Insegnanti e grilli parlanti
Omer Bonezzi - 15-03-2004
Opinioni e verità

E’ cominciato un tiro incrociato senza precedenti contro la scuola e gli insegnanti. Siamo a chili su chili di veleno e letame contro un’intera categoria.

Ha iniziato lo scienziato dell’educazione Roberto Maragliano affermando che il vero ostacolo alle riforme sono gli insegnanti. Ha poi dato una mano il Riformista, con un’editoriale in cui sosteneva che questi insegnanti sono tanto corporativi e che la riforma Moratti non è poi così male, la cgil scuola invece un ufficio di propaganda e di menzogne (il Ministro, commosso, ha ringraziato con una letterina molto affettuosa). Hanno poi dato una mano Panorama e L’Espresso, ed infine sul Corriere l’opinionista per eccellenza Panebianco .

L’onere della prova non sfiora questi signori; anzi, siamo alle opinioni, non suffragate dai fatti, che si trasformano in insulti: ”Gli insegnanti italiani sono corporativi”. Aggiungiamo: a quando l’accusa di essere comunisti?

Conservazione e modernità

A questi signori vorrei rispondere con qualche domanda:

- Davvero gli insegnanti sono corporativi per natura e sono il principale ostacolo al cambiamento?

- Ma di quale cambiamento si parla? Davvero basta chiamarsi moderni per essere nel giusto?

- Davvero chi difende la scuola pubblica difende qualcosa di vecchio?

A mio parere sarebbe meglio approfondire il significato di questi termini: nuovo e vecchio; innovatore e conservatore: Potremmo avere delle sorprese.

Ad esempio: perché mai dovremmo seguire il modello scolastico anglosassone che produce, vedi i dati, un numero sterminato di analfabeti funzionali? Perché dovremmo imitare un paese dove chi frequenta la scuola deve passare attraverso metal detector contro le armi? E’ un brutto sistema e funziona anche male, tant’è che importano molta mano d’opera intellettuale.

Se mi propongono il modello anglosassone, ebbene, sono molto conservatore, preferisco tenermi quello italiano. Ritengo un mio diritto difenderlo. Ne va dell’erogazione di un diritto Costituzionale. Mi sento in questo caso un progressista conservatore.

Politica e salotti

In politica il problema del consenso esiste e chi vuole governare se lo deve porre. Lo ha ben capito Berlusconi che sta mobilitando le sue cannoniere mediatiche.

Ho visto, come tanti, Ballarò, e per inciso mi chiedo: ma la Melandri che di scuola evidentemente non è molto informata, non poteva declinare l’invito e passare il testimone?

A Porta a Porta, invece, a sentire il cavaliere e la sua dama mi sono, come tanti, mortalmente annoiato.

Il messaggio, d’altra parte, voleva proprio essere tranquillizzante, è risultato un po’ confuso e contraddittorio: Tutto rimane come prima…anzi meglio…anzi si cambia….

E allora?

Noi preferiamo risposte chiare.

Oggi, segnalava un sondaggio dell’Unità, la prima cosa che dovrà fare il futuro governo è abolire la legge Moratti. La politica che cosa vuol fare?

Resistenza

Non è, però, finita. Nonostante il Riformista, Panebianco ed i salotti di Vespa, il movimento non si arresta.

Nelle scuole gli insegnanti stanno prendendo consapevolezza che la legge sull’ autonomia scolastica ed il titolo V della Costituzione offrono prerogative notevoli all’autoorganizzazione delle scuole.

Molti collegi stanno giustamente confermando, e sono perfettamente nella legge, il POF dell’anno passato.

Il 26 la scuola sciopera per l’intera giornata, anche per il ritiro del decreto Moratti. Ad aprile si rilancia: Scuola ed Università insieme, dopo tanti anni. Le mobilitazioni, le fiaccolate di insegnanti, genitori e cittadini continuano in ogni città. Noi non ci arrendiamo, anzi traiamo dalla mobilitazione energia per continuare a difendere la nostra scuola, la scuola della Repubblica, da coloro che la vogliono distruggere attraverso la legge Moratti e attraverso la Devolution.

Insegnanti e grilli parlanti

Infastiditi, ma più che altro fastidiosi, i soliti grilli parlanti non trovano di meglio che chiederci:

ma cosa proponete?

Noi, che ai salotti preferiamo le aule delle nostre scuole, non ci sentiamo affatto messi alle strette. Noi proponiamo come modello di politica scolastica, quello dei paesi scandinavi.

Siamo per difendere la scuola nella sua storia e nel suo vissuto e siamo per migliorarla. Lavoriamo tutti i giorni per questo.

Crediamo che se ci saranno in questo paese forze politiche e governi che vogliono interloquire con gli insegnanti, rispettandoli, troveranno, come è accaduto in Finlandia, ascolto, disponibilità e voglia di migliorare da parte del mondo della scuola.

Rispettateci, ascoltateci, dateci uno stipendio adeguato, permetteteci di lavorare meglio.

Per parte nostra, ciò che vogliamo fare è una scuola buona, adeguata alla società della conoscenza. Questo è il nostro lavoro.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Riccardo Velletri    - 24-03-2004
Carissimo Omer,
ad ascoltare il presidente del consiglio ed il ministro della (non più pubblica) istruzione, intervenuti alla trasmissione di Vespa, io non mi sono mortalmente annoiato, mi sono infuriato. E mi sono arrabbiato, soprattutto verso di noi, che non riusciamo, mai, a smentire, con dati alla mano, queste affermazioni demagogiche e populistiche.
Il 26 marzo il nostro sciopero della scuola sarà confuso assieme a sanità, pensioni, trasporti. Perché finisce sempre così?
Un caro saluto.