Religioni e nonviolenza
padre Angelo Cavagna - 04-03-2004
Mi è rimasta in mente una frase del Presidente della Repubblica Sandro Pertini: “ Non c’è odio più tremendo di quello religioso”. E non si può negare che tante piccole vicende storiche, antiche e moderne, possano dargli ragione.
A me sembra vero, però, anche il contrario: “Non c’è forza più grande di pace e di amore di quella religiosa”.
Per quanto riguarda la religione cristiana, fa testo il Vangelo, con parole che Dio solo poteva escogitare: “A voi miei amici dico: Non temete coloro che uccidono il corpo” (Lc 12,4); “Fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: Amate i vostri nemici; pregate per i vostri persecutori” (Mt 5,43-44); “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni con gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,12-13); “Rimetti la spada nel fodero perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada” (Mt 26,52); “Gesù diceva loro: Andate; ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” (Lc 10,3) ecc.
Non c’è dunque da meravigliarsi se Ghandi scrisse nel suo libro “Antiche come le montagne” che aveva appreso la nonviolenza da Gesù Cristo, attraverso Tolstoi. Anche se poi, notava, i cristiani, in gran parte, hanno cambiato idea.
C’è, tuttavia, un patrimonio di nonviolenza, come dottrina e come prassi, nei primi tre secoli della chiesa. C’è la splendida figura di s. Massimiliano obiettore martire nel 295 dopo Cristo, per il motivo semplice: “Sono cristiano, non posso fare il soldato” (vedere il volumetto “Un santo antico e moderno: Massimiliano obiettore”, a cura di p. Angelo Cavagna,Gavci, pp. 64, euro 4).
Vi è confermata nella “Dottrina Apostolica” di Ippolito Romano, che rifletteva la prassi della primitiva chiesa mediterranea, al centro (Roma e dintorni), che diceva: “Il soldato subalterno non deve uccidere nessuno. Se riceve un ordine del genere, non deve eseguirlo e non deve prestare giuramento. Se non accetta tale condizioni, sia respinto. Chi ha potere di vita e di morte sugli altri o il magistrato di una città, che porta la porpora come emblema della sua autorità suprema, deve dare le dimissioni, altrimenti venga respinto. Il catecumeno o il fedele che vogliono arruolarsi e fare il soldato vengano respinti, perché hanno disprezzato Dio” (n.16).
Dopo la svolta costantiniana (sec IV) fu ammessa e si diffuse la cosiddetta "dottrina della guerra giusta".
Oggi invece c’è un ritorno alla nonviolenza radicale, nel fenomeno degli obiettori, molti dei quali cattolici, sostenuti e difesi da personaggi come don Milani, padre Balducci e altri. Tale svolta è presente anche nella teologia morale; si veda proprio la “rivista di teologia morale” (n.133, gennaio-marzo 2002, pp. 11- 47, presso EDB).
Si vedano anche i due libri “Convertirsi alla nonviolenza?- Credenti e non credenti si interrogano su Laicità Religione Nonviolenza” a cura di Matteo Socci (pp. 184, euro 14; Il segno di Gabrielli Editori, 2003) e “ La nonviolenza nelle religioni - Dai testi sacri alle tradizioni storiche” di Daniel L. Smith Cristopher (pp. 224, euro 13- Editrice Missionaria Italiana – EMI della Coop. SERMIS).
Soprattutto c’è un mondo cattolico - sociale impegnato nei movimenti della solidarietà e della pace, e con personalità viva come don Tonino Bello. Di lui, Il Consiglio Nazionale di Pax Cristi riunito a Firenze nel dicembre 2003, a conclusione della “Lettera aperta ai credenti e alle comunità cristiane” dal titolo “Farsi eco della Profezia della Nonviolenza”, ha citato la seguente frase: “(ogni chiesa - ndr) dovrebbe fare ammutolire i potenti della terra per la fierezza con cui, noncurante della persecuzione, annuncia, senza sfumare le finali come nel canto gregoriano, il Vangelo della Pace e la Nonviolenza”.
Ancor più significativa, secondo me, è la posizione magistrale assunta dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) nel nuovo Catechismo degli AdultiLa verità vi farà liberi”: esclusione totale della pena di morte e di ogni soppressione della vita umana, dall’aborto alla guerra e all’eutanasia; urge l’educazione del popolo alla difesa nonviolenta; propone l’abolizione pura e semplice della guerra e degli eserciti; ammette un Corpo di Polizia Internazionale alle dipendenze dell’ ONU; dichiara anacronistica la pretesa di alcuni stati di ritenere assoluta la propria sovranità; auspica istituzioni sovranazionali a garanzia di giustizia e pace per tutti i popoli. Credo sia il Catechismo più avanzato, in materia di pace e nonviolenza, a livello mondiale.
Purtroppo la mentalità comune, anche nel clero e specialmente nei politici, mi sembra ancora lontana da una svolta forte e chiara nel senso della nonviolenza.
Plaudo all’opera costante e, in particolare, a questa iniziativa culturale di nonviolenza del Partito di Rifondazione Comunista. Esprimono nel contempo, l’auspicio che esso si avvicini sempre più al ricco patrimonio spirituale e alla difesa integrale della vita umana propri del pensiero e del movimento sociale cristiano.


Padre Angelo Cavagna
Presidente AVCI


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