Qualche dato su cui riflettere
Laura Bertolotti - 23-03-2004
Lettera aperta al Ministro
Letizia Moratti
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca



Onorevole Ministro

Chi le scrive è un’insegnante elementare coinvolta nella riforma che Lei sta varando e desidera farLe sentire una voce dall’occhio del ciclone, e cioè dal gruppo che si occupa della lingua straniera.

Si sa che lingua straniera e informatica sono i punti forti del Suo progetto di cambiamento, o almeno erano tali in campagna elettorale, perciò penso possa interessarLe l’opinione di chi si misura sul campo con i cambiamenti in atto. Se la cosa non dovesse interessarLe affatto, spero comunque giovi ad informare le famiglie su quello che sta per accadere.

Ho letto con attenzione e interesse i suggerimenti contenuti nelle “Indicazioni” ma non Le
nascondo la difficoltà di tradurli in didattica efficace.
Infatti, come Lei saprà certamente, occorre ai bambini un tempo di esposizione relativamente lungo ad una lingua straniera per poter innescare i necessari meccanismi di comunicazione.
Suoi collaboratori hanno rilasciato in questi giorni dichiarazioni che fanno riferimento ad una diversa “Qualità” della proposta del tutto indifferente alla “Quantità” della stessa.
Desidero proprio parlare di qualità.
In questo periodo nei Collegi dei Docenti della penisola si dibatte il problema della riduzione delle ore di inglese e Lei stessa ha detto che saranno maggiorate rispetto a prima.

Allora ecco qualche dato su cui riflettere.
Nel mio istituto, da anni, gli alunni e le alunne potevano contare su un corso di inglese di tre ore settimanali a partire dalla classe seconda. Totale; 396 ore a conclusione del ciclo elementare.
A seguito della riduzione oraria da 30 ore obbligatorie, comprensive di inglese e religione, a 27 più tre opzionali, si sta valutando la possibilità di inserire una parte di ore di inglese, prima GARANTITE, nelle ore opzionali. Una lieve differenza IN MENO per i genitori che hanno creduto nelle Sue promesse.
Altrimenti detto: l’inglese è così importante che diventa materia opzionale, si può fruirne, oppure farne a meno.

Nessuno pensava di maggiorare l’offerta precedente alla Sua riforma, ma quale stupore nello scoprire che tutto il parlare in televisione e sui giornali in realtà celi una RIDUZIONE della offerta formativa, con l’unica novità dell’introduzione nella classe prima alle condizioni surreali di cui Le voglio raccontare.

Come Lei saprà certamente, un’insegnante di scuola elementare, opera spesso su diverse classi, fino ad ora erano al massimo sette.
Da questo anno scolastico, abbiamo iniziato ad operare nelle classi prime con un’ora di intervento settimanale.
L’insegnante si cala nella realtà di una classe prima per circa sessanta minuti alla settimana, (cerca) di conoscere i bambini e stabilire nel tempo un rapporto con loro, (cerca) di costruire un ponte con le attività precedenti e saldarsi alle attività seguenti, (cerca) di stimolare la motivazione ad apprendere, (cerca) di insegnare e verificare quanto appreso.
Tutto questo con un intervento che in molte scuole viene già definito “in pillole”.
Difficile sostenere la qualità dell’apprendimento in questa situazione di evidente carenza di tempo.

Per le classi successive alla prima, verrà a mancare nei prossimi anni il secondo intervento settimanale, con il rischio grave di far venire meno le condizioni di rinforzo delle conoscenze e di esercizio e fissaggio delle competenze.

Desidero spendere anche una parola per le strategie che vengono suggerite per supplire alla riduzione oraria: assistere a programmi televisivi, interagire con programmi al computer.
Tutte attività che sono state proposte già con successo fino ad ora, ma non si capisce come esse possano sostituire la relazione umana nell’apprendimento della lingua.

Il rischio sembra essere quello di confondere il mondo dei bambini i con quello degli adulti, loro sì in grado di utilizzare tempi ridotti, per apprendere conoscenze che sono in grado di organizzare autonomamente, assimilarle in tempi brevi con studio personale, e usarle in contesti lavorativi o di svago.

A cosa serve invece la lingua straniera ai bambini?
Mi permetto di porLe questa domanda, perché è stata il fulcro della mia formazione di docente specialista. Ho creduto, come molti altri colleghi e colleghe, di insegnare una lingua straniera per favorire l’apertura delle menti dei bambini, per renderli capaci di accogliere gli altri, che pensano in un’altra lingua ma dispongono delle parole per esprimere i sentimenti che proviamo tutti.

Non voglio dire nulla del nuovo contesto lavorativo in cui si verrà a trovare l’insegnante specialista, per questo argomento ci sono le associazioni sindacali, ma limitarmi a sollevare il problema di un meccanicismo indotto dai tempi limitati che è destinato a snaturare l’insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare, caratterizzato fino ad oggi da un clima di gioiosa scoperta.

Con molto rispetto per il Suo lavoro, Le chiedo la cortesia di far sentire la Sua voce sui problemi sollevati, nel desiderio di collaborare per una scuola efficace

Distinti saluti

Laura Bertolotti

Scuola Elementare “Rita Rosani”
Circolo VI Verona


Verona, 22 marzo 2004


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 Alberto Farina    - 28-03-2004
Complimenti per la chiarezza.... sui contenuti non ci sono parole. E' una vergogna!