breve di cronaca
Lo Snals a Ballarò
Snals - 16-03-2004

Riportiamo lo stralcio degli interventi in cui il Segretario Generale è stato parte attiva, sia in riferimento alle dichiarazioni espresse sia in relazione alle risposte ricevute dal Presidente Berlusconi e dal Ministro Moratti.


D. Che cosa non vi piace della riforma?

R.
Alcuni giudizi non tengono conto della filosofia, dell’idea fondante e dell’impianto della riforma, mentre noi vorremmo, da uomini liberi ed educatori liberi, che fosse fatto un maggiore approfondimento. Noi stiamo affrontando con serietà le questioni per superare le criticità che abbiamo individuato nella legge 53/03 e nel decreto legislativo attuativo.


D. E’ d’accordo sull’ anticipo scolastico?

R.
Lo Snals non ha visto con favore gli anticipi di ingresso nella scuola dell'infanzia e primaria, anche per la prevedibile difficoltà di finanziare le nuove figure professionali previste nella nuova organizzazione del lavoro nella scuola dell'infanzia. Abbiamo dovuto constatare poi che tali nuove figure non sono state inserite nel decreto attuativo.

Questo non significa che il problema non possa essere risolto perché lo Snals, dopo aver ottenuto il tavolo politico con il Ministro dell'Istruzione, ha chiesto un atto di indirizzo per negoziare e finanziare l'introduzione di tali figure e per risolvere tutte le problematiche connesse all’esaurimento delle liste di attesa e alla generalizzazione della scuola dell'infanzia sul territorio, prima di procedere agli anticipi.


D. Questo significa che se i tempi fossero più lunghi la riforma le piacerebbe?

R.
Non siamo convinti dell'anticipo nella scuola dell'infanzia e primaria, ma questo non significa dare un giudizio negativo sulla riforma.

Noi diciamo che la riforma è legge e va attuata, ma che occorre trovare i soldi per poterla finanziare. In merito, vorrei affidare “una cartolina” della scuola italiana al Presidente Berlusconi: le risorse che sono state programmate e che sono previste nel testo della legge 53, art. 1, c. 3, devono essere assolutamente reperite!


D. Sulla figura del docente tutor il Ministro Moratti ha detto che può essere il punto di raccordo con le famiglie, la guida e l'orientamento per i ragazzi e il coordinatore dell'équipe dei docenti; che non si intende tornare al maestro unico, né prevalente, ma mantenere e valorizzare l'équipe dei docenti.
Lei è soddisfatto di tale risposta?

R.
Su questo punto il Ministro Moratti si è dimostrato disponibile perché noi, da subito, abbiamo posto il problema delle relazioni nell'ambito del team docente.

Oggi, grazie ad un serrato confronto con il Ministro, il tutor non è più considerato una figura, ma è stato “ridotto” a "funzione tutoriale" nell’ambito della funzione docente. Questo comunque è uno dei problemi da approfondire sul tavolo negoziale e nel confronto con il Ministro, poiché noi, anziché andare in piazza e fare sterili contrapposizioni, stiamo privilegiando il dialogo per ottenere risultati positivi per la scuola ed il suo personale.


D. Questo significa che voi non fate lo sciopero del 26 marzo?

R.
Noi non faremo lo sciopero del 26. Abbiamo tuttavia attivato la mobilitazione della categoria per coinvolgerla unitariamente, al fine di trovare insieme le soluzioni da presentare al Ministro Moratti e al Governo. Riteniamo infatti che questa riforma possa partire gradualmente e siccome essa è destinata non solo ai bambini e ai ragazzi di oggi, ma anche alle generazioni che verranno, bisogna assolutamente cercare il dialogo in Parlamento e nel Paese, anche per quanto riguarda l'elaborazione dei successivi decreti.


D. Restano controversie per quanto riguarda il primo ciclo?

R.
Ribadisco che le questioni aperte riguardanti la scuola dell'infanzia e quella primaria e la riforma in generale, possono essere risolte con il dialogo. Vorrei tuttavia rivolgere una domanda al Presidente Berlusconi: “Lei ha fatto un Patto elettorale con gli Italiani, un programma di governo e ha sottoscritto il Patto per l'Italia, in cui ricorre sempre un preciso impegno politico per finanziare la scuola. In tutti questi documenti la scuola è stata individuata “la priorità” del Paese. Ritiene oggi di dar seguito finalmente a questo impegno fin dal prossimo DPEF e con le successive finanziarie fino al termine della legislatura, destinando una sostanziosa percentuale del PIL alla Scuola, all'Università e alla Ricerca?”


Vespa gira a Berlusconi la domanda posta da Ricciato:

D Troverete qualche soldo per la scuola nelle finanziarie 2005-2006?

Risposta di Berlusconi.

Posso assolutamente garantire che la preoccupazione del Governo è quella di mandare avanti prioritariamente alcune riforme (ne sono in corso ventiquattro) e, tra queste, avrà una priorità quella mirata a migliorare il capitale umano, vale a dire la riforma della Scuola, dell'Università e della Ricerca.

