Il senso del no
Alba Sasso - 24-03-2004
Lo sciopero generale del 26 marzo e i temi della difesa della pubblica istruzione


Rivendicare la dignità del Paese, il suo diritto a crescere, a programmare il proprio sviluppo, ad avere un futuro. È questo, in termini molto scarni ed essenziali, il senso dello sciopero convocato dai sindacati confederali il prossimo 26 marzo, per protestare contro le politiche sociali, finanziarie e fiscali di questo governo.
Politiche miopi, che tagliano là dove una classe dirigente responsabile dovrebbe investire. Politiche di risparmio e di contenimento delle spese attuate proprio in quei settori che dovrebbero viceversa essere trainanti per lo sviluppo e la crescita dell’intera nazione: primo fra tutti, il campo dell’istruzione, della formazione e della ricerca. Ed infatti, nella piattaforma programmatica dello sciopero di Cgil Cisl e Uil rientra in maniera organica la protesta contro il sistematico taglio alle risorse per l’istruzione pubblica e contro la progressiva precarizzazione dei rapporti di lavoro all’interno della scuola.

La scuola si fermerà per l’intera giornata: insegnanti e lavoratori della scuola bloccheranno le proprie attività per protestare contro un modello di scuola che risponde a un idea di società nella quale arretrano le politiche pubbliche e avanza l’idea del “chi è più forte vince” .

Il 26 marzo sarà quindi anche l’occasione per dire no ai tanti interventi disgreganti del centrodestra nel settore dell’istruzione: a cominciare dal no al primo decreto attuativo della legge Moratti.

Lo sciopero del 26 marzo, da questo punto di vista, è in continuità con le proteste e le mobilitazioni dell’ampio ed eterogeneo movimento in difesa dell’istruzione pubblica, che in questi mesi ha attraversato le piazze e le scuole dell’Italia intera, creando aggregazione e consenso fra genitori, insegnanti, studentesse e studenti, lavoratori della scuola. Un movimento che ha rivendicato la dignità e l’autonomia della scuola , un movimento che ha avuto la capacità e la forza di indicare all’opinione pubblica di questo paese la centralità dei temi dell’istruzione come questioni strategiche per lo sviluppo.

Promuovere investimenti nel sistema, valorizzare il ruolo degli insegnanti, elevare l’obbligo scolastico, fare dell’istruzione e della formazione una questione centrale nell’agenda e nelle priorità di spesa dei governi sono solo i primi passi per costruire un sistema che intenda combattere la dispersione e promuovere migliore apprendimento per tutti.

Temi che rientrano a pieno titolo nella piattaforma dello sciopero del 26 marzo: uno sciopero che vedrà la mobilitazione e il coinvolgimento delle cittadine e dei cittadini che in questi mesi si sono organizzati e che hanno messo in rete le proprie esperienze, per rivendicare il diritto ad una scuola pubblica, laica e di qualità.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Grazia Perrone    - 25-03-2004
Tu parli bene Alba eppure ...

A Napoli il corteo confederale partirà, alle 9.30 da piazza Mancini per concludersi in piazza Matteotti. Sono previsti i comizi di Amendola (CISL), Rea (UIL) e Carla Cantone (Segretaria Nazionale CGIL).

Il corteo confederale si ferma a pochi passi di distanza dalla scuola reale che - pochi metri più avanti - in Piazza Carità manifesta - dalle ore 11 - contro la riforma Moratti.

E' un caso?



 pino patroncini    - 25-03-2004
L’argomento scuola non avrà carattere rituale nello sciopero di domani. La cosa è testimoniata dal fatto che in molte realtà sarà la scuola ad aprire il corteo e i rappresentanti della scuola parleranno alla folla in numerosi comizi.
A Reggio Emilia, sarà il segretario generale della Cgil Scuola Enrico Panini a tenere il comizio finale, ed il corteo sarà aperto dagli striscioni della scuola. La scuola parlerà nei comizi e aprirà i cortei anche a Milano, Genova, La Spezia, Brescia, Bergamo, Lodi, Monza, Piacenza, Parma, Modena, Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini, Padova, Venezia, Verona, Villacidro e Cagliari.. A Torino la scuola terrà il secondo posto dopo i metalmeccanici, a Novara subito dopo i licenziati. Rappresentanti della scuola parleranno anche nelle iniziative di Cosenza, Termoli, Pesaro, Firenze, Empoli, Livorno, Piombino, Stia (Ar), Massa, Siena, Crema, Pavia,Vicenza, Belluno, Pordenone, Alessandria, Asti, Cuneo, Vercelli, Verbania e Ivrea.
A Bari la giornata del 26 sarà aperta dalla “consegna” delle Agende alla Direzione scolastica regionale e proseguirà con una manifestazione di scuola e università che dall’Ateneo raggiungerà il concentramento generale. A Lecce le iniziative avranno luogo all’università. Anche a Macerata e a Pistoia la consegna delle agende ai Csa caratterizzerà la presenza della scuola nella giornata.
A Teramo e all’Aquila ci saranno due manifestazioni della scuola in cui interverranno rispettivamente le segretarie nazionali della Cgil Scuola.

 ilaria ricciottii    - 25-03-2004
Cara Alba, scioperare venerdì 26 non è soltanto un dovere per quanti dicono che vogliono difendere la scuola pubblica, ma qualcosa che va oltre il dovere stesso. Ci stiamo giocando la Costituzione. Ci saranno tante scuole, AUSL e forse anche tanti tribunali diversi, uno per ogni regione. Questo irrazionale federalismo ci sta portando dritti dritti verso un precipizio, da cui sarà difficile risalire la cima. Nonostante tutto questo marasma, questa crisi istituzionale, politica ed anche storica, c'è ancora chi non vuol capire che manifestare è forse ancora uno dei pochi diritti sanciti dalla Costituzione che ci sono rimasti.
Pertanto, a mio avviso, pur rispettando le idee altrui, chi non sciopererà venerdì 26 avrà sulle sue spalle il peso di non aver contribuito minimamente a far naufragare questo decreto e con esso questo governo che sta gerarchizzando l'Italia.

 Licia    - 25-03-2004
Alla luce dell'odierna approvazione, da parte del Senato, cira la legge sulla devolution, SCIOPERARE il 26 marzo è un imperativo sociale!!!