Rifacciamo la scuola
Francesco Di Lorenzo - 20-03-2004
Uno dei pericoli che si corrono, quando si è attaccati, è perdere il senso della misura, finendo per difendere posizioni che sono spesso indifendibili.
Sulla scuola e sulla nostra sacrosanta opposizione alla riforma Moratti rischiamo di fare questo errore. Non possiamo ridurci a difendere posizioni che sono oggettivamente poco importanti, per il sol fatto che esse sono prese di mira.
Dovremmo anche proporre e mettere al centro, contemporaneamente, la nostra idea di scuola. Magari aggiornandola, chiedendo la collaborazione di quanti la scuola la fanno tutti i giorni.

Proporrei di partire da questi punti, non esaustivi, per chiedere il contributo di quanti nella scuola hanno voglia di dire la loro.

SPUNTI E PUNTI PRESI DA ARTICOLI, SAGGI, TESTI AD USO DI CHI VUOLE SOLO LEGGERLI E DI CHI VUOLE AGGIUNGERNE ALTRI.

1. - Lavorare nella scuola è fare politica PRIMA, intessere relazioni non private e non astratte, in una dimensione pubblica che va oltre lo spazio scolastico;

2. - chiama in causa il collettivo, costruisce socialità intorno alla formazione;

3. - è avere passione per i SAPERI, per le relazioni, per la trasformazione profonda;
- sapere che è non - lavoro produttivo di non -merci;
- è il luogo di autorità e non di potere. Autorità / autorevolezza.
- Autorità e dimensione affettiva: senza un tessuto di relazioni non si costruisce sapere vero, senza sapere le relazioni si riducono a melassa.

4. - Occorre una pratica di scuola che ripensi la bottega, il laboratorio: un posto dove ti lasciano fare, ti lasciano sbagliare. Standoti vicino.
- Esperienza di tempi lenti, di lavoro concentrato, di ascolto.
- Fare scultura, avere il senso della durezza dei materiali, del loro necessario resistere.

5. - Non basta sopravvivere negli interstizi del sistema. Occorre acquisire visibilità, dire dei no e far scontrare le autorità. La scuola deve essere il territorio abitato di un conflitto aperto.
Luogo di conflitti positivi da aprire, e non da chiudere.

6. - Occasione di una formazione fondata sul valore d’uso del sapere, non dell’accesso al lavoro semplice e lineare, di un sapere codificato.
- Sapere moderno, sempre più sganciato dal lavoro. Richiesta fortissima alla progettazione di sè.

7. - Sapere che nella scuola, gli alunni, non trovano specchi in cui riflettersi e riconoscersi.

8. - Smascherare l’abitudine a nascondere le difficoltà e gli errori del sistema scolastico come in nessun altro contesto formativo.

- Il disagio dell’istruzione non e’ invisibile: E’ VISIBILE NEGLI ESCLUSI.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Gabriella Del Duca    - 22-03-2004
Sono completamente in sintonia con il contenuto dell'articolo. In particolare mi stimola il punto 8, la reticenza-omertà degli addetti ai lavori per quanto riguarda una laica disamina di ciò che non funziona, che non ha funzionato nella scuola. Fare fronte compatto contro il nemico, ridurre tutto ad una contrapposizione semplificante, accampare la propria professione di fede, non spiega lo stato reale del disagio, i sentimenti politici della "nazione" scuola.
Una storia degli ultimi venti anni, calandosi nel dettaglio degli accadimenti, cancellati e rimossi con la complicità dei partiti e dei sindacati, una visione che fonda insieme i vissuti di genitori, ragazzi ed insegnanti, potrebbe ingenerare nuove e salutari energie di ricerca e di confronto.
delducag@libero.it