Il Governo si è impegnato a reperire il 12 settembre scorso 16 mila miliardi delle vecchie lire per potenziare la riforma degli ordinamenti scolastici.

Poi interviene Moratti ed elenca gli stanziamenti assegnati al Ministero dell’'Istruzione.

Berlusconi aggiunge che circa 170.000 insegnanti hanno finora ricevuto una formazione in informatica e che nell'anno in corso essa è prevista per altri 98.000 docenti.

Moratti afferma inoltre: “Sono stati aperti più tavoli di confronto con i sindacati della scuola, per affrontare e risolvere alcune questioni e dare le risposte che giustamente chiedeva il dott. Ricciato. Ad esempio nella scuola dell'infanzia si sta valutando se sia necessario puntare su nuovi profili professionali, oppure optare per un numero ridotto di alunni nelle sezioni in cui sono inseriti bambini di età inferiore ai tre anni, o per entrambe le soluzioni. Alcuni problemi si possono risolvere per legge, altri nei tavoli contrattuali.

Il problema della scuola è complesso ed è impensabile risolvere tutto con una legge. E’ necessario affrontarlo in maniera concreta con vari interlocutori, a seconda delle diverse materie nelle quali si deve intervenire”. Moratti ha poi ricordato che il piano di investimenti contenuto nella legge n.53/03 prevede in maniera specifica risorse per la valorizzazione del personale docente.



D. Per quanto riguarda il secondo ciclo cosa va e cosa non va?

R.
Innanzitutto voglio precisare che relativamente alla scuola media abbiamo chiesto la valorizzazione del ruolo delle discipline e quindi una modifica delle “ Indicazioni nazionali” al fine di ampliare alcune aree, come quella tecnologica, perché è necessario nella scuola media un orientamento consapevole. Auspichiamo che il Ministro aderisca a questa nostra richiesta perché riteniamo che nella scuola esistano, anche nel campo dell’informatica e delle tecnologie evolute, delle grandi professionalità.

A proposito dei docenti in generale, vorrei precisare che al di là di tanti luoghi comuni, l’Italia dispone dei migliori docenti d’Europa che operano, tra l’altro, nelle peggiori condizioni.

Per quanto riguarda la scuola secondaria di secondo grado, l’impianto della Riforma Moratti si caratterizza in modo particolare per quella differenziazione dei percorsi che noi abbiamo approvato fin dall’inizio.

Riteniamo poi che il percorso liceale – che noi abbiamo fortemente voluto fosse quinquennale – debba avere pari dignità con il percorso istruzione-formazione.

Al Ministro Moratti chiediamo che nell’esperienza dei successivi decreti attuativi siano maggiormente coinvolte la scuola reale e le forze sociali. Queste ultime, vorrei precisare che non sono delle lobbies, come è stato affermato in questa sede, ma rappresentano legittimamente la stragrande maggioranza dei docenti.

Chiediamo, pertanto – lo ribadisco – il massimo coinvolgimento nella scrittura del decreto attuativo per la scuola secondaria di secondo grado.

Per quanto riguarda il canale istruzione e formazione, si gioca qui la partita più importante della riforma.

Al fine di creare le pari opportunità per tutti gli alunni, occorre prevedere una “via italiana” sia per quanto riguarda l’apprendistato che l’alternanza scuola-lavoro. A nostro avviso, occorre coniugare l’esperienza dei laboratori a scuola, lo stage scuola-lavoro con l’alternanza scuola-lavoro, mentre è inopportuno mutuare modelli dalla Francia e dalla Germania senza adattarli alla realtà italiana.

In definitiva, lo SNALS è pronto a trovare la più alta mediazione possibile – non un compromesso –nell’attuazione di questa riforma, finalizzata a collegare maggiormente la scuola con il mondo del lavoro e della produzione. Auspichiamo inoltre - anche in considerazione del fatto che per noi il lavoro è un importante strumento educativo e formativo - che, quando si avvierà l’alternanza scuola-lavoro, il mondo della produzione sia concretamente disponibile nei confronti del mondo della scuola, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti.


Il Presidente Berlusconi, nel ricordare che la riforma è in itinere e che sono in cantiere cinque decreti legislativi da emanare entro il mese di marzo del 2005, fra i quali quello relativo all’alternanza scuola-lavoro, ha risposto dichiarando la completa disponibilità del Governo al confronto con studenti, famiglie, parti sociali, in particolare, con le Organizzazioni Sindacali.


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 ilaria ricciotti    - 16-03-2004
Questo sì che è un linguaggio tra personi educate e soprattutto civili! L'opposizione ed in particolare i cattocomunisti oltre ad essere impreparati non fanno altro che blaterare, fare girotondi, scendere in piazza, ma di fatto non sanno proporre nulla e soprattutto non accettano il dialogo con chi sa che cosa significa essere democratico.

Ma come mai tuttavia l'opposizione e questi cattocomunisti hanno ancora dalla loro parte milioni di persone che condividono quanto loro propongono?

 Natale Scuderi    - 24-03-2004
Ma che bel quadretto!!