breve di cronaca
Economia zero
Repubblica - 13-03-2004
Il Pil nel 2003 è cresciuto dello 0,3 per cento
e nel 2004 salirà, secondo le previsioni di appeno lo 0,2
L'Istat: l'economia è ferma
crollano consumi e investimenti
Solo l'aumento delle scorte ci ha risparmiato la crescita zero


ROMA - Le famiglie hanno diminuito i consumi. mentre gli investimenti sono letteralmente crollati. Risultato, l'economia italiana è in brusca frenata alla fine del 2003. E se il Pil non entra in territorio negativo e viaggia ancora con il segno più davanti, lo si deve alle scorte, unica ancora di salvataggio in un anno, il 2003, in cui il Prodotto interno lordo, cioé il reddito nazionale, è aumentato di solo lo 0,3 per cento (0,4 se si considera la correzione per giornate lavorative). Sono i dati comunicati dall'Istat, che non smentiscono le previsioni e che confermano le stime per l'anno corrente in cui il Pil crescerà, secondo le previsioni, di appena dello 0,2 per cento. Economia dunque sostanzialmente ferma, con le grandi industrie che continuano a perdere posti di lavoro, i servizi che stentano a pareggiare il conto e l'unica nota positiva dell'edilizia, il solo settore che sembra marciare con il vento in poppa.






Con le famiglie che tagliano i consumi e le imprese che bloccano gli investimenti, la crescita zero ci è stata risparmiata solo per il contributo fornito dalla ricostituzione delle giacenze di magazzino. Senza questo contributo la frenata dell'economia, che nel quarto trimestre ha segnato una crescita zero, avrebbe potuto farsi sentire ancora più violentemente.

A parte il valore positivo del contributo delle scorte sulla crescita del Pil nel quarto trimestre (+0,6%), tutte le altre voci che compongono il prodotto hanno apportato un contributo negativo o nullo: -0,4% quello della domanda nazionale al netto delle scorte (-0,2% i consumi nazionali che scontano la diminuzione della spesa delle famiglie e la stazionarietà di quelle della Pubblica amministrazione, -0,2% gli investimenti fissi lordi) e -0,2% il contributo della domanda estera netta.

E la situazione si chiarisce meglio quando si va ai dettagli: l'ultimo trimestre dell'anno è infatti caratterizzato da una lunga serie di segni meno. Deludente, innanzitutto, il passo della domanda interna che mostra per la prima volta dall'inizio del 2002 una diminuzione complessiva dei consumi finali nazionali, pari allo 0,3%, che è frutto di una contrazione dello 0,4% dei consumi delle famiglie (anche in questo caso il primo calo da quasi due anni) e di una stazionarietà di quelli pubblici (il dato più basso da oltre quattro anni).

Ma responsabili del colpo di scure sulla domanda non sono stati solo i consumi. Gli investimenti sono scesi per il quarto trimestre consecutivo, questa volta dell'1,2%. E all'interno di questa voce spicca il crollo degli investimenti in mezzi di trasporto (-5,6%) seguito dagli acquisti di macchine, attrezzature e altri prodotti (-1,3%). Mentre l'unica notizia positiva è data dalla controtendenza degli investimenti in costruzioni che, per la prima volta dallo scorso anno, sono tornati a salire (+0,1%).

Quanto poi a import ed export, la contrazione trimestrale è stata, rispettivamente, del 3,2% e del 3,8% rispetto ai tre mesi precedenti. Tra i diversi settori economici, infine, un rialzo è stato messo a segno dal valore aggiunto dell'agricoltura (+5,4%), da quello del credito, assicurazioni, attività immobiliari e servizi professionali (+0,8%), da quello di altri servizi (+0,1%) e costruzioni (+0,1%). Cattive notizie, invece, per il settore che raggruppa le attività del commercio, alberghi e pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni (il cui valore aggiunto si è contratto dell'1,3%) e per l'industria in senso stretto (-0,4%).


(10 marzo 2004)

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