E' vero che bisogna rispettare la legge?
Vittorio Delmoro - 29-03-2004
L’Italia, si sa, è il paese del fatta la legge, trovato l’inganno; ma non era mai accaduto prima d’ora che un’intera categoria, addirittura insegnanti, fosse tentata dall’illegalità.

Quella che segue è una riflessione su un valore, quello del rispetto della legge, su cui si combatteranno furiose battaglie, suppongo, all’interno dei Collegi Docenti da qui fino a settembre; ed è anche un contributo di resistenza.

Mi riferisco sostanzialmente al tutor e ai criteri per la sua individuazione.

Sappiamo già che all’interno del movimento trapelano due parole d’ordine : nessun tutor e tutti tutor, la prima fatta propria dal Manifesto dei 500 e dai sindacati estremi, la seconda dai confederali. Ma non è di questa differenza che voglio occuparmi, bensì del rapporto conflittuale che si creerà tra i 7mila dirigenti scolastici (di materna elementare e media) e i 4/500mila docenti italiani interessati, all’interno dei singoli Collegi.

Conflittualità facilmente prevedibile, constatato che i dirigenti che stanno affiancando il movimento nella sua lotta contro la riforma Moratti risultano ufficialmente essere poche decine (almeno quelli che lo dichiarano apertamente).

Cosa opporranno infatti tali dirigenti ai Collegi che vorranno essere tutti tutor o nessun tutor?

Essenzialmente un’idea, un punto, un valore : il rispetto della legge.

Se la legge dice che bisogna individuare i criteri per l’assegnazione delle funzioni tutoriali e conseguentemente l’affidamento dell’incarico a specifici docenti, questo devono fare i Collegi e questo deve fare il dirigente.

Posizione non soltanto imposta dal MIUR nelle conferenze di servizio che si sono tenute in tutte le province italiane nelle ultime settimane, ma fatta propria con convinzione da dirigenti anche di sinistra.

E’ vero che dietro tali posizioni ciascuno può intravedere la paura che spinge i dirigenti ad un allineamento e a un’immobilità statuaria, nel timore di reprimende, di sanzioni e di vendette, di cui questo governo ha già fornito ampiamente prova e, come diceva il buon Don Abbondio, il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare.

Ma è altrettanto vero che molti di loro credono fermamente sia loro compito il rispetto scrupoloso della legge.

E allora propongo la mia riflessione.

Se in Italia il Parlamento fa le leggi e l’esecutivo le fa rispettare, come mai il primo a non rispettarle è il governo?

Non mi sto riferendo alle note questioni legate al caso Berlusconi, quanto a concreti atti del governo sulla scuola.

Intanto per la prima volta abbiamo avuto un Decreto governativo corredato da interpretazioni (accadeva lo scorso novembre); poi abbiamo oggi una Circolare Applicativa che trasgredisce la legge promulgata in Gazzetta.

Sul tutor infatti il Decreto (la legge) stabilisce che per l’intera durata del corso le finalità della scuola sono garantite prioritariamente da un docente in possesso di specifica formazione; tale docente assicura nei primi tre anni un’attività di insegnamento non inferiore alle 18 ore settimanali.

Invece la Circolare Applicativa afferma che le modalità di svolgimento della funzione tutoriale saranno approfondite successivamente e che per l’anno 2004-2005 tali funzioni saranno assegnate con criteri di flessibilità, all’interno dell’Autonomia scolastica.

Questa interpretazione, già giudicata buonista, ha rimesso nelle mani della scuola un pallino che il governo aveva sequestrato, vale a dire che il prossimo anno scolastico saranno possibili molteplici organizzazioni, sia nessun tutor (se nessuno vorrà formarsi, ammesso che una formazione venga attivata), sia tutti tutor, nel caso di distribuzione spalmata sulla classe o sulle classi, sia alcuni tutor e altri labor, in quelle scuole dove il movimento non è ancora giunto.

La stessa cosa avverrà per l’orario minimo di 18 ore, che sarà invece multiformemente organizzato.

Il tutto in perfetta legalità, visto che la Circolare Applicativa applica appunto il Decreto a modo suo. Se è dunque il MIUR ad applicare per primo una legge dello stato in maniera difforme, figuratevi se non possiamo farlo noi!

Anzi, vediamo la motivazione che ha spinto il MIUR a trasgredire una legge del proprio governo.

Sappiamo tutti che se non ci fosse stata la mobilitazione che c’è stata dallo scorso settembre fino ad oggi, non solo il decreto sarebbe stato più duro, ma anche la sua applicazione sarebbe stata letterale.

E invece no! Quindi con la lotta si possono anche cambiare leggi già promulgate!

E’ già successo a Scanzano Ionico, sta succedendo nella scuola.

Dunque nessuna remora, cari colleghi di lotta, abbiamo tutto il diritto di non applicare una legge dello stato, come lo stesso MIUR sta dimostrando; anzi la nostra disobbedienza acquista anche un valore etico simile a chi si opponeva alle leggi fasciste : non lo si fa per proprio tornaconto, lo si fa per dare un futuro migliore ai nostri figli.




interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Irene Baule - 1° Circolo di Alghero (SS)    - 04-04-2004


...e allora non diamoci anzitempo la zappa sui piedi, chiedendo ai dirigenti di sottoscrivere slogan che non possono sottoscrivere (nessun tutor o tutti tutor) - indichiamo come criterio che LA FUNZIONE TUTORIALE non venga assegnata ad una persona (nessuno è formato in tale senso) ma AL TEAM NELLA SUA INTEREZZA (specialisti compresi), che la funzione tutoriale LA SVOLGE GIA' per contratto (vedi CCNL artt. 24/27, eventualmente 28 se non ci dovessero bastare le 2 ore di programmazione settimanale

ciao a tutti da
Irene - 1° Circolo di Alghero (SS)

 elena pasetti    - 05-04-2004
l'obbedienza non è più una virtù, se mai lo è stata.
Condivisibile e sostenibile la posizione di Vittorio Del Moro.