Una piattaforma per la scuola
Vittorio Delmoro - 20-03-2004

A pochi giorni da uno sciopero generale che vede la scuola in prima fila, ma piena di distinguo, di delusioni, di nuove spinte, anche di stanchezza e attesa, mi concedo una pausa per riflettere e fare il punto.

QUANTI SIAMO?

A leggere i comunicati ufficiali oltranzisti (COBAS), saremmo praticamente tutti e dunque non si capisce cosa stiamo aspettando a bloccare la scuola!

Più realisticamente la rete ci rimanda una mobilitazione che è ancora minoranza sulle oltre diecimila scuole italiane; saremo forse maggioranza all’interno di materne-elementari-medie, ma non certo nelle superiori, che stanno alla finestra in attesa che la mazzata cada anche sulla loro testa.

Questa minoranza è però una cosa bellissima, un fatto mai accaduto prima d’ora in Italia, dove le rivolte scolastiche hanno coinvolto solo i giovani (e gli insegnanti) delle scuole superiori e delle università.

Si tratta di una rete inedita, fitta e pure solida, che darà frutti anche nel lungo periodo, anche se non raggiungesse l’obiettivo del ritiro del Decreto e dell’affossamento della legge 53; una rete che oltre ad annodarsi sulle iniziative, sta approfondendo l’essenza della scuola, suscitando un dibattito e un confronto che prima d’ora aveva coinvolto solo pochissimi addetti ai lavori.

Basterà questa forza, che nelle prossime settimane magari si allargherà pure, per indurre il governo a ritirare il Decreto e mettere in mora la Moratti?

No, non basterà.

Basterebbe uno sciopero che coinvolgesse solo la scuola e vi aderisse almeno l’80 per cento del personale (di più credo impossibile)?

No, non basterebbe.

Ricordiamoci tutti che questo governo ha operato scelte cui si contrapponeva la maggioranza dei cittadini (la guerra innanzitutto), pensate se ammettesse di aver sbagliato solo perché glielo dicono 5/600mila insegnanti!

Allora, tutto quello che abbiamo fatto e stiamo facendo dobbiamo continuare a farlo e magari intensificarlo, ma con la coscienza che da solo non basterà.

Anche lo sciopero chiesto a gran voce potrebbe risultare rischioso, se non raggiungesse le percentuali sperate.

Sul percorso si inserisce invero una scadenza estranea, ma che potrebbe anche rivelarsi determinante : le elezioni Amministrative ed Europee di giugno.

Sarebbe determinante se il governo andasse sotto di parecchio (abbiamo la forza per questo?); sarebbe possibile se il governo perdesse almeno la maggioranza (obiettivo invece a portata di mano).

IL SINDACATO (confederale)

In questa nostra battaglia non possiamo fare a meno del sindacato; senza il sindacato saremmo ancora più minoranza, raggiungendo lo scopo di far strappare qualche tessera (anche molte), ma non certo di affossare la riforma!

Certo, il nostro bisogno di sindacato non può tradire gli obiettivi e deviare il percorso della lotta in una gestione della riforma che rispetti l’autonomia scolastica e non possiamo neppure adeguarci a quei sindacati che vogliono solo ed esclusivamente trattare.

Intanto li abbiamo individuati, CISL e UIL (lo SNALS s’è già tirato fuori lui, dopo le dichiarazioni fatte dal segretario a PORTA A PORTA) e conviene tirarseli dietro finché non siano loro stessi a dire che la riforma va contrattata e non ritirata.

La CGIL no; senza CGIL non andiamo da nessuna parte, nel senso che il nostro percorso si fermerebbe alla testimonianza (dignitosa, doverosa, significativa) senza raggiungere alcun risultato, ma destinata a rifluire pian piano.

La CGIL no, perché è l’unica organizzazione di massa che con Cofferati ha dimostrato di avere la forza (i numeri e l’organizzazione) per raggiungere risultati difficili.

La CGIL no, perché è l’unica organizzazione che non può più permettersi di chiudere la porta alle istanze della base, pena la perdita di qualunque consenso (e di milioni di tessere).

Dunque avanti con la CGIL! Costringendo a seguirci anche i più recalcitranti, quelli del consociativismo, quelli dei tavoli, quelli delle compatibilità, quelli dell’unità ad ogni costo : il movimento ha la forza per farlo!

E poi abbiamo bisogno di qualcuno che ufficialmente possa sedersi all’unico tavolo che riconosciamo : quello di come trovare la strada per la rimozione di questo Decreto; perché una strada va trovata, è troppo semplicistico pensare che il Consiglio dei Ministri si riunisca per abrogare quella che è già una legge dello stato.

LE SCUOLE

In tutto questo il motore pulsante del movimento debbono essere sempre le scuole, sia considerate nel loro fronte interno (i docenti), sia in quello esterno (genitori e opinione pubblica).

Cosa possono fare le scuole in un percorso di lotta che probabilmente proseguirà anche l’anno prossimo?

