che evade imposte per miliardi di euro, non si scoraggerà certamente di fronte ad un decreto che non va alla radice di un mercato organizzato su scala industriale, preferendo spiare utenti e operatori della rete. E' una questione di democrazia effettiva salvaguardare il diritto a comunicare delle persone e a scambiarsi file di musica e cinema, ponendo dei limiti inderogabili alla proprietà intellettuale pur nel rispetto del diritto d'autore. Noi condividiamo infatti il diritto ad una giusta ed equa remunerazione per chi crea contenuti, a condizione che sia assicurato al cittadino la possibilità di effettuare copie private senza scopo di lucro.

Il pericolo dunque non è nella Rete ma nel perpetuare forme obsolete e non democratiche di protezione monopolistica sui contenuti che indirizzano i consumi e determinano a priori le scelte culturali. A partire da questi principi bisogna costruire un nuovo sistema di garanzie che sostituisca quello attuale basato esclusivamente sul protezionismo del copyright a discapito della libera circolazione della conoscenza.

Bisogna promuovere ed estendere i parametri e l'applicazione del dominio pubblico, ad esempio a partire dalle opere realizzate con i soldi pubblici e che dovrebbero essere liberamente scaricabili tramite internet. Ed è evidente che questa battaglia si intreccia con la promozione e la sperimentazione di nuove pratiche di comunicazione e mediattivismo, contro il monopolio degli strumenti comunicativi e culturali.

TITTI DE SIMONE su LIBERAZIONE
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