Appello indirizzato a tutti i dirigenti sindacali
Grazia Perrone - 19-03-2004
Ieri sera - mi scrive un collega - sono andato a Torino ad un'assemblea convocata via e-mail dal manifesto dei 500. La capienza della sala era di 970 posti ed era praticamente piena.

C'erano soprattutto insegnanti, ma anche molti genitori e rappresentanti di tanti comitati spontanei.
Non mi dilungo sui contenuti degli interventi in quanto rispecchiano totalmente quanto diciamo quotidianamente nelle varie assemblee.

In particolare si respirava un certo malessere riguardo al fatto che lo sciopero del 26 non era incernierato sulla scuola, ma ancora una volta inserito in un contesto più ampio. (…) Particolarmente significativa mi sembra questa parte dell’appello sottoscritto da tutti i partecipanti ed esplicitamente indirizzato ai leader di tutte le forze sociali:

(…)”Non è scuola per scuola che noi possiamo difenderci, non è isolandoci che la "riforma" può essere fermata.
Voi avete convocato lo sciopero del 26 marzo inserendo anche i temi della scuola e certamente l'attacco alla scuola pubblica è collegato ad un più generale disegno di distruzione di tutte le conquiste.
Ma da parte nostra diciamo: Se il governo dovesse ancora una volta mantenere il decreto, non si potrebbe più attendere. E' di uno sciopero generale della scuola, per il ritiro del decreto e per l'abrogazione della legge, che abbiamo bisogno. Uno sciopero che blocchi tutte le scuole d'Italia, nell'unità di tutti i sindacati.
Voi avete una grande responsabilità: organizzare questo sciopero, spiegare in tutte le assemblee la reale posta in gioco.
Noi saremo con voi su questa strada: non attendete un minuto di più
(…)”.



Sciopero generale della scuola per la scuola. E’ questo che chiedono – a gran voce – la stragrande maggioranza dei docenti italiani senza alcuna distinzione sindacale o partitica ed è proprio per questo motivo che rivolgo un appello a tutte le forze sociali promotrici dello sciopero generale del 26 marzo prossimo.
Poiché, al momento, a sostegno delle rivendicazioni sociali fatte confluire in un'unico sciopero non è prevista alcuna manifestazione nazionale chiedo che alla scuola e ai suoi gravissimi problemi venga, almeno, assegnata la massima visibilità assegnando ai docenti e al personale scolastico in sciopero per l'intera giornata (e non per 4 ore come avviene per gli altri comparti) la testa dei cortei unitari nelle manifestazioni che si svolgeranno in tutti i capoluoghi di regione venerdì 26 marzo.


Riporto di seguito il testo integrale sottoscritto dai delegati riunitisi a Torino il 15 marzo scorso.

***

Ai dirigenti di tutti i sindacati

Colleghi, amici,

in 800 ci siamo ritrovati stasera, 15 marzo, a Torino nel grande meeting per l'abrogazione della "riforma" Moratti, per il ritiro del primo decreto applicativo, per l'unità.

Perché ci rivolgiamo a voi al termine dei lavori di questa manifestazione pubblica?

Noi tutti lo sappiamo: la situazione è grave, la riforma sta partendo e con essa i primi elementi di disgregazione e smembramento della scuola pubblica italiana.

In questi giorni tutte le scuole italiane sono messe sotto una grande pressione per applicare, in nome dell'Autonomia Scolastica, la legge 53. Ad esse viene imposta la scelta del tutor, l'adozione dei Piani di Studio Personalizzati, le variazioni organizzative, il taglio di centinaia di ore di insegnamento e l'istituzione delle materie facoltative. Centinaia di scuole, sotto la pressione del Ministero, cominciano ad applicare tutto ciò nella divisione assoluta: alcune scuole adottano alcuni punti, altre tutti, altre cercano di resistere e confermare l'organizzazione e i programmi attuali.

Un dato è quindi evidente: se il decreto e la circolare non saranno ritirati la "riforma" comincerà a partire. Possiamo anzi dire che l'obiettivo del governo è proprio questo: cominciare a frammentare la scuola italiana e a far partire la riforma in modo differenziato, tale da inserire un cuneo irreversibile nel sistema.

Per fare tutto questo il ministro ha scelto una strada precisa: l'implicazione degli insegnanti, dei genitori, dei sindacati attraverso il "voto" dei collegi docenti e dei consigli d'istituto, in una gestione "partecipata" della "riforma" che ha il solo obiettivo di dividere, frammentare, aggirare la resistenza espressa in questi mesi.

Il nostro meeting l'ha affermato con chiarezza: noi siamo contro tutto questo.

Si può forse accettare che in nome dell'Autonomia decine e decine di scuole comincino a distruggere le basi della scuola pubblica? Si può accettare che si cominci ad applicare la "riforma" implicando gli insegnanti, i genitori, i sindacati?

