Pluralismo informativo
Grazia Perrone - 10-03-2004
...in questo contesto di degrado culturale e politico... ci uniamo alla segnalazione-denuncia sotto riportata, contro ogni forma di propaganda fine a se stessa, in nome di quella libertà d'espressione che segna indelebilmente le esperienze realmente democratiche. (ndr)


Negli, oltre, 140 anni che ci separano dalla proclamazione del Regno d’Italia il giornalismo – ovvero il diritto/dovere all’informazione obiettiva e pluralista – è passato dall’epoca dei piccoli fogli compilati, stampati e diffusi con metodi artigianali (e letti da poche migliaia di soggetti) all’era delle comunicazioni di massa e della TV satellitare.

I progressi tecnologici da un lato e le, mutate, condizioni sociali dall’altro (alfabetizzazione di massa "coniugata" ad un, relativo ed effimero, progresso economico), hanno segnato le tappe e i periodi della storia della stampa, della radio, della televisione e del giornalismo nel suo complesso sulla cui professione – in ogni fase storica – incidono profondamente i fatti politici e sociali con tutto quel che ne consegue in termini di "condizionamenti" che il potere politico e/o economico esercitano sul singolo … “operatore” dell’informazione.

In uno Stato di diritto di ispirazione democratica (e liberale) uno dei parametri con i quali si misura la libertà di espressione e il diritto all’informazione è dato dal grado di autonomia che il sistema dell’informazione ha rispetto al potere politico e a quello economico.

Ebbene, alla luce degli ultimi "eventi" mediatici (il "caso" Ballarò e non solo), uno dei limiti di fondo dell’italico sistema informativo ci sembra essere il livello di subordinazione e di conformismo che - nel nostro Paese - sembra essere maggiore rispetto ad altri Paesi nei confronti dei quali appare lecito paragonarsi e confrontarsi: la Gran Bretagna, la Francia, gli Stati Uniti.

In un clima di “campagna elettorale permanente” la qualità dell’informazione è sacrificata alla logica del muro contro muro, della parzialità, delle omissioni, degli insulti, delle, reciproche, delegittimazioni.

In una parola … alla propaganda.

E’ in questo contesto di degrado culturale e politico che segnalo la vicenda del "divieto" di Bruno Vespa all’intervento di Piero Fassino nel dibattito – programmato per questa sera – sulla scuola.


FACCIAMOCI SENTIRE ALLA RAI E AL PARLAMENTO : COME




interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Anna Pizzuti    - 10-03-2004
da repubblica.it

L'ex ministro dell'Istruzione non partecipa alla puntata
"Non posso rappresentare da solo tutta l'opposizione"
De Mauro non va a Porta a porta
Vespa: "Non dico una parola"
Annunziata: "Non spetta a me modificare le scalette"
Gasparri: "Importante l'equilibrio complessivo dei programmi"



ROMA - Perde un ospite la puntata di questa sera di Porta a porta, dedicata alla scuola, con la partecipazione di Silvio Berlusconi e Letizia Moratti. Il professor Tullio De Mauro, ex ministro dell'Istruzione nel governo dell'Ulivo, ha declinato l'invito di Bruno Vespa per non ritrovarsi, ha spiegato, unico rappresentante delle forze di opposizione. ''Non dico una sola parola - è stata la replica del giornalista - è tempo perso, ma gli ospiti di stasera sono confermati. Dirò qualcosa in trasmissione".

Monta, dunque, il caso Porta a porta. Già sollevato dal segretario dei Democratici di sinistra, Piero Fassino, che in una lettera inviata a Vespa, al direttore generale Rai Flavio Cattaneo e al presidente Lucia Annunziata, aveva chiesto di poter partecipare perché la presenza di Berlusconi "senza la possibilità di un contradditorio altera la possibilità di un serio confronto". La replica di Vespa: il "confronto" di stasera non fa "venire meno le condizioni di parità tra le parti".

E così, Tullio De Mauro ha preferito rinunciare. "Ho comunicato al dottor Vespa, ringraziandolo - afferma l'ex ministro in una nota - che non posso accettare l'invito perché, nella situazione oggettivamente creatasi, mi troverei proiettato nel ruolo indebito di rappresentante di fatto di tutte le forze politiche dell'opposizione". Tale "ruolo indebito", ha aggiunto De Mauro "si rafforza ulteriormente per l'assenza in studio di tutti coloro che nella scuola e nel paese si oppongono ai provvedimenti governativi in materia di scuola, università e ricerca".

Dopo il forfait dell'ex ministro, la redazione di Porta a porta starebbe cercando, per la puntata di oggi, altri interlocutori di centrosinistra. Fra questi, l'invito sarebbe stato rivolto anche al presidente dello Sdi, Enrico Boselli, che avrebbe però declinato l'invito.

Sul "che cosa accadrà", il presidente della Rai, Lucia Annunziata, rimanda a Vespa: "In Rai non chiamano me per modificare le scalette, perché non è il mio compito. Lascio a Bruno Vespa, che è maestro di par condicio, come dimostrano questi dati, di risolvere il problema...".

Per il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, "l'importante è l'equilibrio complessivo della programmazione": "Se prendiamo la regola di Zaccaria, di un terzo, un terzo, un terzo - dice Gasparri, riferendosi all'ex presidente della Rai -, i dati sono penalizzanti per il governo e la maggioranza, e gratificanti per l'opposizione". "Credo che siano stati invitati anche esponenti dell'opposizione, alcuni vogliono andare, altri no. Porta a Porta è un programma dove l'equilibrio delle presenze è certificato dai dati, a differenza di altri programmi che, come è noto, sono stati sanzionati dall'Autorità delle Comunicazioni".



 dario    - 14-03-2004
La mia censura
Ho deciso di censurare a modo mio chi censura. E' molto semplice: non accetti il contraddittorio? Mi vuoi propinare i tuoi soliloqui? Bene caro, io vado al cinema.
Spengo la tv e ti lascio blaterare per quei masochisti che pur sapendo che finiranno per arrabbiarsi, rimarranno comunque ad ascoltare.
Vado al cinema e risparmio corrente - anzi, se uscissimo tutti, l'Enel rileverebbe mancati consumi che sicuramente sarebbero un segnale forte per i noiosi ed arroganti signori e padroni dell'informazione.
Diventerebbe probabilmente un bel silenzio assordante. Se uno solo diventa il detentore ed il promulgatore della verità, allora credo sia meglio diventare sordi.