Lettera aperta da Bologna
Un gruppo di docenti di inglese - 15-03-2004
I sottoscritti docenti di inglese della scuola secondaria di primo grado di Bologna, relativamente al primo decreto applicativo della legge 53/2003, esprimono forte preoccupazione per le conseguenze sulla scuola pubblica e giudizio negativo per le seguenti ragioni:

1 si riducono le ore di attività finalizzate agli apprendimenti di base (dalle attuali 30 - 33 a 27 obbligatorie), insufficienti a garantire un’offerta formativa adeguata;
2 aumenta la quota di insegnanti senza contatto duraturo ed organico con la scuola, in quanto le attività facoltative potranno essere affidate a contratti professionali stipulati dai Dirigenti Scolastici; questo, a fronte dell’importanza della continuità nel processo di apprendimento;
3 aumenta il numero di classi e dunque di alunni per gli insegnanti di alcune discipline, rendendo più difficoltosa la possibilità di personalizzare il percorso di apprendimento degli studenti;
4 in particolare, nonostante i ripetuti proclami sull’importanza delle tre “I”, si verifica una drastica quanto ingiustificata riduzione delle ore di inglese da tre ore a poco più di un’ora e mezza alla settimana. Questo notevole taglio non può essere giustificato dall'inserimento della lingua inglese nel 1° e 2° anno di scuola elementare. La stessa circolare ministeriale n. 69 del 29 agosto 2003 precisa infatti che «l’insegnamento della lingua, in questa fascia di età, costituisce soprattutto un processo di sensibilizzazione», e che «l’alfabetizzazione della lingua inglese configura un ambiente di apprendimento prima che un oggetto di studio». Inoltre, per vedere i “miracolosi effetti” dell’inserimento della lingua inglese già in prima e seconda elementare, si dovrebbero comunque verificare gli apprendimenti degli alunni che arriveranno alla scuola media solo fra cinque anni! Con la metà del tempo a disposizione, anche se, in futuro, per un numero maggiore di anni, è comunque difficile consolidare realmente l’apprendimento di una lingua al fine di raggiungere gli obiettivi delle indicazioni nazionali che prevedono lo svolgimento di un programma ancora più vasto. Le ore obbligatorie sottratte alla lingua inglese possono venire riproposte all’utenza sotto forma di attività opzionali / laboratoriali. Ciò porta ad una frammentazione dell’originario gruppo classe, finora punto di riferimento affettivo, psicologico e relazionale stabile. Centrali diventano i progetti educativi eterogenei che distinguono laddove si dovrebbe unire. Nell’ora di laboratorio di lingua inglese il docente non può più dedicare tempo alle azioni di consolidamento, recupero e potenziamento, ma deve avviare attività alternative a cui possono o meno partecipare anche i suoi alunni. Infine, la riduzione delle ore obbligatorie assieme all’introduzione di un’ora (o due) di attività opzionali determinerà una differenziazione del livello di preparazione degli alunni a livello nazionale, in quanto subordinato alla scelta o meno del laboratorio e all’offerta formativa di ogni singola scuola.
5 Per quanto riguarda l’aspetto positivo dell’aver reso obbligatorio lo studio della seconda lingua, questo viene ampiamente vanificato dalla riduzione del monte ore complessivo dedicato alle due lingue straniere. Se si fa il confronto con le classi attuali di bilinguismo, ecco che anche la seconda lingua straniera passa da 297 a 198 ore nel triennio.
6 Esprimono infine preoccupazione per un eventuale utilizzo “selvaggio” dello stesso docente per l’insegnamento di due lingue straniere: questo non può che nuocere alla qualità dell’insegnamento.

Chiedono pertanto

- ai Sindacati, alle forze politiche e alle associazioni professionali di categoria di attivare tutte le iniziative atte a sospendere il processo di riforma, per avviare una fase di riflessione e di modifiche sostanziali al quadro attualmente delineato, accogliendo i contributi di riflessione e di proposta che provengono dal mondo della scuola

fanno appello

- agli uomini di cultura e ai cittadini tutti perché si impegnino in prima persona nella difesa e nella ricostruzione della scuola statale della Repubblica italiana.

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