Danza macabra in quattro movimenti
Pierangelo Indolfi - 25-03-2004
OVVERO
LE RICADUTE DELLA RIFORMA MORATTI SUGLI ORGANICI DELLE SUPERIORI


Riporto la relazione tenuta da Pino Patroncini della segreteria nazionale CGIL scuola al convegno organizzato da Proteofaresapere a Milano il 1 marzo 2004 (P.I.)


I danzatori

Nella scuola secondaria superiore ci sono all'incirca 2.500.000 studenti e ad essi corrispondono all'incirca 250.000 insegnanti.

a.. Nei licei è concentrato il 36% degli studenti il che vuole dire circa 900.000 alunni e 80.000 insegnanti.
b.. Anche negli istituti tecnici è concentrato il 36% degli studenti, vale a dire 900.000 alunni, ma con 90.000 insegnanti perché gli orari sono più lunghi.
c.. Nell'istruzione professionale è concentrato il 23% degli studenti, vale a dire 600.000 alunni e 70.000 insegnanti.
d.. Nell'istruzione artistica è concentrato il 5% degli studenti, vale a dire 100.000 alunni e 10.000 insegnanti.

Dei 250.000 insegnanti circa 120.000 sono di materie tecniche.

Primo movimento: la riduzione di anni di studio

Nella nuova riforma la riduzione di anni di studio riguarda l'istruzione professionale. Un anno in meno in questo settore sono circa 10.000 insegnanti in meno.

Secondo movimento: gli orari

La riforma prevede orari oscillanti tra le 25 e le 28 ore contro gli attuali orari di 30 ore nei licei, 35 nei tecnici e 40 nei professionali. Calcolando perciò ottimisticamente una base di 28 ore e moltiplicando le differenze per le classi dei vari settori ( circa 45.000 nei licei e nei tecnici, 20.000 di qualifica professionale, 10.000 di post qualifica, e 5.000 negli artistici) e dividendo queste ore per 18 abbiamo:

a.. nei licei 5.000 posti in meno
b.. nei tecnici 17.500 posti in meno
c.. nei professionali 11.700 posti in meno
d.. negli artistici 3.300 posti in meno

Il totale fa 37.500 posti in meno, che sommati alla perdita precedente fa 47.500 posti in meno.

Terzo movimento: il passaggio alle regioni

Alla dipendenza delle regioni va il cosiddetto sistema dell'istruzione e della formazione professionale. Chi farà parte di questo sistema? Sicuramente l'istruzione professionale. Ma da un punto di vista funzionale non sfugge che sono inserite in questo settore funzioni proprie dell'istruzione tecnica ed anche dell'arte applicata. Abbiamo perciò tre possibilità ipotetiche:

a.. passa la sola istruzione professionale il che vorrebbe dire che tutti i 70.000 docenti vanno alla regione con una perdita complessiva per la scuola statale di 95.800 posti;
b.. passa anche l'istruzione tecnica e quindi passerebbero alle regioni 160.000 posti con una perdita di 169.300 posti;
c.. passano anche gli istituti d'arte e quindi passerebbero alle regioni 165.000 posti con una perdita complessiva di 171.650 posti nello stato.

Quarto movimento: lo spostamento dell'utenza

Fin qui tutto a bocce ferme. Ma arriverà un fenomeno imponderabile a modificare tutto ciò: lo spostamento dell'utenza. Infatti la creazione di un sistema binario e separato riposiziona tutta la domanda.. Oggi noi abbiamo circa il 60% degli alunni nell'istruzione tecnica e professionale e il 40% nei licei. Se la cosa si riproducesse così avremmo nella scuola statale la perdita massima indicata prima: 171.650 posti.

Ma se l'utenza si sposta avremo grosso modo le seguenti possibilità:

a.. 50% e 50% resteranno allo stato circa 100.000 insegnanti
b.. 40% e 60% resteranno circa 120.000 insegnanti
c.. 30% e 70% resteranno circa 140.000 insegnanti
d.. 20% e 80% resteranno circa 160.000 insegnanti

Ma come si sposterà l'utenza?

E' illusorio pensare che si accalcherà nel sistema dell'istruzione e della formazione professionale la percentuale che oggi si accalca nei settori tecnico e professionale. Non siamo più negli anni 50, l'industrialismo non paga più, le famiglie scelgono per i figli le scuole migliori, il settore professionale ha caratteristiche di scuola di seconda scelta, i ragazzi hanno tempi di vita diversi e c'è uno spostamento verso studi generalisti.

I discorsi sul modello tedesco sono una favola: nel 1952 il 72% degli studenti quattordicenni tedeschi frequentava l'avviamento al lavoro e l'11% il ginnasio. Oggi sono rispettivamente il 23% e il 29%, il resto, cioè il grosso, frequenta le scuole intermedie simili ai nostri tecnici o ai nostri sperimentali multindirizzo.

In Francia nel 1975 il 50% dei tredicenni frequentava l'orientamento tecnologico, oggi è ridotto al 10% mentre il 90% frequenta l'orientamento generale. Nel 1960 circa il 55% dei sedicenni frequentava i licei e il 45% i licei professionali, oggi il 66% frequenta i licei e solo il 33% frequenta i licei professionali.

In Spagna, dove non esistono vie di mezzo, solo il 39% dei ragazzi frequenta la formazione professionale e il paese manca di tecnici e operai specializzati, mentre il 61% frequenta i licei.

In Italia l'istruzione tecnica è in calo da anni. Aumenta la frequenza ai licei: le femmine quattordicenni li frequentano già per il 49%. Dal 2002 è in calo anche l'istruzione professionale che da un + 5% ( effetto obbligo scolastico a 15 anni) è passata a un - 1,2% (effetto ritorno obbligo scolastico a 14 anni).

In Italia c'è già una situazione dove non esistendo la istruzione professionale di stato la scelta è tra scuola statale o formazione professionale, una buona formazione professionale: il Trentino. Ma in Trentino solo il 14% va alla formazione professionale, mentre nella istruzione professionale nazionale siamo al 23%. In assenza di istruzione professionale un bel pezzo sceglie l'istruzione tecnica. Perché? Perché la formazione professionale non è considerata scuola.

Gli insegnanti delle discipline tecniche

Dunque l'utenza correggerà i processi di eliminazione dei posti dalla scuola statale. Ma c'è una categoria di insegnanti che avrà poco beneficio anche da ciò. Anzi molti potrebbero trovarsi in una posizione ben peggiore del passaggio alla regione: quella della perdita del posto. E' la categoria degli insegnanti tecnici, non solo i pratici ma anche i teorici. Essi sarebbero a bocce ferme destinati nella stragrande maggioranza all'istruzione professionale regionale. Ma il rischio è che nell'istruzione regionale non ci siano tutti gli alunni che ci sono oggi nei tecnici e nei professionali. In altre parole essi rischiano di trovarsi in una scuola dove non ci sono alunni e quindi con pochi posti, mentre laddove gli alunni ci sono non ci sono le discipline: sappiamo che i licei economici e tecnologici non saranno gli ITC e gli ITIS con un altro nome! Tenendo conto che metà dei 47.500 tagliati sono già insegnanti di tecnica, se ipotizzassimo anche solo una ripartizione dell'utenza del 50% nei due settori, possiamo presumere, non solo che dei 120.000 insegnanti di tecnica la stragrande maggioranza dovranno migrare alle dipendenze della regione, ma anche che circa 50.000 insegnanti di tecnica non troverebbero più il posto, né di qui né di là.


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