No, noi lo diciamo chiaramente: non possiamo accettare. Certamente faremo di tutto per impedire l'applicazione della legge nelle nostre scuole e per confermare l'organizzazione e i programmi vigenti fino ad oggi, ma rifiutiamo la logica del chiudersi nelle nostre scuole, poiché sappiamo dove essa conduca: all'applicazione della legge.

D'altra parte vediamo che alcuni elementi della "riforma" vengono "di fatto" imposti a tutti: per esempio le case editrici hanno già avuto ordine di non fare più i sussidiari per le classi terze, e questo significa che in concreto le scuole saranno indotta ad applicare i nuovi "curricoli" distruttivi.

Che senso può avere allora affermare che "tutti devono fare i tutor" o che "le scuole possono scegliere se applicare i vecchi programmi o i nuovi, o anche quelli della precedente legge Berlinguer-De Mauro", o ancora che "il Tempo pieno non è mai stato un problema"? Non è evidente che tutto ciò contribuisce alla frammentazione e alla divisione della scuola pubblica italiana, alla messa in atto della "riforma"? E chi può garantire che i dirigenti o il ministero non procedano d'ufficio, dividendo ulteriormente la resistenza?

No: non è scuola per scuola che noi possiamo difenderci, non è isolandoci che la "riforma" può essere fermata.

Nei mesi scorsi voi vi siete pronunciati per il ritiro del primo decreto applicativo. Noi lo ripetiamo oggi al termine del nostro meeting e lo rilanciamo a tutto il Paese: è questa l'unica soluzione, la vera strada su cui mobilitare, l'unica che può aprire la porta all'abrogazione di questa legge. La situazione è grave, non possiamo più attendere.

A più riprese centinaia di migliaia di insegnanti e genitori si sono mobilitati con voi per il ritiro del decreto, per l'abrogazione della legge. Le manifestazioni sono state grandi, ma è un fatto: il ministro continua sulla sua strada.

Non solo: presenta altri due decreti applicativi, una legge sulla stato giuridico degli insegnanti che apre la strada all'assunzione privata, al licenziamento e alla fine dei contratti collettivi e una legge sull'Università che precarizza totalmente il lavoro dei docenti e mette sotto controllo la ricerca scientifica e l'insegnamento.

Che cosa fare di fronte a tutto ciò?

Voi avete convocato lo sciopero del 26 marzo inserendo anche i temi della scuola e certamente è evidente che l'attacco alla scuola pubblica è collegato ad un più generale disegno di distruzione di tutte le conquiste.

Ma da parte nostra diciamo: se il governo dovesse ancora una volta mantenere il decreto non si potrebbe più attendere. E' di uno sciopero generale della scuola, per il ritiro del decreto, per l'abrogazione della legge che abbiamo bisogno. Uno sciopero che blocchi tutte le scuole d'Italia, nell'unità di tutti i sindacati.

Voi avete una grande responsabilità: organizzare questo sciopero, spiegare in tutte le assemblee la reale posta in gioco.

E' vero, il ministro ha la TV, i giornali, la propaganda. Ma noi abbiamo i nostri sindacati, su tutto il territorio nazionale, con centinaia di sindacalisti che possono spiegare la realtà, far leggere i documenti, mettere a nudo ciò che viene nascosto, preparare il successo dello sciopero. E' questo che vogliamo, è questa la vostra responsabilità.

Da parte nostra siamo pronti a contribuire con voi al successo di questo sciopero unito. Siamo pronti come insegnanti, perchè il nostro lavoro e il futuro dei giovani sono in pericolo. Siamo pronti come genitori, certi che l'attacco alla scuola pubblica non è un problema "corporativo", ma tocca le libertà democratiche e i diritti di ognuno, di tutti noi.

E' per portare un contributo in questa direzione che rilanciamo l'Incontro Nazionale dei delegati che si terrà a Parma il prossimo 3 aprile.

Dirigenti sindacali, il nostro meeting di oggi è un messaggio chiaro: preparate lo sciopero generale unito della scuola, mobilitate con tutti i mezzi a disposizione, nell'unità delle scuole con tutti i sindacati, fino al ritiro del decreto.

Noi saremo con voi su questa strada: non attendete un minuto di più !



interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 19-03-2004
Più che fare un appello ai Dirigenti sindacali, io avrei in quella stessa assemblea fatto anche un altro appello indirizzato però ai Dirigenti scolastici ed ai Direttori generali. Lo sciopero del 26, infatti non è uno sciopero soltanto del personale docente, dei genitori, o degli studenti, ma anche di chi dirige la scuola.
Quanti Dirigenti infatti seguiranno l'esempio dei Rettori o dei Presidi di facoltà?
Perchè molti di loro debbono essere sempre immuni dal manifestare il loro dissenso?