Un mondo da recuperare
Ilaria Ricciotti - 12-03-2004
Ogni volta che nel mondo avvengono delle stragi di innocenti, i popoli più "civili" allestiscono tavole rotonde, i mass media ci martellano di immagini impregnate di sangue e di dolore, insopportabili, inaccettabili, ma purtroppo vere. Giovani, bambini, donne, uomini, vecchi uccisi così, senza che sappiano perchè e da quali mani assassine. Ed allora si fanno congetture. E' stato quello, è stato questo. E' stato....Qualcuno è stato. Ma, ritornando ai morti il mondo li distigue, e si piangono o si commemorano in modo diverso. I morti ammazzati dovrebbero atterrirci allo stesso modo, sia che essi siano americani, europei, africani, asiatici o oceanici.
Addirittura alcuni, morti ammazzati tanti anni fa, in questi giorni sono stati uccisi due volte, quando sono stati condannati degli individui ritenuti colpevoli, poi rilasciati per mancanza di prove (vedi Piazza Fontana). Queste azioni quotidiane non sono forse impregnate di violenza? Quando parliamo, quando ci relazioniamo con gli altri, quando educhiamo o ci educano non siamo alimentati forse da violenza? Violenza che a volte è invisibile, ma si trova ovunque. Non ha confini, nè recinti, nè bandiere. E' la violenza presente dentro di noi come una linfa che ci alimenta, che ci fa alzare barriere contro coloro che consideriamo diversi. Il mondo che molti ci stanno propinando con forza, senza ascoltare gli altri, tutti gli altri è anch'esso violento. Molto violento. In esso non ci possiamo muovere senza aver paura, senza provare insicurezza, senza chiederci se ritorneremo a casa dopo essere andati in vacanza o a lavorare. Ecco allora che la lotta ad ogni forma di violenza e quindi ad un terrorismo sordido, nascosto ed ingiusto non si può sostenere reagendo con altrettanta violenza, ma cercando di non sopraffare chi è più debole di noi, chi non si può difendere o chi in qualche modo dipende da noi. o vuole essere libero da legacci. Questo non vuole essere un discorso filosofico o politico sulla violenza e sul terrorismo, ma uno sfogo dettato dal cuore, più che dalla ragione. Ho sentito di esprimermi così, senza esplicitare grandi concetti, ma parlando a ruota libera, perchè in questo nostro mondo sono troppi gli attentati alla libertà personale. Sono troppe le stragi senza volto. Sono troppe le guerre dove muoiono su campi di grano, in mezzo a papaveri rossi, tanti giovani che
rimangono con gli occhi aperti rivolti verso quel cielo azzurro o quel cielo stellato che ad essi non è permesso più di guardare.
A quante stragi dobbiamo assistere ancora noi popoli che amiamo la Pace e per essa siamo scesi nelle piazze di tutto il mondo a milioni senza tuttavia essere ascoltati?
I morti di Madrid, della Palestina, di Israele, dell'Iraq, dell'America e dell'Uganda, della Cecenia sono esempi tangibili che ci inducono a saper
riconoscere i tanti volti della violenza per sostituirli con altrettanti volti da cui traspare il rispetto per l'altro, la pace, la libertà e la giustizia.
Scendiamo perciò ancora una volta nelle piazze del mondo e gridiamo Pace.

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 Maria Grazia    - 15-03-2004
cara ilaria
peccato che nella scuola non ci sia più una voce come la tua che dica queste parole di pace