Attivare fin d’ora processi di resistenza, che non vuol dire mettersi nell’ottica che la riforma comunque parte e che convenga adattarvisi in qualche modo; significa invece attrezzarsi perché risultino lettera morta tutte le principali nefandezze di questa riforma.

Mi limito a due : il tempo-scuola e il tutor.

Il tutor è una scelta che riguarda esclusivamente il fronte interno, mentre il tempo-scuola si situa a metà strada fra docenti e genitori.

Considero inutili e fuorvianti le prime diatribe tra siamo tutti tutor e nessun tutor, come se il primo fosse pro-riforma e solo il secondo il vero obiettivo del movimento. Dovrebbero invece convivere ambedue le forme, per poter gestire meglio i diversi livelli di lotta : nei collegi dove si raggiunge quasi il 100 per 100 delle adesioni contro la riforma si può anche scegliere di rifiutare qualunque proposta attinente al tutor e dunque nessuno svolgerà la funzione dal prossimo settembre, col rischio però che qualcuno sgusci dalle maglie e faccia il tutor nella sua classe.

Dove invece l’unanimità non è così forte nel contrastare una legge dello stato (noi insegnanti siamo molto legalitari!) conviene forse essere tutti tutor, vale a dire di individuare criteri che siano posseduti da tutti i docenti (tutti, anche i precari), così che tutti i docenti siano tutor e svolgano la funzione.

Attenzione però!

Siccome la funzione prevede lo svolgimento di mansioni che attualmente non vengono svolte (o svolte in maniera meno onerosa) e che per questo bisogna possedere una specifica formazione, il Collegio Docenti può deliberare due cose sostanziali : che lo svolgimento delle funzioni previste dal tutor (portfolio, piani personalizzati, rapporti, …) venga adeguatamente pagato (e qui entra in gioco il sindacato, che potrebbe chiedere un compenso di 250 euro per tutti, al di sotto dei quali non si firma e non si svolgono le funzioni) e che la formazione sia fatta a tutti, anch’essa adeguatamente pagata, altrimenti nessuno svolge le funzioni.

Quanto al tempo-scuola bisognerà che i Collegi si adoprino perché tutti i genitori (tutti!) scelgano l’attuale proposta al massimo delle ore e che riconfermino gli attuali POF, senza accedere ad alcun tipo di spezzatino.

LA PIATTAFORMA

All’interno dell’obiettivo generale e unificante del ritiro del Decreto e dell’affossamento della riforma Moratti, bisognerebbe delegare il sindacato ad una contrattazione stretta e limitata.

Avanzata la richiesta generale (il ritiro), si lasciano aperti spiragli (tavoli) che offrano al sindacato un ruolo significativo, che altrimenti non avrebbe, visto che l’obiettivo finale non può essere contrattato.

In presenza di decreto e in vigore di legge, si propongono al governo questi punti :

ORGANICI – nessun taglio, neppure in presenza di calo demografico; ma nuove assunzioni sia per far fronte alle nuove richieste, sia per dare attuazione ai desiderata della legge (anticipi, generalizzazione della materna, inglese, informatica, seconda lingua comunitaria, sostegno)

TEMPO-SCUOLA – ribadire la primazia dell’offerta scolastica, cui le famiglie possono esporre le proprie esigenze, ma che la scuola decide come incanalare e progettare

SOLDI – aumento salariale per il recupero dell’inflazione (non quella ufficiale, quella reale!); aumento di 250 euro mensili uguali per tutti, come riconoscimento delle funzioni tutoriali già possedute dai docenti; formazione per tutta la categoria (docenti e ATA) pagata a 20 euro netti l’ora.

Qualcuno dirà che si tratta di richieste massimaliste, ma è solo un modo per stanare il governo dopo il profluvio di miliardi con cui inonderà la scuola (a suo dire!).

IL MOVIMENTO

Ho seguito il dibattito tra i 500 di Torino e Retescuole e i romani, ma non mi entusiasma : capisco la posizione più radicale e i timori che il sindacato confederale trami alle nostre spalle per contrattare tutto il contrattabile; capisco anche il timore che la scuola si frammenti in una miriade di risposte, dentro le quali la Moratti potrà annunciare che il prossimo settembre la sua riforma parte con tutte le prerogative e i distinguo operati dall’autonomia scolastica.

Per questo servirà, forse più ancora di adesso, uno sciopero generale della scuola il primo di ottobre (data simbolo) e serviranno nel frattempo indicazioni univoche : sui libri di testo, sull’eventuale sciopero degli scrutini (almeno simbolico per i media), su una qualche forma simbolica ma diffusa di protesta.

Quello che va mantenuto è il livello di mobilitazione, così che si giunga a quell’estraneo appuntamento di giugno con più gente possibile che cambi il suo voto rispetto a quello di tre anni fa.

Per questo, il periodo antecedente alle elezioni ogni iniziativa politica offerta sul territorio dovrà trasformarsi in occasione per mettere al centro la scuola.


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