breve di cronaca
Bullismo
Redattore Sociale - 18-03-2004

Il 64% degli studenti nelle scuole elementari e il 50% nelle medie a Milano hanno subito o sono stati vittime di atti di bullismo.


Il 64 per cento degli studenti nelle scuole elementari e il 50 per cento nelle scuole medie hanno subito o sono stati vittime di atti di bullismo. Il fenomeno è stato l'oggetto di un convegno tenutosi oggi all'ex Palazzo delle Stelline di Milano (corso Menta 61). Sul tema si sono confrontati psicologi, esperti, operatori che hanno delineato le caratteristiche di un fenomeno considerato sempre più diffuso. Per prevenire e contrastare il bullismo la Asl milanese ha avviato dal 1999 il progetto "Stop al bullismo", nell'ambito del quale è stata condotta nel 2002 una ricerca in 59 scuole milanesi (elementari e medie) presentata questa mattina. La ricerca della Asl è stato il punto di partenza del dibattito di oggi. Dai dati elaborati dalla Asl attraverso la somministrazione di due questionari ("Le prepotenze tra bambini/ragazzi" e "La mia vita a scuola", emerge che a Milano fenomeni di prepotenza e aggressività tra ragazzi sono diffusi più che altrove. Il 51,9 per cento degli studenti maschi delle scuole elementari hanno dichiarato di aver subito atti di bullismo. Inferiore la percentuale delle bambine della stessa età che hanno detto di essere state vittima di atti di aggressione (fisica o verbale): sono il 48,3 per cento. Percentuali più basse nelle scuole medie, dove il 32 per cento dei ragazzi intervistati ha detto di aver subito atti di bullismo, mentre hanno risposto allo stesso modo il 29,8 per cento delle ragazze.

I dati milanesi risultano superiori a ricerche simili condotte in altre città. A Torino, Bologna, Firenze i bambini delle scuole elementari che dichiarano di aver subito atti di bullismo oscillano tra il 35 e il 41 per cento degli intervistati (contro il 51,9 per cento di Milano), lo stesso avviene nel caso delle bambine. Ancora più basso il dato relativo alle scuole medie. A Torino, ad esempio sono il 19,2 per cento i ragazzi maschi che hanno detto di aver subito violenze dai propri coetanei (a Milano erano il 32 per cento). Il confronto tra le città è solo una delle indicazioni che emergono dalla ricerca. Altri aspetti interessanti riguardano le caratteristiche degli atti di bullismo (divisi in violenze fisiche, verbali o indirette), le differenze tra maschi e femmine e il ruolo degli insegnati. Per quanto riguarda le scuole elementari, la ricerca sottolinea la prevalenza di atti di bullismo fisico tra i maschi, mentre nel caso delle femmine è molto presente un clima di prepotenza generalizzato, ma è raro che assuma le caratteristiche di sistematicità propri del bullismo. Complessivamente nelle scuole elementari risulta che il 65 per cento dei bambini e il 38 per cento delle bambine hanno subito o sono stati protagonisti di atti di bullismo. Per quanto riguarda i maschi, è da notare che circa il 30 per cento degli intervistati ha dichiarato di essere stato al contempo vittima e bullo.

E gli stessi alunni giudicano positivamente la capacità di intervento degli insegnanti: per l'80 per cento degli intervistati l'insegnante interviene appena si rende conto che è in atto una prepotenza. Per quanto riguarda le scuole medie, risulta che le vittime di atti di bullismo sono il 32 per cento, mentre il 34 per cento afferma di aver compiuto prepotenze contro i propri coetanei. Anche in questo caso si riproduce la differenza tra maschi e femmine. Le prepotenze che sfociano in aggressioni fisiche sono più frequenti tra i maschi anche se calano nelle classi più avanzate, mentre prepotenze e vessazioni tra ragazze sembrano durare di più nel tempo. Nel complesso, nelle scuole medie, il 50 per cento dei ragazzi intervistati ha detto di essere stato coinvolto (come vittima o bullo) in atti di prepotenza. Tra le femmine la percentuale scende al 47 per cento.


Bullismo, don Rigoldi (Comunità Nuova): ''Un grande individualismo: lo stesso che vedono nei loro genitori e nella società nel suo complesso''


"Un grande individualismo: lo stesso che vedono nei loro genitori e nella società nel suo complesso". Don Gino Rigoldi spiega così la crescita di fenomeni di bullismo tra gli adolescenti. Un fenomeno analizzato nella ricerca condotta su 59 scuole elementari e medie dalla Asl di Milano e realizzata nell'ambito del progetto "Stop al bullismo", in corso a Milano dal 1999. La ricerca mostra come il fenomeno coinvolga un numero elevato di studenti. Nelle
scuole elementari il 64 per cento degli studenti ha dichiarato di aver subito o di essere stato protagonista di atti di bullismo. Una percentuale che scende al 50 per cento alle scuole medie, ma che mostra come atti di prepotenza tra coetanei siano assai frequenti nelle scuole cittadine.

Cappellano del carcere minorile Beccarla di Milano e fondatore di Comunità nuova, associazione che lavora con persone in condizione di disagio, tra cui minori italiani e stranieri, don Rigoldi si è fatto un'idea precisa di quanto accade nel mondo giovanile: "Mi sembra di notare un sempre maggiore individualismo tra i ragazzi: si fa strada l'idea che oltre a se stessi, non ci sia nulla. Come se il resto del mondo non esista e su di esso si possa scaricare la propria aggressività". Un atteggiamento che, secondo don Rigoldi, è lo specchio di quanto avviene nel mondo degli adulti e che va ricondotto a una perdita di coscienza che dilaga anche tra i giovani: "In passato, quando un ragazzo commetteva atti violenti contro altri - spiega Don Rigoldi -, si rendeva conto in poco tempo del male che aveva fatto. Oggi, mi capita di confrontarmi con ragazzi che si spaventano per la punizione a cui andranno incontro o piangono perché sono dispiaciuti per i propri genitori: difficilmente piangono per la vittima".

Dall'osservatorio del carcere minorile, inoltre, Don Rigoldi osserva: "I ragazzi italiani che finiscono in carcere si sono resi colpevoli, nella maggior parte dei casi di violenze contro persone, mentre nel caso dei ragazzi stranieri sono più frequenti reati contro il patrimonio". Una considerazione che esula in parte dal fenomeno del bullismo (qualificato soprattutto come prepotenza fisica, ma anche verbale), ma che, secondo il cappellano del Beccaria è il segnale "di una diffusa perdita di etica".


Come intervenire? Secondo don Rigoldi è necessario educare i ragazzi alla legalità: "Nelle scuole si pensa a insegnare la legalità intesa come rispetto delle leggi, ma di fronte a ragazzi estremamente concentrati su se stessi farebbe più presa affrontare il discorso in termini di etica: spiegare ai ragazzi che cos'è la dignità e come si deve comportare una persona adulta", suggerisce il fondatore di Comunità nuova. Un compito che spetta innanzitutto alla scuola e ai luoghi di aggregazione giovanile: "Sono gli unici luoghi in cui i ragazzi possono imparare a rispettarsi e conoscersi. Per questo bisognerebbe che in questi luoghi non si promuovesse solo la competizione e la rivalità, ma si veicolassero altri valori", conclude don Rigoldi.


Segnalato da RAB

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